I princìpi generali della Convenzione ONU

La Convenzione, subito dopo aver enunciato all’Art. 1 il suo scopo che è quello di proteggere e assicurare il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità e dopo aver fatto una carrellata delle definizioni che sono presenti all’interno della Convenzione di cui abbiamo già parlato, subito all’Art. 3 comincia a elencare, a descrivere quali sono i principi che orientano la Convenzione stessa e li chiama proprio “principi generali”.

Innanzitutto, un’attenzione particolare è dedicata dalla Convenzione al principio generale dell’autonomia individuale delle persone con disabilità. Viene posto l’accento sulla necessità che venga assicurato a ogni persona con disabilità la libertà di compiere le proprie scelte che riguardano la vita personale, lavorativa, piuttosto che tutto ciò che riguarda tutta la partecipazione sociale delle stesse.

È importante anche che ci sia la garanzia dell’indipendenza delle persone stesse e quindi troviamo alla lettera A dell’Art. 3 un accento proprio su queste due componenti che sono: la componente dell’autonomia e la componente dell’indipendenza.

Subito dopo c’è, ovviamente, il principio di non discriminazione e quindi con questo la Convenzione vuole dire che è vietato, dinnanzi alla Convenzione, che una persona con disabilità e in ragione della sua particolare condizione subisca delle discriminazioni.

Poi, andando avanti alla lettera C abbiamo espressamente previsto il principio della piena ed effettiva partecipazione ed inclusione all’interno della società. La Convenzione codifica questo termine dell’inclusione, così da non lasciare confusione. L’ambiente deve essere inclusivo e quindi prevedere già a priori l’esistenza delle persone con disabilità e ciò che interessa alla Convenzione non è solo il fatto che queste persone ci siano, ma che effettivamente contribuiscano e partecipino alla società stessa.

Alla lettera D c’è un discorso relativo al discorso della differenza. Viene preso atto della differenza in ordine alla condizione delle persone con disabilità, ma viene questa ritenuta una risorsa. C’è un discorso sulle pari opportunità delle stesse persone con disabilità, difronte invece a chi non ha delle disabilità.

C’è un principio che è molto legato al nome di questo podcast perché riguarda l’accessibilità e quindi, in questo senso, viene sia assicurata un’accessibilità da un punto di vista di luoghi fisici che da un punto di vista culturale. Anche nella Convenzione, precisamente alla lettera G dell’Art. 3, troviamo il riferimento alla parità di genere e quindi non è mai, e questo è affermato anche dalla Convenzione, accettata una discriminazione che trovi fonte nella differenza tra il sesso maschile e il sesso femminile.

Infine, ma non per importanza, viene indicato un principio relativo solo ai bambini con disabilità e viene, appunto, raccomandato il rispetto del diritto dei bambini con disabilità di preservare la propria dignità. Quindi, chiude il cerchio il principio secondo cui la disabilità, anche se manifestata in tenera età, non deve in nessun modo essere un ostacolo per lo sviluppo della persona.

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Alla base della Convenzione. Le definizioni fondamentali

Per quanto riguarda le definizioni fondamentali l’Art. 2 ne elenca una enumerazione e fa riferimento a varie espressioni che assumono però, all’interno della Convenzione e si spera sempre più all’interno della società civile, un preciso significato.

Diciamo, per quanto riguarda le definizioni di menomazione, disabilità ed handicap, in questo senso la Convenzione traccia il cammino che ha fatto la stessa comunità scientifica. Ad oggi si fa riferimento alla disabilità non più concentrando l’attenzione solo ed esclusivamente alla menomazione, ossia a ciò che manca alla persona con disabilità, diciamo, per funzionare bene tra virgolette. È questa l’idea che viene mandata da una concezione un po’ utilitaristica della nostra società, ma in realtà la disabilità non è nient’altro che il risultato della cattiva interazione tra la persona stessa e il suo limite, che sicuramente c’è, e dei fattori ostacolo che sono nella società. Quindi, fondamentalmente, diviene compito, proprio come viene detto nella nostra Carta Costituzionale Italiana, della società di rimuovere quegli ostacoli che impediscono la piena partecipazione delle persone con disabilità. Quindi, la disabilità con l’attenzione non più concentrata sul limite, quanto piuttosto su come la persona con disabilità possa interagire con la società civile per raggiungere la sua piena e totale partecipazione.

