Attuazione della Convenzione in Italia e strumenti per favorire l’autonomia delle persone con disabilità

da marzo del 2019, quindi da relativamente poco tempo, si sono celebrati i 10 anni della Convenzione perchè, come abbiamo detto, in Italia questo atto è stato ratificato il 3 marzo del 2009.

Purtroppo le critiche sono molte, nel senso che la Convenzione per i diritti delle persone con disabilità, come vedremo, propone tutta una serie di strumenti di difficile attuazione, che sono sicuramente, in via di principio, molto buoni, perchè puntano sull’inclusione e sulla partecipazione ma che gli Stati membri faticano ad attuare.

Per quanto riguarda l’Italia, è da sottolineare sicuramente in senso positivo il fatto che abbia ratificato il protocollo addizionale, che è un testo in calce alla Convenzione e che rende molto più “invasiva” l’effettività della Convenzione stessa, in quanto prevede, in uno dei suoi articoli, che siano gli individui stessi che possono direttamente rivolgersi a un Comitato per rendere note le eventuali ingiustizie e discriminazioni. E’ come se l’Italia avesse un pò ceduto, da un punto di vista di sovranità, il potere a questo Comitato di poter quantomeno tenere sotto controllo quello che accade. Da questo punto di vista, l’Italia è assolutamente coinvolta e ha fatto una scelta di partecipazione agli intenti della Convenzione.

Per quanto riguarda gli organi presenti in Italia e collegati alla Convenzione abbiamo l’Osservatorio per i diritti delle persone con disabilità, che fa capo al Ministero del Lavoro e che si propone di redigere rapporti, si propone di fare studi e ricerche scientifiche, si propone di raccogliere dati statistici e di sempre più implementare la partecipazione delle persone con disabilità.

L’Italia, torno a dire, è da sottolineare in modo molto positivo il fatto che si sia così coinvolta sulla carta e la legislazione nazionale, ed anche di questo avremo modo di parlare, è sicuramente avanzata da questo punto di vista.

Molte aree rimangono scoperte da un punto di vista di applicazione effettiva dei diritti…

Si è fatto molto: a me piace dire che non siamo così indietro come dicono, però, d’altra parte, i gradini da salire su questa scala sono abbastanza.

Per quanto riguarda gli strumenti, mi chiedevi, che possono contribuire a realizzare l’indipendenza e la partecipazione delle persone con disabilità, in questo la Convenzione segna una linea di passaggio rispetto al passato, nel senso che l’articolo 19 della Convenzione parla proprio della vita indipendente delle persone con disabilità, puntando sull’autonomia, anche decisionale rispetto alle scelte che riguardano le persone con disabilità e parla soprattutto, in ogni norma che la comprende, di partecipazione effettiva e di uguaglianza rispetto a tutti gli altri cittadini.

Per questo, sicuramente la Convenzione ha presente la necessità che tutte le persone, quindi anche le persone con disabilità, abbiano una vita indipendente.

Ci sono strumenti, soprattutto guardando la legislazione italiana, che possono in qualche modo aiutare questo tipo di obiettivo e quindi riuscire a raggiungerlo: penso all’amministrazione di sostegno, che è una misura di assistenza delle persone con fragilità, di cui spero avremo modo di parlare, e ad una serie di strumenti che puntano a rimuovere tutti quegli ostacoli che limitano la persona con disabilità. E questo soprattutto in accordo con quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità intende come disabilità: non c’è più, e questa concezione è assolutamente sposata dalla Convenzione, una concezione che fissa la disabilità sul limite, e quindi sulla persona a cui “manca qualcosa”, ma la disabilità ad oggi è intesa come il risultato della cattiva interazione tra il limite della persona con disabilità fisico, piuttosto che cognitivo, piuttosto che sensoriale, e circostanze e fattori ambientali che non facilitano la sua partecipazione.

E quindi, ad oggi, non è come nell’antica Roma, “eliminare la persona”, e quindi elimino la persona elimino il problema (che, coniugato nelle categorie moderne vuol dire non la faccio partecipare ed elimino il problema), ma ad oggi gli Stati, e la Repubblica italiana in primis, devono impegnarsi a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono la partecipazione della persona con disabilità.

L’intervento dev’essere su ciò che limita il vero accesso della persona con disabilità, sia da un punto di vista di strutture che da un punto di vista culturale.

Quindi, per chiudere, per quanto riguarda la vita indipendente c’è la necessità che si superi un pò un pregiudizio culturale che c’è di porre l’attenzione sul limite della persona con disabilità per impegnarci invece un pò tutti ad osservare quali siano i fattori ambientali che che anche noi possiamo rimuovere, forti del fatto che la norma dice che è necessario garantire la partecipazione eliminando tutte quelle circostanze che invece la ostacolano.

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