Lavoro e occupazione

Affrontiamo ora all’Art. 27 un diritto fondamentale, per tutti i consociati in realtà ed ovviamente anche per le persone con disabilità.

L’Art. 27 riporta una rubrica dal titolo “Lavoro e occupazione”. Si fa riferimento, quindi, al diritto del lavoro per le persone con disabilità, innanzitutto viene nuovamente sancito il principio di eguaglianza, dove al primo Comma dell’Art. 27 viene affermato che gli Stati parte riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro su basi di parità con gli altri. Ovviamente, tale diritto presuppone il diritto di libera scelta, il diritto di poter conservare il posto di lavoro e tale diritto è, ovviamente, finalizzato alla realizzazione di una piena inclusione ed accessibilità delle persone con disabilità. Da parte loro gli Stati membri hanno l’obbligo, avendo aderito alla Convenzione, di garantire politiche legislative che siano ovviamente coerenti con la salvaguardia del diritto al lavoro.
Alla lettera A del primo Comma dell’Art. 27, che si compone di due Commi, vediamo, correlato al principio di eguaglianza, il divieto di discriminazione fondato sulla disabilità stessa. È necessario che tale divieto di discriminazione sia ovviamente rispettato in tutti gli ambiti relativi al lavoro, quindi incluse le attività di reclutamento ed assunzione, e sia per quanto riguarda la salubrità degli ambienti di lavoro.
Andando avanti e facendo riferimento alla lettera B si fa riferimento al fatto che l’uguaglianza con gli altri deve essere ovviamente esplicata anche nell’uguaglianza di pari accesso alle opportunità lavorative, di remunerazione. Ovviamente, ci sembra quasi un principio che non ha bisogno di esplicitazioni ed invece probabilmente si, dinnanzi al pari lavoro, sia che il lavoratore sia una persona senza disabilità che una persona con disabilità, ovviamente il riconoscimento economico che ne consegue è necessario che sia il medesimo.
Anche qui, è necessario garantire alle persone con disabilità, alla lettera C, di esercitare i propri diritti del lavoro, e qui c’è ovviamente connessa anche tutta l’attività sindacale. Ovviamente il testo, essendo un testo internazionale, fa riferimento alle legislazioni di tutti gli Stati ratificanti, ma comunque tra i diritti del lavoro rientra il diritto di libera manifestazione e tale diritto ovviamente non può e non deve incidere sul mantenimento del posto di lavoro.
Alla lettera D, è necessario poi permettere alle persone con disabilità di avere un effettivo accesso ai programmi di orientamento tecnico e professionale. Vi sono delle strutture fondamentali, di grande valore, che riguardano appunto l’inserimento delle persone con disabilità nei percorsi lavorativi e che tendono appunto a valorizzare ogni singola opportunità per la persona con disabilità di poter entrare nel mondo del lavoro, nonostante la sua condizione e cercando di evitare che la sua condizione sia motivo di discriminazione.
Andando avanti ci sono due azioni di promozione, alla lettera E ed alla lettera F che fanno riferimento, da una parte all’avanzamento di carriera e dall’altra proprio alla possibilità di riconoscere alle persone con disabilità di esercitare un’attività indipendente, imprenditoriale, e quindi non è per definizione affermato che la persona con disabilità debba necessariamente ricoprire uno stato d’occupazione subordinato, ma è necessario che la stessa possa, qualora lo desideri, incline con le sue aspettative ricoprire dei ruoli manageriali piuttosto che dirigenziali.
Infine, progredendo verso la fine del primo Comma dell’Art. 27 si fa riferimento, ovviamente, alla necessità di curare strutture e accomodamenti ragionevoli proprio per evitare che la condizione di disabilità sia di ostacolo e discriminazione per il lavoro.

Al pari, alla lettera K dell’Art. 27 Comma 1 quello di promuovere programmi di orientamento e riabilitazione professionale. Il tutto è finalizzato a realizzare la tutela della persona con disabilità ed evitare che la disabilità stessa sia uno degli ostacoli per l’esercizio del diritto di lavoro.

Alla fine, dell’Art. 27 al Comma 2, si fa riferimento ad un obbligo che gli Stati si assumono e ha una sorta di portata generale, è una norma di salvaguardia che fa riferimento alla necessità di evitare di impedire che le persone con disabilità siano tenute in stato servile e siano protette dal lavoro forzato e coatto. Questo è necessario dirlo in quanto è ovviamente tragicamente più facile comprimere i diritti di una persona che già vive in una condizione particolare, che appunto pretende e necessita di una particolare tutela, è molto più facile che questa persona cada in situazioni dove vengono violati addirittura i diritti umani.

Naturalmente gli Stati membri si prendono carico di questa tutela e cercando con politiche legislative ed anche con un’azione culturale di evitare che la persona con disabilità venga discriminata sul piano lavorativo a causa della sua condizione.

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