Dal rapporto del figlio con la sua cecità ai passi in avanti per la sua autonomia. Lucia si racconta!

Anche per questo martedì, Lucia Esposito di C’è Luce in cucina torna a farci compagnia raccontandosi per il nostro blog.

Ci racconta del rapporto con il figlio con la sua cecità, che per certi versi quasi non considera un handicap,

Una ragazza, Lucia, che negli ultimi anni ha fatto degli enormi passi avanti anche per quanto riguarda la sua autonomia e l’affinamento degli altri sensi che la assistono, tra l’altro, anche per orientarsi in spazi a lei poco familiari. Sensi che, appunto fino a pochi anni fa, non riusciva a potenziare, e questo non gli permetteva una piena autonomia. Ed in questo, ovviamente, ognuno è giusto che abbia i suoi tempi.

A questo punto, vogliamo condividere con voi una riflessione: come ci ha detto Lucia, ognuno ha un suo percorso personale, che lei identifica in una montagna da scalare. Noi di Accesso Totale crediamo che, per quanto può essere difficile, soprattutto inizialmente, la vera vittoria non sta tanto nell’aver scalato una montagna, quanto nel saper rimboccarsi le maniche e scalare anche la successiva.

E’ un percorso, come abbiamo detto, prettamente personale e che ognuno affronta con i suoi tempi e le sue modalità. E in questo, oltre alla propria forza interiore, conta anche chi ci sta intorno, i nostri affetti e le persone pronte a darci una mano a rialzarci ogni volta che inciampiamo. Un percorso sfidante per sé stessi, ma paradossalmente il bello sta proprio nell’affrontare questa sfida!

Parlando di tutto questo, non possiamo non addentrarci a ragionare su quanto sia importante, fondamentale anzi, che la società si accorga che esistiamo, ed esistiamo in quanto Persone, con i nostri desideri e le nostre ambizioni.

Si, ne abbiamo anche noi!

La nascita del progetto C’è Luce in cucina

Riprendiamo la nostra chiacchierata con Lucia Esposito, che ci racconta del suo canale youtube “C’è Luce in cucina” nato nel 2012.

Creato per l’esigenza di mettersi in gioco più per sé stessa che per il mondo esterno, era un modo per “uscire di casa” pur rimanendone dentro, ha giocato a suo favore anche la curiosità di Lucia verso questa piattaforma e il boom della stessa.

Nato tutto come un gioco, quindi, dopo un po’ il progetto suscita l’interesse di Radio Siani, emittente web radiofonica che fa della legalità il suo fil rouge. Lucia riceve una proposta di collaborazione e insieme cominciano a lanciare il messaggio che “volere è potere”!

Da lì, anche l’interesse delle varie associazioni.

Un progetto nato perchè anche lei potesse comunicare qualcosa agli altri, e non solo attingere qualcosa dagli altri. Le da anche la possibilità di scoprire che in giro per il mondo c’è qualcunolegato in qualche modo alla sua terra, alle ricette che lei sul canale propone.

Ripreso dopo un periodo di pausa, adesso il canale, e il gruppo FB collegato, Cucinando al buio… tanto celuceincucina!, vede la partecipazione anche di Christian, figlio di Lucia, che nel frattempo ha iniziato la scuola alberghiera.

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Quattro chiacchiere con Lucia Esposito su cucina ed autonomia

Abbiamo incontrato Lucia Esposito, una ragazza di Portici (NA) con la forte passione per la cucina.

Con lei abbiamo parlato proprio di questa sua passione e delle difficoltà che ha riscontrato e che ogni tanto riscontra tuttora, avendo perso l’uso della vista.

La forza di volontà e, appunto, la passione, le hanno permesso di mettersi ai fornelli da autodidatta, dilettandosi nella preparazione di ricette dolci e salate, soprattutto ovviamente della tradizione partenopea.

La cucina, secondo Lucia, che ha seguito le orme del padre, è fantasia. Altrimenti, ci racconta, si rischia di emulare le ricette degli altri senza metterci il tocco personale, fondamentale in tutto ciò che si fa.

Cucina che cambia a seconda della modalità con cui ci si approccia a pentole, ingredienti e fornelli. Avete mai provato a mettere su il sugo per la pasta in fretta e furia, tra mille pensieri, ed invece dedicarci del tempo, seguendo ogni fase della cottura?

Insomma, se ci si mette amore, anche in cucina, dalla borsa dell’acqua calda alla pastiera è un attimo, scherza! 🙂

Stare in cucina non potendo contare sul senso della vista, afferma Lucia, ovviamente comporta delle difficoltà, dovute soprattutto all’attenzione che ci si mette.

