Salute

Arriviamo all’Art. 25 che rubrica “salute” e subito ci rendiamo conto, dalla rubrica stessa dell’Art, dell’importanza di questa disposizione. Innanzitutto, viene stabilito al primo Comma dell’Art. 25 un eguale diritto di godere del più alto standard di salute, così viene definito.

C’è ovviamente, ormai lo abbiamo acquisito come dato, l’importanza del principio di non discriminazione che concerne tutta la Convenzione e soprattutto serve a regolare l’Articolo di cui stiamo parlando.

L’Art. di cui stiamo parlando, appunto come detto il 25, è composto da un primo comma e da 6 lettere. Nelle 6 lettere ci sono specificate dalla A alla F tutte le specifiche responsabilità e tutti gli obblighi a cui gli Stati si prestano per garantire l’accesso al diritto alla salute.

Innanzitutto, alla lettera A dell’Art. 25 viene affermata la necessità di fornire alle persone con disabilità la stessa gamma e qualità di standard e servizi previsti e garantiti alle persone che non hanno disabilità. Ovviamente, il concetto di qualità in ambito sanitario è un concetto caratteristico che va a riferire appunto la necessità di garantire uno degli standard più elevati che rendono più efficaci possibili le misure sanitarie applicate.

Passando alla lettera B si fa riferimento ai servizi sanitari necessari alle persone con disabilità, e fa riferimento appunto ad un discorso di intervento appropriato che deve essere ovviamente accompagnato ad una diagnosi precoce. Diciamo quindi se alla lettera A viene definita la necessità di garantire la qualità al pari di uguaglianza con gli altri senza discriminazione sulla base dell’abilità, alla lettera B viene comunque prevista, ovviamente, una specifica disciplina ad hoc che abbiamo visto non generare discriminazione, ma quanto mettere a fuoco le specifiche e reali esigenze delle persone con disabilità, e quindi viene affermato che un determinato intervento sanitario per essere appropriato e per essere proporzionato debba essere ovviamente commisurato in riferimento alla specifica disabilità.

All’Art. 3 c’è ovviamente il discorso della territorialità e quindi garantire alle persone con disabilità l’accesso ai servizi sanitari che garantiscono la salute nell’ambito territoriale, quindi il più vicino possibile al territorio dove gli stessi risiedono o dimorano abitualmente.

All’Art. 4 si fa riferimento al fondamentale concetto di consenso informale dove le persone con disabilità devono essere messe, diciamo, nella condizione di poter aderire consapevolmente alla misura sanitaria che gli viene proposta, e qui si apre ovviamente tutto il discorso della comunicazione alternativa ossia quando, ad esempio, la persona con disabilità ha una disabilità uditiva sarà necessario, affinché questo consenso informato sia efficace, garantire alla persona con disabilità l’accessibilità alle informazioni.

Alla lettera E si fa riferimento alla proibizione prevista in modo espresso per le assicurazioni di discriminare le persone con disabilità, le quali devono ottenere a condizioni eque e ragionevoli la stessa assicurazione del rischio che può prendere e ottenere una persona senza disabilità.

Infine, all’Art. 6 c’è una norma di chiusura, che si ricollega al comma 1^ e specificatamente alla lettera A dell’Art. 25, che fa riferimento alla prevenzione del rifiuto discriminatorio sulla base di disabilità relativamente sia alle terapie che all’alimentazione assistita. Su questo ultimo punto, e quindi sul fatto di dover garantire le stesse prestazioni sanitarie soprattutto le prestazioni sanitarie salvavita, vorrei fare un piccolo cenno a ciò che sta accadendo in alcuni Paesi del mondo in considerazione dell’attuale emergenza sanitaria. In molti Paesi, lo possiamo leggere tranquillamente dai media, si sta scegliendo quale vita salvare e molto spesso si sceglie di sacrificare le vite che, apparentemente, siano meno di qualità.

L’invito è questo: di considerare la vita come bene giuridico incomprimibile, qualsiasi sia la condizione della persona che in quel momento stia tentando di salvarla, la propria vita.

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