Rispetto del domicilio e della famiglia

Procediamo oltre con l’Art. 23 della Convenzione per i diritti delle persone con disabilità dell’assemblea generale dell’ONU. Dopo aver fatto riferimento al principio della riservatezza e al diritto della tutela della privacy, abbiamo il rispetto del domicilio e della famiglia.
Ovviamente è un’estensione del rispetto alla vita privata di cui abbiamo già parlato nel nostro precedente intervento che veniva determinato all’Art. 22.

L’Art. 23 riporta 5 commi che fanno riferimento ognuno ad un aspetto di vita diverso, ma sempre legato a stretto giro con il concetto di famiglia.

Innanzitutto, al 1^ comma viene stabilito quello che è il principio che ormai abbiamo imparato e abbiamo visto veramente formare l’intera Convenzione, il principio di non discriminazione. Infatti, diciamo che nel 1^ comma viene imposto agli Stati Parte di evitare in qualsiasi misura che vi siano discriminazioni sulla base della disabilità della persona con un focus relativo al matrimonio, alla filiazione e alla stessa fertilità delle persone con disabilità. Per quanto riguarda, appunto, tali tre aspetti sono declinati alle lettere A, B e C del comma 1^ dell’Art. 23.

Per quanto riguarda il matrimonio viene definita la libertà e il diritto di libera scelta per quanto riguarda le persone con disabilità a scegliere liberamente se sposarsi e ovviamente la persona a cui unirsi. L’unico vincolo, l’unico limite è lo stesso che viene imposto dalle legislazioni nazionali ad un consociato ossia quello di aver raggiunto l’età necessaria per giungere al sodalizio. Per quanto riguarda la filiazione si fa riferimento al fatto che c’è una libertà di scelta civica sia del numero di figli, sia per intercorrere da un figlio all’altro proprio per dare alle persone con disabilità la stessa libertà di scelta, soprattutto relativa alla sfera dell’intimità.

Al comma 2^ dell’Art. 23 si fa riferimento all’adozione, o comunque a tutti quelli strumenti e istituti che rendono possibile l’avvicinamento e l’affido di un minore ad aspiranti genitori. Per cui non deve in nessun modo essere messa in dubbio l’affidabilità delle persone con disabilità a procedere con un’adozione senza che la loro condizione di disabilità, salvo ovviamente problematiche oggettive, possa essa, solo per il fatto che c’è, essere un limite all’esercizio di tale diritto.

Al Comma 3^ vengono poi declinati i cosiddetti diritti nella vita familiare, ossia il fatto che gli Stati Parte debbano assicurare che i bambini con disabilità abbiamo pari diritti per quanto riguarda la loro vita in famiglia. Ovviamente, si fa riferimento alla prevenzione dell’occultamento, dell’abbandono, della segregazione. Molto spesso le persone con disabilità, soprattutto in epoca non troppo recente, venivano tenuti in casa, nella loro dimora senza possibilità di espressione, e questo viene censurato come condotta dalla Convenzione.

Procedendo oltre e facendo riferimento al Comma 4^ dell’Art. 23 c’è un’attenzione particolare alla separazione tra i bambini dai genitori. Diciamo che nell’ultimo periodo del Comma 4^ si fa riferimento che qui la disabilità può essere relativa tanto quanto ai figli che ai genitori, l’importante, il principio che viene notificato, è che non ci deve essere una separazione tra figli e genitori salvo che questo non sia ovviamente giustificato dal superiore interesse del minore, che è quel principio che abbiamo già citato nel momento in cui abbiamo fatto riferimento alla tutela dei bambini con disabilità e che informa la Convenzione dei diritti del fanciullo sempre dell’ONU.
Per quanto riguarda questa separazione, l’unico caso in cui la stessa è giustificata è, come detto, non solo quanto questa persegue l’interesse superiore del minore, ma quando la stessa è stata appunto disposta con autorità giurisdizionale e con procedimenti definiti dalla legge, in nessun altro caso i bambini e i loro genitori possono essere separati e, ovviamente, in nessun caso questo può accadere solo in funzione della disabilità del figlio o del genitore.

