Eguaglianza e non discriminazione

Oggi facciamo riferimento al Principio di Eguaglianza e non Discriminazione, previsto all’art. 5 della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità.

Il titolo di un articolo si chiama “Rubrica” e la rubrica di questo articolo, come abbiamo detto è Eguaglianza e non Discriminazione.

Innanzitutto, vorrei porre l’accento sul fatto che Eguaglianza con la “e” davanti e Uguaglianza con la “u” non hanno lo stesso significato. Quello che persegue sempre un ordinamento giuridico, e quindi anche il diritto dei patti, dei trattati, delle convenzioni internazionali, è sempre il Principio dell’Eguaglianza che ha a che fare con l’equità. Mi spiego, l’Uguaglianza è dare a ciascuno la stessa parte, e quindi darò 10 a tutti, l’Eguaglianza è un principio di uguaglianza personalizzato, a ognuno secondo il suo bisogno, a ognuno secondo ciò che gli spetta, restituire a ciascuno il suo. Quindi, davanti a qualcuno che ha un bisogno che può essere misurato, proviamo a fare questo esempio, in misura 10 allora darò 10, a qualcuno che serve 2 allora darò 2 e non avrò fatto un’ingiustizia, ma avrò praticato e, come dire, raggiunto e perseguito l’eguaglianza.

Questo vale ancora di più difronte alle persone con disabilità. C’è qualche persona con disabilità che avrà bisogno di tutto, e quindi alla quale dovrò dare 100, e qualcuno che invece avrà solo bisogno di un ausilio, ha solo bisogno di una mano a cui appoggiarsi, ha solo bisogno di un, come dire, appoggio fermo su cui non perdere l’equilibrio e quindi a lui darò secondo le sue necessità. Strettamente connesso all’eguaglianza è certamente il Principio della non Discriminazione. Nel momento io do a ciascuno ciò di cui ha bisogno, senza dare troppo al alcuni e niente ad altri, il Principio di non Discriminazione, quindi il diritto di non essere messi da parte, di non essere scherniti per la propria disabilità, va a stretto contatto con il Principio di Eguaglianza.
Vediamo che l’Art. 5 si compone di 4 commi, e vediamo che gli Stati ammettono di dover prendere delle misure per contrastare la non discriminazione e quindi, altra faccia della medaglia, per assicurare l’eguaglianza.

Leggiamo in particolare il comma 2: “Gli Stati parti devono proibire ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità e garantire alle persone con disabilità uguale ed effettiva protezione legale contro la discriminazione, qualunque ne sia il fondamento”. E ancora al comma 3: “Al fine di promuovere l’eguaglianza ed eliminare le discriminazioni, gli Stati prenderanno tutti i provvedimenti appropriati per assicurare che siano forniti accomodamenti ragionevoli”. Questo che vuol dire? Vuol dire che lo Stato si impegna, e manca al suo impegno se non lo rende concreto, a prendere tutti, li chiama “Provvedimenti appropriati”, tutto ciò che si renda necessario per l’affermazione dell’eguaglianza delle persone con disabilità.

Diciamo che viene specificato al comma 4 anche la possibilità di prevedere delle misure specifiche, necessarie ad accelerare e a conseguire de facto. Questo de facto vuol dire non è sufficiente che sia scritto che le persone con disabilità devono essere eguali e non discriminate, come tutti gli altri consociati, ma è necessario che sia di fatto, che sia concretamente così. È un po’ come quello che ritroviamo nella nostra Costituzione all’ Art. 3 comma 2 in cui viene detto che la Repubblica deve rendere concreto, deve rimuovere tutti gli ostacoli affinché ci possa essere un Principio di Eguaglianza sostanziale, realmente, non basta la carta. Serve che la partecipazione sociale sia realmente effettiva alle persone con disabilità e il loro contributo al bene comune sia realmente concreto, sia de facto. Quindi, anche la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità vede due dei suoi principi cardini il Principio d’Eguaglianza, il Principio di non Discriminazione, il tutto sempre finalizzato alla reale partecipazione sociale delle persone con disabilità, affinché anche loro, come tutti i consociati sono chiamati a fare, contribuiscano al bene comune.

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