Abilitazione e riabilitazione

L’art. 26 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità rubrica “Abilitazione e riabilitazione”.

Già possiamo vedere che questa rubrica mette in luce un aspetto fondamentale: quello di, in alcune occasioni, dover riabilitare in un certo senso le persone con disabilità, nel senso di procedere con un percorso individualizzato che permetta il recupero di alcune prerogative.

Ovviamente ribadiamo sempre che la comunità scientifica ormai parla di aspetti ben più progressisti, che vanno dall’inclusione alla partecipazione delle persone con disabilità, come la stessa Convenzione pone in luce.

Per quanto riguarda l’art. 26, lo stesso è formato da 3 commi, che fanno riferimento alla necessità di includere le persone con disabilità in ogni settore della vita.

Innanzitutto al comma 1° viene definita la necessità di garantire la massima autonomia delle persone con disabilità e subito la norma ha cura di precisare che cosa si intende per abilità: l’abilità fa riferimento all’aspetto fisico, mentale, sociale e professionale e quindi è un guardare alla persona con disabilità a 360°, affinché questa possa, appunto, come poi viene specificato sempre al comma 1 che fa riferimento all’inclusione e partecipazione delle persone con disabilità, garantirsi, appunto, inclusione e partecipazione.

Ovviamente il tutto, come viene specificato sempre nel comma 1, dev’essere caratterizzato da una precocità nel caso in cui ci sia bisogno di elaborare e prevedere una diagnosi, di un’approccio multidisciplinare, che non prenda in considerazione solo l’aspetto sanitario della persona ma faccia riferimento anche a tutto ciò a cui la persona aspira, ovvero a tutto ciò che rende più o meno facile il suo inserimento e la sua inclusione nella società, e che metta assolutamente in luce i punti di forza della persona stessa. Il tutto sempre per garantire l’inclusione e la partecipazione.

Al comma 2 viene assicurata la formazione di chi lavora con le persone con disabilità: una formazione specifica che vada oltre al mero “stare insieme”, ma che sia una “compagnia professionale”, uno stare accanto professionale e un reciproco arricchirsi e contribuire per far si che la persona con disabilità possa fornire il suo personalissimo contributo al vivere comune.

Al 3° comma, sempre di fondamentale importanza, e l’abbiamo visto anche in questo tempo di Covid o comunque lo vediamo sempre più, gli strumenti di ICT, quindi le nuove tecnologie e gli strumenti atti a facilitare la comunicazione: questo è un aspetto di fondamentale importanza intorno al quale si richiama sempre ciò che veniva definito al comma 2 dell’art. 26, che fa riferimento proprio alla necessaria formazione delle persone che lavorano con le persone con disabilità.

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