Alla base della Convenzione. Le definizioni fondamentali

Per quanto riguarda le definizioni fondamentali l’Art. 2 ne elenca una enumerazione e fa riferimento a varie espressioni che assumono però, all’interno della Convenzione e si spera sempre più all’interno della società civile, un preciso significato.

Diciamo, per quanto riguarda le definizioni di menomazione, disabilità ed handicap, in questo senso la Convenzione traccia il cammino che ha fatto la stessa comunità scientifica. Ad oggi si fa riferimento alla disabilità non più concentrando l’attenzione solo ed esclusivamente alla menomazione, ossia a ciò che manca alla persona con disabilità, diciamo, per funzionare bene tra virgolette. È questa l’idea che viene mandata da una concezione un po’ utilitaristica della nostra società, ma in realtà la disabilità non è nient’altro che il risultato della cattiva interazione tra la persona stessa e il suo limite, che sicuramente c’è, e dei fattori ostacolo che sono nella società. Quindi, fondamentalmente, diviene compito, proprio come viene detto nella nostra Carta Costituzionale Italiana, della società di rimuovere quegli ostacoli che impediscono la piena partecipazione delle persone con disabilità. Quindi, la disabilità con l’attenzione non più concentrata sul limite, quanto piuttosto su come la persona con disabilità possa interagire con la società civile per raggiungere la sua piena e totale partecipazione.

Per quanto riguarda, quindi, ciò che la norma richiama come accomodamento ragionevole, diciamo che in questo si vede che forse la Convenzione poteva essere un po’ più coraggiosa.
L’ accomodamento ragionevole si intende appunto una modifica, un adattamento necessario e appropriato che non impongano un onere sproporzionato allo Stato stesso che deve garantire dall’accomodamento, sono tutte quelle misure che facilitano la partecipazione piena delle persone con disabilità.

Per quanto riguarda, invece, la progettazione universale si intende, diciamo, la progettazione di quei prodotti che vadano a, come dire, essere utilizzati da tutte le persone nella misura più estesa possibile. Proprio per tornare a quel principio per cui non si deve far riferimento solo esclusivamente alle persone con disabilità, quanto piuttosto ad una sempre più comune partecipazione, ad un sempre più comune contributo.

Ciò che la Convenzione ed insieme ad essa la ricerca scientifica, piuttosto che i dibattiti anche da un punto di vista giuridico, tentano sempre più di raggiungere è che non vi sia più una categoria speciale, ma, per quanto sia necessario prendere in considerazione i limiti che sicuramente sono peculiari nelle persone con disabilità, ma sempre più si pensi alla loro partecipazione e al loro eguale contributo all’interno della società.

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