Infine, c’è una sorta di clausola di salvaguardia che fa riferimento a quei bambini con disabilità che non possono essere accuditi, quindi che non possono essere accolti in famiglie. Per questo che si pensa ad una prima soluzione, una cosiddetta famiglia allargata, la si pensa come una rete che tenda appunto con tutti gli ausili e le possibilità a volte necessarie a sostenere i genitori. Altrimenti, nel caso in cui questo non possa avvenire, si fa riferimento a degli ambienti familiari, pensiamo ad esempio agli ambienti di comunità e di residenza delle persone con disabilità che a volte vi risiedono sin dalla tenera età. Diciamo, il principio, come al solito, oltre ad essere quello di non discriminazione è sicuramente quello di non abbandono e di non occultamento.

Le persone con disabilità, al pari di altri consociati, hanno la necessità, il diritto e direi anche il dovere di poter vivere all’interno di una comunità familiare che permetta lo sviluppo della loro personalità.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

Pubblicità

Rispetto della vita privata

Procediamo con il nostro cammino ed arriviamo all’Art. 22 della Convenzione dei diritti per le persone con disabilità ratificata dall’Italia nel 2009. “Il rispetto della vita privata”.

Diciamo che qui viene preso in considerazione un elemento molto importante della vita di una persona, e non solo della vita delle persone con disabilità. Ricordiamo sempre che ratificare una Convenzione dei diritti delle persone con disabilità non vuole ovviamente essere un elemento di segregazione, quanto piuttosto un elemento di particolare attenzione.
Cercare di collegare i diritti e i doveri che vengono riconosciuti a tutte le persone, anche alle persone con disabilità, vuol dire riaffermare con determinazione il loro far parte della vita comune e del loro concorrere al bene comune.

Per quanto riguarda l’Art. 22, abbiamo detto che lo stesso rubrica” il rispetto della vita privata”. Lo stesso ha a che fare certamente con la privacy, è un qualcosa che ha a che fare con quel diritto di ognuno a organizzare, a veder tutelata la riservatezza dei propri eventi e situazioni private. Si fa riferimento al fatto che la garanzia della riservatezza deve essere a prescindere dalla residenza o dalla modalità di alloggio. Non viene quindi tollerato dalla Convenzione il diritto che il rispetto della vita privata della persona con disabilità possa subire delle flessioni, possa essere più o meno garantita in ragione del luogo di residenza ovvero della tipologia di alloggio. Si pensi ad alcune situazioni, ad alcune ipotesi di strutture residenziali dove a volte dimorano le persone con disabilità.
È come se la Convenzione ci venisse a dire che tale tipo di modalità di vita non è assolutamente una giustificazione per la compressione di questo diritto.

Ovviamente, all’interno della vita privata abbiamo una concezione ampia e quindi si fa riferimento alla famiglia, alla casa, alla corrispondenza in qualsiasi forma, altri tipi di comunicazione, e diciamo la tutela viene fatta dalle interferenze, è come se ci fosse una sfera, appunto quella privata, che deve essere priva di interferenze a prescindere dal luogo in cui la persona con disabilità si trova a sviluppare la propria disabilità. Per quanto riguarda gli obblighi degli Stati Parte e quelli ratificanti la Convenzione, al Comma 2 dell’Art. 22 viene affermato che gli Stati Parte devono tutelare il carattere confidenziale delle informazioni personali, di quelle relative alla salute e alla riabilitazione delle persone con disabilità sulla base di uguaglianza con gli altri.

Tale ultimo comma, l’articolo si compone di due commi, mette più il focus sulle informazioni.
Ovviamente vengono citate le informazioni maggiormente sensibili, quelle strettamente personali che hanno a che fare con la salute, ma vi sono tantissime altre informazioni, per esempio sul credo religioso, sull’orientamento sessuale. Diciamo che qui viene posta in luce l’attenzione alla salute e alla riabilitazione, poiché tale nesso tra la disabilità e la salute è un nesso purtroppo un pò arcaico che però nella Convenzione ha trovato la sua sede. Oggi sappiamo che le persone con disabilità non hanno solo a che fare con una questione relativa alla propria salute che a volte non è compromessa da un punto di vista patologico o comunque tale compromissione non impedisce la vita di piena partecipazione e, diciamo, nella Convenzione ONU ancora troviamo questo punto di vista un pò arretrato rispetto alle riflessioni della comunità scientifica. Sta di fatto che il principio generale, ovviamente sempre applicabile anche oggi grazie anche in vista dei passi avanti che la comunità scientifica ha compiuto. Il principio generale, espresso al Comma 1 per sintetizzare è che la vita privata di ogni persona e quindi anche delle persone con disabilità non permette interferenze, non permette lesioni qualsiasi sia la condizione in cui la persona con disabilità si trova a vivere.