La difficoltà maggiore, oltre a quella oggettiva di riuscire a destreggiarsi tra i fornelli, è rappresentata da genitori eccessivamente apprensivi, che per una volontà eccessiva di tutelarci, rischiano di impedire di lanciarsi.

Lucia però, da buona partenopea, è testarda nel perseguire il suo obiettivo, e nelle prossime settimane ci racconta qualcosa in più di questa sua esperienza. Continuate a seguirci!

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Il primo approccio di René con i bambini delle scuole

Siamo arrivati alla conclusione del nostro viaggio alla scoperta di René Ciampa e del suo libro “To my art origamistic world”.

Per questo nuovo articolo, Renè ci racconta la sua esperienza con i bambini delle scuole. E lo fa partendo da una foto presente proprio nel suo libro: un abbraccio con due bambine durante un laboratorio origamistico.

I bambini con cui le è capitato di approcciarsi vanno generalmente dalla 1^ elementare fino alla 5^, ed ogni volta per lei è sempre un’emozione rispondere alle varie curiosità e domande che le vengono poste, perchè si sa, i bambini non hanno filtri, e forse è proprio questa la loro bellezza.

Soprattutto i più piccini sono quelli più curiosi, che soprattutto guardano, scrutano, si meravigliano… I più grandicelli, ci racconta Renè, seguono e talvolta le pongono domande, le più disparate.

La bellezza dei bambini è proprio il riuscire a vedere la diversità senza filtri, in maniera del tutto genuina. Elemento che, purtroppo, con la crescita e per una serie di “sovrastrutture mentali”, create magari proprio dalla società stessa e che si insinuano pian piano dentro di noi, scompare.

Bambini che con Renè sono capaci anche di autodisciplinarsi quando ce n’è bisogno, essendo l’origami un’arte che necessita di attenzione e concentrazione.

Ricordandovi di continuare a seguire il blog Accesso Totale e di iscrivervi alla nostra pagina FB e al nostro canale Instagram, di seguito vi lasciamo anche i contatti di René Ciampa, per trovare tutto ciò che la riguarda e tutti i suoi lavoro che, vi garantiamo, meritano davvero:

Pagina FB: https://www.facebook.com/reneciampaartista

Instagram: https://www.instagram.com/reneciampaartofficial/

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Il legame tra origami, emozioni e barriere mentali

Abbiamo chiesto a René Ciampa il rapporto tra l’arte di piegare la carta, la sfera delle emozioni e le cosiddette barriere mentali.

René inizia ad approcciarsi agli origami come una vera e propria sfida con sé stessa. Ed in questo senso, quest’arte è sicuramente stata uno stimolo per eliminare quelle barriere mentali che si rafforzano molto spesso nella nostra mente.

Per citare un suo esempio: è come se ai fosse trovata ad un certo punto di fronte ad un muro, che è riuscita a distruggere attraverso il mezzo potente dell’origami stesso. E l’essere riusciti ad abbattere un certo tipo di barriera suscita sempre forti emozioni che poi danno la forza per andare avanti fino all’abbattimento della barriera successiva.

Si torna in qualche modo al discorso di osare, provare a fare almeno il primo passo verso il raggiungimento delle proprie aspirazioni. Se non ci si prova neanche, non si riuscirà mai a capire fin dove possiamo spingerci. E molto spesso poi scopriamo che i nostri limiti sono ben oltre quel muro che inizialmente pensavamo fosse, e che René, grazie all’origami, è riuscita ad abbattere.

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L’importanza di provarci per dire “Io ce la faccio. E tu?”

La prefazione del libro di René, “To my art-origamistic world“, è curata da Antonio Coiana, Presidente del Centro Diffusione Origami, che scrive:

“Nell’origami quello che conta non è il risultato finale, piuttosto il processo di piegatura. E nel percorso di queste pieghe si sente la forza di Renè, si sente la sua voce che dice “io ce la faccio, e tu?”.

Quanto è stato fondamentale, nell’esperienza di René, non piangersi addosso e rimboccarsi le maniche?

E’ una tipa tosta René, una persona alla continua ricerca della maggiore indipendenza possibile. E in questo percorso di ricerca, la cosa che assolutamente non si deve fare, afferma, è piangersi addosso. Se ci si ferma a piangersi addosso, non si hanno il tempo e le energie per trovare possibili soluzioni.