Per quanto riguarda, quindi, ciò che la norma richiama come accomodamento ragionevole, diciamo che in questo si vede che forse la Convenzione poteva essere un po’ più coraggiosa.
L’ accomodamento ragionevole si intende appunto una modifica, un adattamento necessario e appropriato che non impongano un onere sproporzionato allo Stato stesso che deve garantire dall’accomodamento, sono tutte quelle misure che facilitano la partecipazione piena delle persone con disabilità.

Per quanto riguarda, invece, la progettazione universale si intende, diciamo, la progettazione di quei prodotti che vadano a, come dire, essere utilizzati da tutte le persone nella misura più estesa possibile. Proprio per tornare a quel principio per cui non si deve far riferimento solo esclusivamente alle persone con disabilità, quanto piuttosto ad una sempre più comune partecipazione, ad un sempre più comune contributo.

Ciò che la Convenzione ed insieme ad essa la ricerca scientifica, piuttosto che i dibattiti anche da un punto di vista giuridico, tentano sempre più di raggiungere è che non vi sia più una categoria speciale, ma, per quanto sia necessario prendere in considerazione i limiti che sicuramente sono peculiari nelle persone con disabilità, ma sempre più si pensi alla loro partecipazione e al loro eguale contributo all’interno della società.

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Lo scopo della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità

Facendo riferimento allo scopo della Convenzione, enunciato all’Art.1 quindi all’apertura della Convenzione stessa, ci piace la presenza di molti verbi che rendono, appunto, veramente lo scopo principale di queste disposizioni normative.

Ci si rende conto fin dall’inizio che, appunto, il fine primo della Convenzione è proprio quello di garantire il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità e, grazie a questa garanzia appunto, promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità.

Diciamo che questo scopo ha sicuramente un respiro ampio e molto generale che tende, appunto, a garantire il più possibile le persone con disabilità.

Piace l’idea che sia questo tipo di scopo, così generale, a orientare il legislatore della Comunità Internazionale perché sembra appunto che ci sia alla base la preoccupazione di non dover escludere nulla. Davanti a principi generali come quelli che riguardano i diritti umani, come quelli che riguardano le libertà fondamentali, quando si parla di dignità, diciamo, è facile rendersi conto della fondatezza di quanto viene detto.

La Convenzione e tutte le sue disposizioni puntano a garantire alle persone con disabilità una piena partecipazione. Anche in seno all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), piuttosto che al pensiero e allo sviluppo del ragionamento comune, si sta cercando di passare dall’idea di una categoria speciale, ossia tutto ciò che riguarda le persone con disabilità riguarda solo loro, in realtà riguarda la società tutta e il contributo che le persone con disabilità possono e devono dare al bene comune è ovviamente prezioso come il contributo di ogni consociato.

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L’importanza dell’associazionismo

È importante l’associazionismo per la presa in carico e la risoluzione delle problematiche presenti oggi nel “mondo” delle disabilità? Lo chiediamo a Vincenzo Della Puca, Garante per i diritti delle persone con disabilità del Comune di Aversa.

E’ fondamentale fare fronte comune affinché collaboriamo per un fine comune: quello dell’autodeterminazione delle persone con disabilità e quello dell’autoeducazione. Perché è l’unico nostro obiettivo, quello di cercare e di trovare dei mezzi che sono messi a disposizione dalle associazioni, tutte, per cercare di collaborare, di avere un unico obiettivo, di avere un unico programma sul quale lavorare per portare avanti la Convenzione ONU.