Per quanto riguarda il Comma 2 viene sottolineata l’importanza che tale riservatezza, oltre ad essere garantita per la vita privata, riguardi anche le informazioni di ogni singola persona, ovviamente su una base di uguaglianza con gli altri. Diciamo che il principio di uguaglianza è quello che permea veramente tutto il testo costituzionale attraversando sotto i vari aspetti gli articoli di cui stiamo parlando.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

I 5 pilastri di Patrizia Saccà

Il raggiungimento di un completo benessere psicofisico è indubbiamente un obiettivo primario per tutti noi… Ma in particolare lo è per tutte quelle persone che, per un motivo o per un altro, vivono una situazione di disabilità.

Accesso Totale ha avuto il piacere di raggiungere, seppur solo telefonicamente, Patrizia Saccà, atleta paralimpica, allenatrice di tennistavolo, plurimedagliata, anche alle paralimpiadi di Barcellona nel 1992 e istruttrice di yoga.

Patrizia è stata l’ideatrice del saluto al sole per persone con disabilità, e non solo.

Ma documentiamoci un pò su questa disciplina antichissima, molto particolare e sicuramente affascinante: i 12 asana (posizioni) del Surya Namaskar (saluto al sole) possono essere eseguite da chiunque, anche seduti su una normale sedia: in questo modo la pratica dello yoga diventa momento di relax per una pausa in ufficio, oppure tecnica di rilassamento da svolgere direttamente a casa, accostando dinamismo fisico e lavoro di consapevolezza di sé, meditazione.

I 5 pilastri. Patrizia ci racconta che, per lei, cinque sono gli elementi essenziali per vivere una vita piena, in armonia con il proprio benessere e con il corpo che abitiamo:

  • l’amore: di un partner, ma anche l’amore delle persone che ci sono vicine, dei genitori, degli amici. L’amore per la natura, per gli animali, per gli altri esseri. L’amore è come l’oceano infinito: più ne diamo, più ne torna…;
  • lo yoga: inteso come meditazione, ascolto di sé, delle nostre emozioni e del nostro “io” più profondo, per raggiungere al meglio il nostro equilibrio. Carburante per la nostra anima. E Yoga a Raggi Liberi rompe proprio il pregiudizio sullo yoga non accessibile, riconducendo all’essenza stessa di questa antica disciplina, che non è certo ginnastica. Yoga e meditazione sono davvero per tutti;
  • lo sport: l’attività fisica, ovviamente, rigenera e tonifica il corpo e rinvigorisce la mente e lo spirito. E’ il carburante della nostra “macchina”, il corpo;
  • il viaggiare: la conoscenza di posti nuovi e soprattutto di nuove culture e tradizioni diverse dalla nostra cancella i preconcetti e di conseguenza apre la mente. Viaggiare è cultura, è mettersi alla prova, ancor di più se si è sulla sedia a rotelle. “Divento terra, aria, acqua e fuoco quando viaggio, non potendo camminare osservo e sono elemento, divento i 4 elementi…” racconta Patrizia ad Accesso Totale “Mi adatto e sperimento da anni. Ora è più semplice, ci sono molte possibilità di luoghi e strutture accessibili, anche se c’è ancora molto da cambiare e migliorare.”;
  • l’alimentazione: anche mangiare nel modo giusto contribuisce al nostro benessere psicofisico: l’alimentazione è la base della nostra vita, noi siamo ciò che mangiamo: se mangiamo veleni non potremmo avere buon sangue. E’ di fondamentale importanza rispettare il nostro tempio-corpo.

                                        Dove non arriva il corpo arriva la mente,                                           dove non arriva la mente, arriva lo spirito

Messaggio paralimpico

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

Libertà di espressione e opinione e accesso all’informazione

Andiamo avanti con il nostro appuntamento relativo alla Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità e vediamo che l’Art. 21 riporta un altro aspetto dell’accessibilità e quindi per questo sempre legato a stretto giro con Accesso Totale.

L’Art. 21, rubrica “Libertà di espressione e opinione e accesso all’informazione”, viene posto l’accento sull’importanza che le persone con disabilità abbiano accesso, senza nessun tipo di difficoltà, all’informazione.