E questo è vero a prescindere dall’avere una disabilità o meno, proprio per il fatto che ognuno ha una disabilità, una non-abilità in qualcosa. E’ altrettanto vero che il concetto da dover sradicare è quello per il quale il “non ce la faccio” viene ancora prima dell’averci provato!

Nel suo percorso origamistico anche René si è scontrata, e ha dovuto superare, diverse difficoltà: nell’arte dell’origami l’unico “strumento” che generalmente si usa sono le proprie mani. E come fa a piegare la carta una persona che le mani non le ha!?

Nella nostra chiacchierata René ci racconta di doversi ingegnare a trovare la tecnica giusta con fogli al di sopra di una certa grandezza. Sono piccoli escamotage, come l’aiutarsi con il bordo del tavolo per eseguire una piega, o l’aiutarsi con qualche accessorio “di fortuna” per piegare.

Una René che non si ferma davanti a nulla: anche in altri ambiti della propria vita, come sicuramente molti di noi, ha dovuto ingegnarsi, guardarsi attorno, studiare sistemi, sempre alla ricerca di soluzioni che le potessero far dire: “Io ce la faccio. E tu?”

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Il corpo può continuare ad andare fintanto che la mente è forte

“La sfida del corpo dovrebbe aver dimostrato ad ognuno di voi che la mente controlla il corpo. Il corpo può continuare ad andare fintanto che la mente è forte. Una volta che ne avete la consapevolezza, non ci sono limiti a ciò che potete raggiungere. L’impossibile diviene possibile, se soltanto la mente ci crede”

E’ una frase dell’autore inglese Chris Bradford che abbiamo commentato insieme a René Ciampa, origamista di Civitanova Marche.

René, che pratica l’arte del piegare la carta già da diversi anni, è affetta da focomelia,  una grave malformazione per cui gli arti, nel suo caso gli arti superiori, non sono in parte sviluppati.

Nel suo ultimo libro, To my art-origamistic world, cita proprio questa frase e lo fa in un certo senso riferendosi a chi pensa, come lei stessa dice, che se riesce a fare dei bellissimi origami pur non avendo le mani, riesca a fare realmente tutto senza aver bisogno di assistenza. Il suo, in un certo senso, è uno scagliarsi contro questa mentalità, che se vogliamo fa emergere il concetto di persona con disabilità vista come supereroe.

Dicendo questo, René non vuole puntare l’attenzione sui suoi limiti oggettivi, ma ci tiene comunque quasi a rivendicarli. Sono anche essi stessi che la rendono ciò che è… e a quei limiti oggettivi René vuole che gli sia dato ascolto, puntando invece l’attenzione su quanto si possa e si debba ancora fare perchè anch’essi vengano visti come un’elemento della persona umana nella propria completezza, e venga data loro una risposta per poterli superare.

Ovviamente sono tanti altri gli aspetti interessanti delineati nel suo libro, che è un alternarsi tra tecniche di base per cominciare, spiegate in maniera molto semplice, e aneddoti della sua vita. E nelle prossime settimane noi di Accesso Totale proseguiremo nel raccontarvi questi aspetti sul blog, ma anche sul nostro canale youtube e sul nostro podcast.

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I prossimi passi per il NoLimits Group

Quali saranno i prossimi passi per il progetto NoLimits?

Per rispondere a questa domanda, facciamo un passo indietro: Laura Boscaini ci racconta
che il cammino che lei e Silvia Prati stanno facendo nasce ancor prima della 100×100 Swim
No Limits. Nasce dall’esperienza, fatta dalle due ragazze, della Run for Autism.

Un ambiente che sicuramente comincia a far accendere la lampadina a Laura e Silvia, che di
lì a poco avrebbero intrapreso il cammino che le ha portate dove sono oggi.

Un’esperienza, ci racconta Silvia, fatta insieme che poi ha dato il via a tutta un’altra serie di
iniziative create e portate avanti insieme. Un “insieme” che loro vorrebbero poi estendere a
quante più persone possibili!

Per rispondere alla domanda sui futuri obiettivi di NoLimits che abbiamo posto inizialmente
a Laura e Silvia, ci sono delle prospettive di sviluppo e di crescita importanti: chi ha
l’energia e ha la capacità di condividere il proprio percorso, sicuramente finirà per attirare
persone che hanno voglia di mettersi in gioco. Il prossimo passo sarà quello di testare il
“modello di lavoro NoLimits” in un contesto di una piccola città, come quella di Parma,
molto attenta alle tematiche che NoLimits, ma anche Accesso Totale, porta avanti.