Per lavorare su tutta la Convenzione ONU: quella che parte diritto al lavoro fino a parlare del diritto all’infanzia, del diritto alla scuola, del diritto all’istruzione. Tutto dobbiamo affrontare con le associazioni.

Quindi, il nostro, è un invito alle associazioni a collaborare e l’unico modo è quello di incontrarci insieme per cercare di avere degli unici obiettivi.

Questo è quello che bisognerebbe fare con le varie associazioni e con le varie federazioni che sono, diciamo, insite in questo organigramma che è così fondamentale per l’inclusione sociale.

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Il protocollo addizionale della Convenzione ONU. Di cosa si tratta?

Come abbiamo già detto, la Convenzione si compone di un preambolo dove vengono, appunto, esplicitati le intenzioni, le finalità e i presupposti che hanno portato alla redazione della Convenzione, e quali diritti e interessi si vogliono tutelare.

La Convenzione stessa, dopo il preambolo, inizia dall’art. 1 e comprende 50 articoli. In calce alla Convenzione fa parte, appunto, questo cosiddetto Protocollo addizionale od opzionale alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità che è un ulteriore testo che va a sancire ulteriori obblighi e doveri, in realtà, rispettivamente agli Stati membri.

Non tutti gli Stati che ratificano la Convenzione sono obbligati a ratificare anche il Protocollo e questo si capisce anche dal nome del Protocollo stesso che, come hai detto, viene detto Protocollo opzionale.

Come abbiamo detto, i dati del 2018 fanno già vedere questo distinguo poiché abbiamo 177 Stati ratificanti della Convenzione a fronte dei 92 Stati ratificanti del Protocollo opzionale. Come hai detto già, l’Italia ha ratificato sia la Convenzione che il Protocollo.

Questa differenza si spiega perché, appunto, il Protocollo come hai detto aggiunge doveri e rende un pò più invasiva l’effettività della Convenzione. In particolare, una delle cose più importanti e rilevanti, che è prevista nel Protocollo opzionale e che forse rende un pò restii alcuni Stati membri alla ratifica, è che vi sono dettate delle norme specifiche relativamente al Comitato disposto all’art. 34 della Convenzione.

Questo Comitato, che così viene definito nella Convenzione, è l’organo destinatario di comunicazioni presentate da individui o gruppi di individui o in rappresentanza di persone che ritengono di essere vittime di violazione di disposizioni della Convenzione stessa da parte dello Stato parte. Questo che vuol dire? Che c’è questo organismo in cui le persone con disabilità, chi le rappresenta o gruppi di essi possono rivolgersi facendo presente che vi sono nel proprio Stato di appartenenza gravi violazioni delle norme presenti in Convenzione.

Il Comitato è previsto anche nella Convenzione come semplice destinatario dei rapporti che biennalmente gli Stati devono fare sulla situazione relativa alle persone con disabilità, ma il Protocollo aggiunge questa possibilità per i cittadini dello Stato parte ossia quella appunto di, come hai detto, presentare delle vere e proprie istanze, delle vere e proprie richieste e delle vere e proprie, si può dire, denunce relative alla violazione dei diritti delle persone con disabilità.

A questo, il Comitato, che è formato da alcuni membri esperti nominati geograficamente in modo uniforme dagli stessi Stati membri, esamina le domande, esamina le denunce di violazione e poi o archivia o ritiene ricevibile a seconda delle norme che sono previste nel Protocollo oppure va avanti, fino al punto di poter arrivare a chiedere allo Stato membro, che appunto si trova ad essere autore delle violazioni della Convenzione, di adottare delle misure che possono in qualche modo eliminare la discriminazione.

Questo che nel Diritto Internazionale è abbastanza una novità, poiché è raro che gli stati cedano sovranità. In questo non è proprio una cessione di sovranità, ma è comunque un coinvolgimento molto forte dello Stato che accetta che un Comitato super partes, quindi di livello superiore, decida e lo inviti a elaborare delle norme che non siano più in contrasto.