Innanzitutto, viene sancito nel 1^ Comma il diritto alla libertà di espressione e di opinione, ivi compresa la libertà di cercare, ricevere e impartire informazioni e idee sempre sulla stessa base di eguaglianza con gli altri. Attraverso ogni forma di comunicazione prediletta dalla persona con disabilità. Quindi abbiamo sia un diritto propositivo, ossia quello della persona con disabilità ad informare qualcuno, che un diritto al contrario ossia quello di ricevere, senza alcun tipo di barriera, le informazioni necessarie.

Alla lettera A dell’Art. 21 ovviamente troviamo le informazioni destinate al grande pubblico, quindi le informazioni istituzionali. Pensiamo alle informazioni che sono state date, soprattutto da fonti istituzionali, in questo tempo di Coronavirus. È necessario che ci siano tecnologie appropriate per ogni tipo di disabilità, pensiamo alle disabilità sensoriali.

Alla lettera B ovviamente c’è la garanzia dell’utilizzo e di spendere tutti i tipi di lingue, le modalità di comunicazione che facilitano l’accessibilità e la comprensione per le persone con disabilità sensoriali. Allora abbiamo la Lingua dei Segni, abbiamo il Braille, rispettivamente per le disabilità uditive e per quelle visive. Abbiamo le comunicazioni migliorative alternative, un esempio di questo è la CAA, la comunicazione aumentativa alternativa, che attraverso pittogrammi chiamati PETS veicola il messaggio soprattutto per le persone con disabilità cognitive. E poi, la lettera B dell’Art. 21 appunto, lascia aperto lo spazio a qualsiasi tipo di mezzo, definendo la necessità di facilitare il ricorso delle attività ufficiali di ogni altro accessibile mezzo, modalità e sistema di comunicazione basato sulla scelta della persona con disabilità.

C’è un riferimento anche agli enti privati, che forniscono sempre servizi al grande pubblico a non lasciare indietro le persone con disabilità e, anche qui, fornire informazione soprattutto di carattere necessario e generale attraverso sistemi accessibili e utilizzabili che garantiscano la partecipazione su base di eguaglianza alle persone con disabilità.

Ovviamente, c’è un incoraggiamento ai Mass Media, inclusi gli erogatori di informazione, tramite web, a rendere il loro servizio accessibile. Se pensiamo alle informazioni e alle modalità con le quali tali informazioni vengono veicolate in questo tempo, e ovviamente negli ultimi tempi, assistiamo ad un grande sviluppo dei Mass Media e a un grande sviluppo di tutte le piattaforme e anche dei Social Network. Dove spesso anche le istituzioni pubbliche fanno veicolare proprio i messaggi e quindi oltre che rendere accessibile la stampa tradizionale, piuttosto che i messaggi che vengono da fonti ufficiali è necessario occuparsi di tutta questa area, e quindi l’area relativa al web e alla comunicazione. Infine, c’è il riconoscimento e la promozione della Lingua dei Segni. Gli esponenti della Lingua dei Segni stanno tentando in tutti i modi di far riconoscere la stessa lingua proprio come Lingua, e quindi tutto quello che compete ed è per questo che sempre una precisazione da parte degli interpreti di parlare di Lingua e non di Linguaggio. La Lingua dei Segni ha una struttura grammaticale, si può dire, sua propria ed è ormai una delle modalità maggiori con cui le persone con disabilità uditive si orientano nella comunicazione. Il riconoscimento della Convenzione internazionale dell’ONU di tale uso è sicuramente di piena importanza e va sempre nella direzione del riconoscimento della Lingua dei Segni appunto come Lingua.

Vediamo che la conoscenza entrerà a far parte di quel patrimonio comune di informazioni che governano anche la società è presupposto necessario ed insostituibile per una reale partecipazione, anche ai processi decisionali, soprattutto quelli che riguardano le stesse persone con disabilità, quindi mettere un focus sull’accessibilità anche relativamente alle informazioni è necessario perché poi tutti i diritti che stiamo osservando insieme possano trovare reale e concreta attuazione.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

Mobilità personale

Eccoci di nuovo sulla nostra Convenzione per i diritti delle persone con disabilità.

Dopo aver affrontato il tema della vita autonoma e dell’inclusione nella società all’art. 19, continuiamo il nostro cammino e facciamo riferimento all’art. 20 che riporta la rubrica “Mobilità personale”.