Successivamente poi, il progetto dovrà arrivare su base nazionale ed europea. La rete
Ndsan, che fa da volano per il progetto NoLimits, ha già al proprio interno una visione
europea naturale, partendo dallo scambio con altre realtà per uscire dallo specifico luogo
culturale e geografico.

In conclusione, Accesso Totale sposa pienamente la filosofia dietro al progetto NoLimits,
un progetto che è sicuramente, anche, da sprono per tutte quelle persone che faticano ad
accettare la propria situazione di disabilità e che potrebbero trovare nello sport la chiave per
rendersi conto che, seppur con una strategia diversa, ci sono molteplici possibilità di fare le
cose, e di farle, insieme.

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Di cosa c’è ancora bisogno per una reale inclusione delle persone con disabilità?

Riferendosi all’inclusione di cosa ancora c’è bisogno per una vera e attiva partecipazione
delle persone con disabilità nella vita sociale?

Il parere di Laura Boscaini, come è un pò la filosofia del NoLimits Group, è che alla società,
per essere definita inclusiva, manca la capacità di vedere la persona con disabilità non come
una persona che ha una mancanza, ma una persona che ha, nonostante la disabilità, dei
talenti, delle aspirazioni e delle competenze.

Soprattutto manca la convinzione della società che proprio la persona con disabilità può
essere promotrice di questo grosso cambiamento. In questo senso, l’obiettivo del NoLimits
Group è coinvolgere le stesse persone con disabilità in primis a cambiare ciò che la società
pensa di loro. Non possiamo aspettare che sia qualcun altro, ma dobbiamo essere noi a farci
portavoce di questo cambiamento.

Inoltre, insieme a Silvia Prati, europrogettista che proprio in virtù del proprio lavoro deve
scontrarsi molto spesso con questioni prettamente terminologiche, ci siamo anche interrogati
sulle varie parole utilizzate per definire la “categoria” (ndr. ad Accesso Totale non piace
questa parola 🙂 ) delle persone con disabilità, e ci siamo resi conto che, a prescindere da
quali che siano queste parole, è la società che deve imparare finalmente a vederci come
persone che possono fare qualcosa, anche se in maniera leggermente diversa, magari con
qualche adattamento. Però possono farlo lo stesso.

In conclusione, Accesso Totale raccoglie l’appello proprio di Silvia: sarebbe forse ora che,
invece che restringere la categoria, allargassimo il concetto di disabilità prendendo atto che
ognuno di noi su qualcosa è sicuramente “disabile”, probabilmente la quadra diverrebbe
molto più semplice.

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L’inclusione sportiva delle persone con disabilità. Ne parliamo con Silvia Prati del nDSAn

Qual è, ad oggi, la situazione in generale dell’inclusione delle persone con disabilità e, riferendoci a come è iniziato il progetto NoLimits Group, relativamente allo sport? Ne parliamo con Silvia Prati, coordinatrice del New DSA Network.

Negli ultimi decenni sicuramente sono stati fatti degli enormi passi in avanti rispetto a quella che era la cultura dell’inclusione che c’era fino anche solo a 10 o 15 anni fa.

Quello che sicuramente è arrivato il momento di fare è un ulteriore passo in avanti proprio partendo dallo sport, che sicuramente è un settore strategico. Occorre passare dall’attuale concetto di inclusione come “diritto a fare le stesse cose” a qualcosa di molto più alto, che è il diritto a fare le stesse cose insieme, che non è la stessa cosa. E proprio partendo dallo sport, quello in cui noi crediamo moltissimo è che questo sia possibile, non solo attraverso le attrezzature necessarie, ma anche attraverso la considerazione della diversità come una delle caratteristiche di una persona, non come un’etichetta che viene attaccata di fatto ad una persona e che poi la relega in un certo sport, in un certo contesto fisico per fare sport o su certi risultati che, in realtà, probabilmente non sono quelli che la persona sogna. Quindi il diritto a fare le cose insieme, in realtà, è anche il diritto a sognare quello che ognuno ritiene di dover sognare.

E l’ambito sportivo secondo NoLimits, secondo il New DSA Network, ma anche secondo Accesso Totale, è fondamentale anche in questo senso.

Una cosa che ad Accesso Totale sta molto a cuore è la visione delle disabilità come una delle “semplici”, anche se ci rendiamo conto che di semplice non c’è nulla, caratteristiche della persona.

Ed è un tema che proprio Accesso Totale si pone come faro guida.

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