Minori con disabilità

Continuiamo a scorrere la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità e vediamo che all’art. 7 la Convenzione si promette di tutelare i bambini con disabilità. Anche qui, al pari di quello che abbiamo visto all’art. 6 relativamente alle donne con disabilità, vengono individuati i bambini come categoria particolare da tutelare, che proprio in ragione della loro tenera età possono essere maggiormente esposti a discriminazioni o a limitazioni.

Certamente l’art. 7 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità è stato pensato e redatto avendo a mente i princìpi già sanciti nel 1989 sempre dall’assemblea generale dell’ONU in riferimento ai diritti dell’infanzia: esiste infatti una Convenzione emessa dall’assemblea generale e adottata il 20 novembre del 1989 che è a riguardo proprio dei diritti dell’infanzia.

Uno dei princìpi di questa Convenzione datata 1989 è relativo al prioritario interesse del minore, così come lo ritroviamo al comma 2 dell’art. 7 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità. A tale comma, il 2° all’art. 7, leggiamo: “in tutte le azioni concernenti i bambini con disabilità il superiore interesse del bambino sarà tenuto prioritariamente in considerazione”. Questo è un principio generale, che come detto è stato ripreso fin dal 1989 dalla Convenzione dedicata all’infanzia, che viene calato nella Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità relativamente ai bambini con disabilità, ma che in generale va a permeare gli ordinamenti giuridici occidentali. In particolare, l’ordinamento giuridico italiano ritiene questo superiore interesse del bambino come la bussola che indica il nord: diciamo, ritiene come principio cardine e orientativo di tutte le decisioni che vengono prese in ordine al bambino l’interesse superiore.

Per interesse superiore si intende il benessere, si intende la consapevolezza, si intende la situazione ottimale per il bambino. E’ per questo che, anche con riferimento ai bambini con disabilità, non vi è ragione di distinguere e di cogliere un altro principio cardine: anche qui, in questa sede, il principio cardine e che vince su tutto è l’interesse superiore del bambino.

Il fatto che sia l’interesse superiore del bambino nella Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità a “dettare le regole”, è in piena conformità con il diritto internazionale del settore, e quindi con la Convenzione dell’89, e in particolare con l’ordinamento giuridico italiano, che sente molto forte, sia nella sua legislazione che nella giurisprudenza e quindi nelle decisioni dei vari tribunali, in primis anche nelle decisioni della Corte di Cassazione, questo principio come orientativo e come gerarchicamente, quello che si trova più in alto di tutti.

Andando avanti possiamo vedere il comma 3 dell’art. 7, che fa riferimento alla libertà di pensiero, alla libertà di opinione: anche qui c’è un richiamo a quella partecipazione di cui sempre stiamo parlando, una partecipazione concreta, perchè si fa un cenno alle modalità di comunicazione. E’ necessario, secondo la Convenzione, assicurare che il bambino possa esprimere concretamente le proprie opinioni. Qui ovviamente il richiamo è alle varie modalità di comunicazione, magari non verbali: si può pensare alla LIS, la Lingua Italiana dei Segni, si può pensare alla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), si può pensare al Malossi, al Braille. Si può pensare a tutta una serie di linguaggi e di lingue che appunto rendono concreta la possibilità per un bambino con disabilità, qualora la sua disabilità venga ad inficiare la sua possibilità di comunicare in un modo convenzionale, la sua possibilità di espressione, la libertà di pensiero e di libera opinione. E’ per questo che gli Stati, appunto, si impegnano concretamente. E ogni volta che leggiamo che gli Stati garantiranno concretamente tale diritto e quindi la tutela del diritto alla comunicazione, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la nostra mente deve necessariamente andare a quel comma 2° dell’art. n° 3 della nostra Costituzione, che impegna lo Stato a rimuovere tutti gli ostacoli.

E’ per questo che possiamo vedere che, come per tutto quello che abbiamo letto fino ad adesso e che leggeremo probabilmente innanzi, la partecipazione e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali di un individuo è ciò che viene disposto con forza dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità.

Il focus si fa ancora più attento in determinate situazioni, come può essere quella della donna con disabilità e come può essere, a maggior ragione, quella del bambino con disabilità.

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