Certamente questo riguarda in particolare le persone che hanno una disabilità motoria, ma in realtà se leggiamo la norma ci rendiamo conto che anche questa disposizione è caratterizzata dallo stesso filo rosso, ossia dal principio dell’inclusione che è, sì specificatamente dedicato alle persone con disabilità motoria, ma ci fa comunque intravedere un principio valido per tutte le persone con disabilità intese come Persona e, diciamo, che hanno il diritto al pari in riferimento agli altri consociati di esercitare i propri diritti all’interno della società.

Vi invito a porre l’attenzione alla lettera D dell’art. 20 che dice “incoraggiare gli enti che producono ausili alla mobilità, strumenti, accessori e tecnologie di supporto, che prendano in considerazione tutti gli aspetti della persona con disabilità.

Diciamo che è un invito agli enti produttori degli ausili che facilitano la mobilità a prendere in considerazione prima che ci sia il problema, prima che ci sia l’ostacolo per la persona con disabilità, immaginare le persone con disabilità nella società. Questa è un pò la sfida dell’inclusione, la sfida di quel principio che cerca di prevenire, che cerca di fare prevenzione, anziché di ricucire una rottura.

Immaginiamo la situazione di una persona con disabilità motoria limitata nella sua mobilità, se la società pensasse a quella già prima che la persona stessa incontri un ostacolo, è facile capire che tali ostacoli non verrebbero incontrati. Se la società che si occupa di mobilità considerasse la presenza anche delle persone con disabilità, non esisterebbero le barriere architettoniche, perchè nel momento in cui si va a porre in essere, a costruire qualcosa che poi diventerà un ostacolo, una barriera architettonica per la persona con disabilità, questo non verrebbe mai posto in essere se nella mente di chi progetta ci fossero già le persone con disabilità.

Questo in alcuni luoghi virtuosi accade, accade che il pensare gli ambienti sia misurato nei confronti di tutti i consociati, e sono ambienti virtuosi in cui la qualità della vita aumenta, non solo per le persone con disabilità, ma per tutto il contesto sociale.

La sfida è un pò questa, accettare l’invito a pensare una società naturalmente inclusiva, che pensi a tutti i suoi consociati, alle loro esigenze, già prima che si ponga un problema.

Ovviamente poi, l’art 20 pone l’attenzione sulla mobilità in senso stretto, e quindi definisce la mobilità come strumento di indipendenza. E’ ovvio che nel momento in cui la persona con disabilità ha libertà e facoltà di scegliere come e dove muoversi, questo genera autonomia e indipendenza della persona stessa. E’ necessario che vengano pensati dei facilitatori, e andiamo alla lettera A dell’articolo: facilitare la mobilità delle persone con disabilità nei modi e nei luoghi da loro scelti: non ci deve essere nulla di imposto, nulla di già deciso. La persona con disabilità è protagonista delle sue scelte tanto quanto gli altri consociati e questo non deve generare un costo economico troppo oneroso, difficilmente affrontabile. Non ci si può trovare di fronte al fatto che per scarsità di risorse economiche la persona sceglie di non muoversi, sceglie di non andare, sceglie di non partecipare. Questo, diciamo è impossibile.

E’ caratteristico del nostro ordinamento giuridico, questo lo abbiamo detto più volte, che la persona venga prima del denaro, la persona viene prima della risorsa economica, lo abbiamo visto anche in questo tempo. I sacrifici sono stati chiesti alle persone e non è possibile continuare a porre l’attenzione sul denaro, o solo sul PIL. Le persone, come ci ricorda l’art. 20 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, hanno il diritto di scegliere modi e tempi, e questo non può essere limitato dalla propria particolare condizione personale.

E’ necessario agevolare l’accesso alle persone con disabilità, è necessario porre a loro garanzie, la presenza di persone specializzate, strumenti tecnologici che siano all’avanguardia e che servano, e che non pretendano un costo eccessivo.

E’ per questo che possiamo continuare su questa nostra scia. Questo articolo della Convenzione riguarda molto Accesso Totale: in quel “Totale”, c’è anche la libertà di scelta delle persone con disabilità, e non potrebbe essere altrimenti.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

#Mollaloscivolo, campagna per l’accesso totale

Andrea è uno studente ventunenne fiorentino di Scienze Umanistiche per la Comunicazione all’Università di Firenze, che da anni si impegna, vista anche la sua disabilità motoria, sui temi dell’accessibilità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche e mentali, a Firenze ma non solo

Dal 2012, spinto dall’esigenza personale di voler raggiungere autonomamente il centro storico senza trovare barriere sulla via, ha iniziato ad impegnarsi attivamente, inviando segnalazioni di ostacoli fisici agli uffici competenti dell’Amministrazione comunale. A seguito di numerose richieste circostanziate, sono stati creati gradualmente una trentina di scivoli, tanto da incoraggiarlo nella battaglia, continuata nel 2013 e negli anni successivi con segnalazioni, fatte anche da altri cittadini, di numerose barriere: scalini ai marciapiedi o ai negozi, assenza di rampe, buche, ascensori o impianti non funzionanti nei luoghi pubblici.

