Mobilità personale

Eccoci di nuovo sulla nostra Convenzione per i diritti delle persone con disabilità.

Dopo aver affrontato il tema della vita autonoma e dell’inclusione nella società all’art. 19, continuiamo il nostro cammino e facciamo riferimento all’art. 20 che riporta la rubrica “Mobilità personale”.

Certamente questo riguarda in particolare le persone che hanno una disabilità motoria, ma in realtà se leggiamo la norma ci rendiamo conto che anche questa disposizione è caratterizzata dallo stesso filo rosso, ossia dal principio dell’inclusione che è, sì specificatamente dedicato alle persone con disabilità motoria, ma ci fa comunque intravedere un principio valido per tutte le persone con disabilità intese come Persona e, diciamo, che hanno il diritto al pari in riferimento agli altri consociati di esercitare i propri diritti all’interno della società.

Vi invito a porre l’attenzione alla lettera D dell’art. 20 che dice “incoraggiare gli enti che producono ausili alla mobilità, strumenti, accessori e tecnologie di supporto, che prendano in considerazione tutti gli aspetti della persona con disabilità.

Diciamo che è un invito agli enti produttori degli ausili che facilitano la mobilità a prendere in considerazione prima che ci sia il problema, prima che ci sia l’ostacolo per la persona con disabilità, immaginare le persone con disabilità nella società. Questa è un pò la sfida dell’inclusione, la sfida di quel principio che cerca di prevenire, che cerca di fare prevenzione, anziché di ricucire una rottura.

Immaginiamo la situazione di una persona con disabilità motoria limitata nella sua mobilità, se la società pensasse a quella già prima che la persona stessa incontri un ostacolo, è facile capire che tali ostacoli non verrebbero incontrati. Se la società che si occupa di mobilità considerasse la presenza anche delle persone con disabilità, non esisterebbero le barriere architettoniche, perchè nel momento in cui si va a porre in essere, a costruire qualcosa che poi diventerà un ostacolo, una barriera architettonica per la persona con disabilità, questo non verrebbe mai posto in essere se nella mente di chi progetta ci fossero già le persone con disabilità.

Questo in alcuni luoghi virtuosi accade, accade che il pensare gli ambienti sia misurato nei confronti di tutti i consociati, e sono ambienti virtuosi in cui la qualità della vita aumenta, non solo per le persone con disabilità, ma per tutto il contesto sociale.

La sfida è un pò questa, accettare l’invito a pensare una società naturalmente inclusiva, che pensi a tutti i suoi consociati, alle loro esigenze, già prima che si ponga un problema.

Ovviamente poi, l’art 20 pone l’attenzione sulla mobilità in senso stretto, e quindi definisce la mobilità come strumento di indipendenza. E’ ovvio che nel momento in cui la persona con disabilità ha libertà e facoltà di scegliere come e dove muoversi, questo genera autonomia e indipendenza della persona stessa. E’ necessario che vengano pensati dei facilitatori, e andiamo alla lettera A dell’articolo: facilitare la mobilità delle persone con disabilità nei modi e nei luoghi da loro scelti: non ci deve essere nulla di imposto, nulla di già deciso. La persona con disabilità è protagonista delle sue scelte tanto quanto gli altri consociati e questo non deve generare un costo economico troppo oneroso, difficilmente affrontabile. Non ci si può trovare di fronte al fatto che per scarsità di risorse economiche la persona sceglie di non muoversi, sceglie di non andare, sceglie di non partecipare. Questo, diciamo è impossibile.

E’ caratteristico del nostro ordinamento giuridico, questo lo abbiamo detto più volte, che la persona venga prima del denaro, la persona viene prima della risorsa economica, lo abbiamo visto anche in questo tempo. I sacrifici sono stati chiesti alle persone e non è possibile continuare a porre l’attenzione sul denaro, o solo sul PIL. Le persone, come ci ricorda l’art. 20 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, hanno il diritto di scegliere modi e tempi, e questo non può essere limitato dalla propria particolare condizione personale.

E’ necessario agevolare l’accesso alle persone con disabilità, è necessario porre a loro garanzie, la presenza di persone specializzate, strumenti tecnologici che siano all’avanguardia e che servano, e che non pretendano un costo eccessivo.

E’ per questo che possiamo continuare su questa nostra scia. Questo articolo della Convenzione riguarda molto Accesso Totale: in quel “Totale”, c’è anche la libertà di scelta delle persone con disabilità, e non potrebbe essere altrimenti.

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