Donne e disabilità

Proseguiamo con la lettura della Convenzione e arriviamo all’art. 6 che fa riferimento alle situazioni delle donne con disabilità. Diciamo che il diritto internazionale, il diritto pattizio e gli Stati firmatari di questa Convenzione hanno ritenuto doveroso dover inserire un aspetto particolare relativo alla disabilità, ossia quando la persona con disabilità sia una donna. Questo sottende una concezione di voler tutelare maggiormente la figura femminile in qualsiasi età essa si trova. Infatti, si fa espressamente riferimento al riconoscere sia alle donne che alle ragazze con disabilità la tutela più che massima nei confronti delle discriminazioni.

Per discriminazioni multiple si fa riferimento, non solo alla discriminazione di cui abbiamo già parlato, ma anche a quella riferita proprio espressamente alla discriminazione di genere. È agevole comprendere l’intenzione degli Stati che abbiano voluto specificare ed espressamente prevedere tale ultima tutela, in quanto è facile comprendere come la discriminazione legata alla propria condizione, e quindi alla disabilità, unita alla discriminazione di genere possa realmente ledere quel diritto alla dignità umana di cui tutti siamo portatori.

Anche qui, come abbiamo visto per quanto riguarda le disposizioni che facevano riferimento ai diritti e agli obblighi degli Stati firmatari, abbiamo un secondo comma che fa proprio impegnare gli Stati stessi a prendere ogni misura appropriata per assicurare il rispetto e per evitare le discriminazioni di cui abbiamo appena parlato.

Si fa riferimento al pieno sviluppo, all’avanzamento e al rafforzamento delle donne, cercando di, anche qui, coprire ogni aspetto della vita sociale della persona con disabilità e in particolare della donna con disabilità.

Si fa riferimento al pieno sviluppo, che lo sviluppo sia sociale, lavorativo, culturale. All’avanzamento, si fa riferimento alla piena partecipazione, o meglio alla possibilità per le donne con disabilità, come per tutti i soggetti con disabilità, di arrivare anche a posizioni dirigenziali, di essere coloro i quali guidano la comunità e non solo vi partecipano e vi contribuiscono.

Per poi far riferimento al rafforzamento delle donne, cercare appunto di evitare in qualsiasi modo quella discriminazione di genere ed evitare in qualsiasi modo che quella apparente fragilità in cui versa una persona femminile sia la scusa e la giustificazione per subire dei soprusi.

Tutti quanti sappiamo che le donne sono tutt’altro che soggetti da tutelare solamente, ma sono realmente portatrici, in condizioni di assoluta parità di genere, con individui maschili della società, ma torno a dire la possibilità che ci siano discriminazioni di genere insieme ad una discriminazione legata alla disabilità questo preoccupa gli Stati membri ed è per questo che viene prevista un’ulteriore tutela. Si fa riferimento, alla fine del secondo comma, all’esercizio e godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Questa Convenzione, come abbiamo detto già più volte, è una Convenzione di principi che associa ai principi l’impegno degli Stati di rendere attuati e concreti i principi stessi. Quindi, il godimento dei diritti umani, tutti quei diritti previsti dalla Dichiarazione dei diritti umani del 10 Dicembre 1948 e delle libertà fondamentali. Diciamo che, è come se gli Stati membri stessero affermando, ancora in modo più specifico, che la disabilità non può mai e non deve mai essere una motivazione per cui tali diritti umani e tali libertà fondamentali vengano compressi. A maggior ragione se accanto alla discriminazione sulla base della disabilità si associ anche la discriminazione di genere, e questo è ritenuto inaccettabile dal diritto pattizio degli Stati firmatari. È per questo che, ancora una volta, c’è un vero e proprio impegno da parte di questi ultimi Stati che riconoscendo la situazione della persona femminile con disabilità è necessaria una maggiore tutela hanno redatto l’articolo di cui stiamo parlando. È per questo che non deve esser visto esso stesso come una discriminazione, come la previsione particolare per una determinata categoria di persone, bensì come quella fonte di diritto che tenta di evitare un ulteriore discriminazione. Quella appunto legata alla discriminazione di genere.

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