Spesso poi anche i cittadini – consapevolmente o meno – con i loro comportamenti creano barriere: basti pensare alle soste selvagge che limitano la circolazione e la sicurezza di tutti e non solo dei soggetti più vulnerabili, come persone anziane, bambini, persone con disabilità.

Nel 2016 crea il blog Contro ogni barriera – Firenze accessibile, per sensibilizzare Amministrazioni e Cittadini su questo delicato tema con la campagna #MOLLALOSCIVOLO e per diffondere consapevolezza sull’importanza di abbattere le barriere architettoniche e non crearne di nuove in fase di progettazione o con comportamenti scorretti o irrispettosi nei confronti del prossimo.

Fondamentale per il nostro Paese è fare rete, tra singoli cittadini e gruppi, per creare una sempre maggiore sensibilità sul tema dell’accessibilità, come su altri temi fondamentali legati al rispetto dei diritti inviolabili della persona. Proprio a tal proposito è stato lanciato l’hashtag #MOLLALOSCIVOLO con Luciana Littizzetto e Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, facendo un appello a tutti gli italiani per una maggiore sensibilità.

Al blog, nel tempo diventato un sito web, si sono aggiunte le pagine social Contro ogni barriera – Una città per tutti e Contro ogni barriera. Il progetto ha ad oggi circa 5000 follower, tenendo conto di tutte le piattaforme.

Questo impegno per garantire una mobilità senza barriere a tutti i cittadini, come sancita dalla nostra Costituzione agli artt. 2, 3 e 16, vuole anche far scoprire a chi non ha mai avuto la possibilità di accorgersene, quanti muri si creano con l’indifferenza e l’ignoranza e quanto poco ci vorrebbe per evitarlo. L’accessibilità non è un regalo, una concessione per i più svantaggiati, ma riguarda tutti ed è una condizione necessaria: tutti ne siamo destinatari.

Anche la risposta delle Istituzioni alla campagna è stata positiva, ma per arrivare ad obiettivi concreti, in generale c’è ancora bisogno di tempo e tanto lavoro da fare. Da parte di tutti noi, aggiungiamo noi di Accesso Totale!

Bisogna sburocratizzare le procedure, dare la priorità a ciò che è urgente e lavorare con costanza nella nuova progettazione tenendo in gran conto dei P.E.B.A. (Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche). Da tener presente che l’accessibilità deve essere garantita in ogni ambito di vita e quindi anche per quanto riguarda trasporti, servizi e quant’altro.

Rimarrà vivo l’impegno ad organizzare giornate di sensibilizzazione nelle scuole, dalle elementari ai licei, nelle università, nelle aziende, fra i nostri commercianti: impegno già attivo dal 2016. Continuo sarà il dialogo con le amministrazioni.

Le nostre città, in definitiva, si mostrano come noi – assieme alle Istituzioni – concorriamo a realizzarle.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

Vita indipendente e inclusione nella comunità

L’art. 19 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità è formato da 1 Comma con tre lettere e fa riferimento al fatto che la Convenzione, sono due i filoni principali: l’eguale diritto sulla base del principio di eguaglianza di cui già abbiamo parlato, e la partecipazione. Diciamo che l’Articolo mette in risalto questi due principi e li coniuga nel discorso della vita indipendente e autonoma, soprattutto mettendo al primo posto la libertà di scelta e l’inclusione nella comunità.

Per quanto riguarda l’inclusione nella comunità mi permetto di far riferimento a un qualcosa che ha detto Ezio Bosso, poco prima di venire a mancare durante un’intervista che gli è stata fatta, e lui ha detto “La società non dovrebbe imporsi l’inclusione, ma dovrebbe essere naturalmente inclusiva”

Ovviamente credo che Accesso Totale sposi assolutamente questa tesi che prevede appunto nella società un qualcuno che non debba costringere qualcun alto a includerlo, ma che naturalmente propenda verso l’inclusione.