Una piccola nota: credo che sia da sottolineare il fatto che il tutto parta dal basso. Trovo veramente degno di stima il fatto che la segnalazione dell’attività del Comitato parte dalla segnalazione della stessa persona con disabilità. Sempre per sottolineare, appunto, la partecipazione e il protagonismo della persona con disabilità.

Anche qui siamo, purtroppo, distanti tra la teoria e la pratica, anche se, come dire, è sempre meglio che un diritto sia sancito piuttosto che non lo sia. Il resto sta ovviamente agli operatori del Diritto e a chi si trova a dover rendere applicabili e applicate le norme previste.

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Attuazione della Convenzione in Italia e strumenti per favorire l’autonomia delle persone con disabilità

da marzo del 2019, quindi da relativamente poco tempo, si sono celebrati i 10 anni della Convenzione perchè, come abbiamo detto, in Italia questo atto è stato ratificato il 3 marzo del 2009.

Purtroppo le critiche sono molte, nel senso che la Convenzione per i diritti delle persone con disabilità, come vedremo, propone tutta una serie di strumenti di difficile attuazione, che sono sicuramente, in via di principio, molto buoni, perchè puntano sull’inclusione e sulla partecipazione ma che gli Stati membri faticano ad attuare.

Per quanto riguarda l’Italia, è da sottolineare sicuramente in senso positivo il fatto che abbia ratificato il protocollo addizionale, che è un testo in calce alla Convenzione e che rende molto più “invasiva” l’effettività della Convenzione stessa, in quanto prevede, in uno dei suoi articoli, che siano gli individui stessi che possono direttamente rivolgersi a un Comitato per rendere note le eventuali ingiustizie e discriminazioni. E’ come se l’Italia avesse un pò ceduto, da un punto di vista di sovranità, il potere a questo Comitato di poter quantomeno tenere sotto controllo quello che accade. Da questo punto di vista, l’Italia è assolutamente coinvolta e ha fatto una scelta di partecipazione agli intenti della Convenzione.

Per quanto riguarda gli organi presenti in Italia e collegati alla Convenzione abbiamo l’Osservatorio per i diritti delle persone con disabilità, che fa capo al Ministero del Lavoro e che si propone di redigere rapporti, si propone di fare studi e ricerche scientifiche, si propone di raccogliere dati statistici e di sempre più implementare la partecipazione delle persone con disabilità.

L’Italia, torno a dire, è da sottolineare in modo molto positivo il fatto che si sia così coinvolta sulla carta e la legislazione nazionale, ed anche di questo avremo modo di parlare, è sicuramente avanzata da questo punto di vista.

Molte aree rimangono scoperte da un punto di vista di applicazione effettiva dei diritti…

Si è fatto molto: a me piace dire che non siamo così indietro come dicono, però, d’altra parte, i gradini da salire su questa scala sono abbastanza.

Per quanto riguarda gli strumenti, mi chiedevi, che possono contribuire a realizzare l’indipendenza e la partecipazione delle persone con disabilità, in questo la Convenzione segna una linea di passaggio rispetto al passato, nel senso che l’articolo 19 della Convenzione parla proprio della vita indipendente delle persone con disabilità, puntando sull’autonomia, anche decisionale rispetto alle scelte che riguardano le persone con disabilità e parla soprattutto, in ogni norma che la comprende, di partecipazione effettiva e di uguaglianza rispetto a tutti gli altri cittadini.

Per questo, sicuramente la Convenzione ha presente la necessità che tutte le persone, quindi anche le persone con disabilità, abbiano una vita indipendente.

Ci sono strumenti, soprattutto guardando la legislazione italiana, che possono in qualche modo aiutare questo tipo di obiettivo e quindi riuscire a raggiungerlo: penso all’amministrazione di sostegno, che è una misura di assistenza delle persone con fragilità, di cui spero avremo modo di parlare, e ad una serie di strumenti che puntano a rimuovere tutti quegli ostacoli che limitano la persona con disabilità. E questo soprattutto in accordo con quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità intende come disabilità: non c’è più, e questa concezione è assolutamente sposata dalla Convenzione, una concezione che fissa la disabilità sul limite, e quindi sulla persona a cui “manca qualcosa”, ma la disabilità ad oggi è intesa come il risultato della cattiva interazione tra il limite della persona con disabilità fisico, piuttosto che cognitivo, piuttosto che sensoriale, e circostanze e fattori ambientali che non facilitano la sua partecipazione.

