Il meccanismo di funzionamento di WeGlad

Nello scorso articolo abbiamo visto quando e come nasce WeGlad.

Oggi ci soffermiamo a capirne nel dettaglio il funzionamento.

Il meccanismo dell’applicazione è basato sulle foto, quindi: se si vuole segnalare, ad esempio una barriera in strada, basta fare una foto, inserire un tag e definire la tipologia di ostacolo incontrato.

Questa barriera viene subito geolocalizzata sul luogo in cui viene fatta la foto e a tutti è disponibile da vedere sulla mappa.

Ovviamente è possibile segnalare barriere di diversa tipologia:

– le barriere fisse come gradini, discese troppo ripide, piuttosto che terreni sconnessi, scale e via dicendo. Quindi, di base delle barriere architettoniche;

– le barriere temporanee, che sono anche i cantieri e i parcheggi abusivi, che si declinano in vetture in mala sosta, quindi parcheggiate in mala sosta, quindi parcheggiate in un posto in cui non devono stare, ad esempio uno stallo riservato, oppure parcheggiate su delle strisce pedonali. Rispetto a questo, attualmente un altro problema grosso che da riscontrare sono i veicoli in sharing, che vengono lasciati sui marciapiedi e che ostacolano il passaggio. Come abbiamo detto, queste barriere sono appunto temporanee, non rimangono fisse sull’applicazione, ma c’è una temporizzazione che poi le va a togliere.

E’ possibile mappare, tra le altre cose, anche i locali; mappature che avvengono sempre tramite foto, quindi è possibile fare su ogni locale la foto dell’entrata, la foto degli interni e la foto del bagno.

“Si vuole fare in modo, con WeGlad, che si dia l’informazione principale in modo che sia l’utente, in libertà e secondo le sue esigenze personali, a scegliere. E fare si che non sia l’applicazione stessa che dica cosa è accessibile o cosa non è accessibile.” L’accessibilità in realtà è un discorso così ampio che è difficile da imbrigliare: non possiamo dire che un luogo sia realmente accessibile perchè non sappiamo se a livello psicologico o per difficoltà fisica una persona possa o non possa decidere di entrare in quel luogo. Ma ti posso dire “questo luogo è fatto così”, e tu deciderai se è un luogo che fa per te.

L’idea poi, continua a raccontarci Paolo Bottiglieri, è stata quasi automatica di dire “ok, facciamo in modo che queste informazioni siano a disposizione di tutti. Facciamo in modo che se qualcuno detiene una conoscenza su un determinato territorio possa essere condivisa con qualcuno che in quel territorio ci arriva.” E quindi ecco che si è pensato di creare una parte social interna in cui è possibile una comunicazione tra persone che conoscono un determinato territorio o che vivono una problematica simile. per fare in modo che ci sia questo scambio.

Quindi si vuole creare questo senso di community calda, in cui le persone si aiutino a vicenda.

La parte navigator, in ultimo, perchè quello che si vuole fare è mettere a sistema questi dati, specialmente i dati in strada, e fare in modo che le persone si possano spostare a piedi, sui mezzi pubblici o con i mezzi privati. A Torino stiamo concentrando la maggior parte dello sforzo.

Altro passo importante è, con il navigatore, riuscire a collegare il punto di partenza A al punto di arrivo B mettendo a sistema anche il parcheggio, per cui, se mi sposto in macchina, anzichè girare quindi capire dove posso andare a parcheggiare, so già dove devo andare e quindi il navigatore mi porta esattamente lì per poi spostarmi al punto di destinazione.

Un’applicazione decisamente interessante, che secondo noi contribuirà ad accrescere maggiormente le relazioni e la rete di persone che vorranno dare il proprio contributo alla circolazione delle informazioni sui luoghi e gli spazi accessibili all’interno delle proprie realtà territoriali.

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