È bella l’idea della comunità. Qui si fa riferimento all’inclusione nella comunità proprio per sottolineare ancor di più che è una società caratterizzata dal mettere in comune. E quindi appunto, gli Stati parte si impegnano a garantire la vita indipendente e che questa vita indipendente sia assolutamente prevista e inclusa nella società, o meglio comunità come viene chiamata.

Diciamo che viene messo l’accento su vari aspetti. Si fa innanzitutto riferimento alla scelta della residenza. Viene stabilito che le persone con disabilità non devono essere obbligate a vivere in una particolare sistemazione abitativa. È come se ci dicesse: non è scontato che le persone con disabilità debbano vivere necessariamente in strutture residenziali, ma invece gli Stati parte hanno preso l’impegno di garantire che le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, sulla base dell’eguaglianza con gli altri, dove porre il proprio luogo di residenza, dove sviluppare il proprio progetto di vita.

Alla lettera B si fa riferimento alla necessità che venga garantito alle persone con disabilità il libero accesso ad una serie di servizi, quali sostengo domiciliare, residenziale e di comunità, e che questo tenda ad impedire l’isolamento ed anche la segregazione. Pensiamo ai Paesi meno sviluppati dove le persone con disabilità vivono realmente delle situazioni di grande difficoltà, proprio dall’impossibilità di venire integrate. Infine, anche la necessità di far fruire alle persone con disabilità, nel caso in cui vivano in questi luoghi di aggregazione o luoghi comunitari, i servizi e le strutture devono essere ovviamente destinati alle specifiche esigenze delle persone con disabilità.

Il fatto di sottolineare che ci sia una specifica esigenza non vuole, ovviamente, creare discriminazione, ma invece è finalizzato proprio al non dimenticare mai che la persona con disabilità vive una condizione particolare, ma che la presenza di questa condizione personale particolare non deve assolutamente aprire la strada né alla discriminazione, né alla disuguaglianza e soprattutto all’esclusione.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

Libertà di movimento e cittadinanza

L’art. 18 riguarda la libertà di movimento e il diritto ad avere una cittadinanza. L’articolo è diviso in due commi: Il 1° comma fa riferimento esplicitamente sia alla libertà di movimento sia al diritto di avere una cittadinanza. Al 2° comma troviamo un’attenzione particolare ai bambini con disabilità.

Procedendo con ordine, vediamo che al 1° comma vengono enucleati una serie di diritti. Innanzitutto, c’è la libertà di movimento, quindi ancora una volta viene ribadito il fatto che la condizione particolare in cui si trova una persona con disabilità non deve limitare lo svolgersi della vita indipendente, non deve limitarne le scelte anche quando queste riguardano il proprio spostamento.

Più in particolare vediamo che dalla libertà di movimento discende il diritto di eseguire alcune scelte, come può essere ad esempio il diritto di scegliere la residenza, non deve essere limitata tale scelta dalla condizione di disabilità che la persona vive. La scelta di avere una determinata cittadinanza, e poi vengono, sul finire dell’articolo, esplicitati due diritti molto importanti: da una parte il cosiddetto “diritto di emigrazione”, ossia il diritto di lasciare il proprio Paese, di spostarsi da un Paese all’altro secondo le norme che regolano gli spostamenti di qualsiasi consociato e quindi la possibilità di lasciare il Paese nel quale ci si trova, anche nel caso in cui questo sia proprio il Paese di cittadinanza della persona con disabilità e correlato a questo, naturalmente, c’è il diritto di poter tornare nel proprio Paese. Questi due diritti, quindi il diritto ad uscire ed il diritto a rientrare, non devono, secondo il dettame della Convenzione, essere in nessun modo limitati dagli Stati facendo leva sulla disabilità.

Quindi, ancora una volta, notiamo come il principio di non discriminazione basato sulla disabilità è sempre rispettato in qualsiasi tipo di dispiegarsi della vita della persona. Vediamo quindi che la disabilità stessa non deve impedire alla persona di poter spostarsi uscendo fuori, e né tantomeno le può impedire di rientrare tornando nel proprio Paese d’origine.

Per quanto riguarda il 2° comma, questo riguarda i bambini con disabilità ai quali, dal momento della nascita, non viene indicata nessun’altra condizione, e questo inciso ci fa pensare all’art. 1 del nostro Codice Civile, che condizione l’acquisizione di diritti e posizioni giuridiche soggettive al solo venire al mondo. Non c’è nessun altro tipo di condizione personale che possa impedire la possibilità di assumere dei diritti.