E quindi, ad oggi, non è come nell’antica Roma, “eliminare la persona”, e quindi elimino la persona elimino il problema (che, coniugato nelle categorie moderne vuol dire non la faccio partecipare ed elimino il problema), ma ad oggi gli Stati, e la Repubblica italiana in primis, devono impegnarsi a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono la partecipazione della persona con disabilità.

L’intervento dev’essere su ciò che limita il vero accesso della persona con disabilità, sia da un punto di vista di strutture che da un punto di vista culturale.

Quindi, per chiudere, per quanto riguarda la vita indipendente c’è la necessità che si superi un pò un pregiudizio culturale che c’è di porre l’attenzione sul limite della persona con disabilità per impegnarci invece un pò tutti ad osservare quali siano i fattori ambientali che che anche noi possiamo rimuovere, forti del fatto che la norma dice che è necessario garantire la partecipazione eliminando tutte quelle circostanze che invece la ostacolano.

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Passaggi finali per la stipula della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità

La Convenzione è stata emanata dall’Assemblea generale dell’ONU nel dicembre del 2006 ed è stata recepita dall’Italia con legge di ratifica il 3 marzo del 2009.

In generale però, la ratifica da parte dell’Italia è solo l’esito del percorso cronologico e di impegno e studio che ha portato alla redazione del testo: la riflessione sui diritti delle persone con disabilità a livello internazionale partiva già dalla fine degli anni ’70, soprattutto in Europa, con una serie di progetti pilota finalizzati a finanziare dei servizi relativi soprattutto all’attività lavorativa delle persone con disabilità.

Nel 1981 interviene l’ONU con un intervento abbastanza determinato fin da allora e proclama l’anno delle persone con disabilità, all’interno del quale ci sono state tutta una serie di iniziative che hanno man mano alimentato l’interesse e gli interventi in questo settore: si è partiti con l’attenzione alle persone con ritardo cognitivo e si è arrivati, con un percorso di riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, intendendo la persona con disabilità stessa prima persona che altro, definitivamente nel dicembre 2006 a ratificare la Convenzione.

La Convenzione si presenta come un testo di legge che coinvolge tutti gli Stati che fanno parte dell’assemblea generale dell’ONU.

Dai dati del 2018, la Convenzione è ratificata da 177 Stati ed ha un protocollo addizionale, o opzionale, di cui poi parleremo, ratificato da 92 Stati.

In particolare per quanto riguarda la composizione, abbiamo un preambolo, dove vengono definiti tutti i fini e i propositi che gli Stati membri si impegnano ad adottare, composto da 50 articoli, mentre il protocollo opzionale è composto da 18 articoli.

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Accesso Totale e Radio32 al One Sense

Valeria Olivotti, proprietaria del ristorante One Sense, ha perso l’udito all’età di 3 anni. Amante del buon cibo, spesso quando andava al ristorante con gli amici, aveva difficoltà a comunicare con i camerieri.

Così, parlandone con la madre, Donatella Montani, hanno avuto un’idea: fare di un problema un progetto, ricercandone ovviamente la soluzione.

E’ nato così One Sense, dove vista, gusto, olfatto, tatto e, soprattutto, udito convergono in un unico linguaggio universale.

Ogni dettaglio punta al superamento delle barriere di ogni genere e all’accessibilità tout court. Non mancano le pedane e i corridoi sono abbastanza larghi per accogliere comodamente persone in carrozzina. E naturalmente tutto è a misura e su misura per chi non sente.

A breve, video e interviste curate insieme agli amici di Radio32 #StayTuned

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