Per quanto riguarda il 2° comma dell’art. 18 che stiamo commentando, vengono innanzitutto il diritto al nome e il diritto alla cittadinanza. Un’annotazione viene fatta in riferimento ai genitori, facendo riferimento al fatto che i bambini con disabilità, come gli altri, hanno, per quanto possibile, il diritto di conoscere i propri genitori e di essere da loro accuditi. Potrebbe risultare complicato comprendere il perchè di questa disposizione, ma si può pensare anche alle situazioni sociali, molto differenti da quelle del nostro Paese, che necessitano la garanzia di un diritto quale quello che abbiamo appena menzionato.

Quindi abbiamo, ricapitolando, nel 1° comma un diritto al movimento, alla libertà di movimento dalla quale discende il diritto a scegliere il posto nel quale vivere fondamentalmente, il diritto di poter uscire fuori dal proprio Paese, il diritto di potervi rientrare, senza che la disabilità che la persona vive sia in nessun modo escludente. Nel 2° comma abbiamo un’attenzione particolare ai bambini con disabilità, con l’affermazione della nascita come unico spartiacque per l’acquisizione di diritti e vengono enucleati alcuni diritti fondamentali che fanno riferimento alla persona e che sono il diritto al nome, il diritto alla cittadinanza e il diritto ad avere una crescita accompagnata da una figura genitoriale, affettiva, di riferimento.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

 

 

ItaliAccessibile e l’accessibilità universale

Il Blog ItaliAccessibile, affiliato all’Associazione Lab17 A.P.S.Onlus nasce dall’idea di Pierpaolo Capozzi ed opera nel settore del turismo accessibile, accessibilità universale, itinerari turistici accessibili, notizie dal mondo della disabilità, sport per le persone con disabilità e selezione delle strutture turistiche accessibili in Italia.

Pierpaolo Capozzi, di Buonalbergo (Bn), è laureato all’Università degli Studi del Sannio in Economia e Gestione dei Servizi Turistici, ha frequentato diversi corsi sul Turismo Accessibile tra cui “Cosy Naples -Accompagnatori solidali”, Sperimentazione itinerari turistici accessibili Napoli e provincia presso l’Associazione Peepul di Napoli.

Questa esperienza ha portato a ideare e gestire il Blog sul Turismo Accessibile ItaliAccessibile.

Ad oggi sono presenti in associazione altri soci che si occupano a vario titoli di tematiche inerenti l’accessibilità, il turismo accessibile, terzo settore e sport per persone con disabilità, tra cui Gianluca Iandolo (Giornalista Pubblicista), Maria Venditti (attivista per i diritti delle persone con disabilità), Francisco Di Finizio (Fisioterapista ), Marina Calvi (cura rubrica cucina senza glutine) ed altre persone con disabilità.

Attualmente ItaliAccessibileItaliAccessibile fa parte della FISH – Federazione Italiana Superamento Handicap.

Il Blog si avvale della collaborazione di molte associazioni messe in rete per dialogare su temi quali la disabilità, azioni comuni sul territorio, sviluppo del turismo accessibile e sport per persone con disabilità e di collaboratori con disabilità i quali scrivono articoli sui temi proposti nel blog, delle proprie esperienze personali su viaggi accessibili, interviste ai rappresentanti del terzo settore e atleti paralimpici nazionali.

Oltre alla gestione del blog, ItaliAccessibile attraverso la Onlus intraprende anche azioni dirette per migliorare la situazione dell’accessibilità sul territorio, offrire delle consulenze per eventi accessibili o direttamente alle strutture turistiche, raccogliere fondi.

Ma cosa si intende per “turismo accessibile”?

Si intende l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con esigenze speciali, anziani, persone con disabilità, esigenze dietetiche o con problemi di allergie, la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà. Senza dimenticare ovviamente di assicurare l’accessibilità del trasporto e della mobilità, della ristorazione e del tempo libero.

L’accessibilità include anche l’affidabilità dell’informazione sulle strutture e sui percorsi per garantire dati certi ed efficaci che consentano a ciascuna persona di valutare autonomamente il livello di rispondenza della struttura alle proprie esigenze, compresa quindi anche l’accessibilità digitale dei siti web.

Secondo i dati dell’istituto Doxa (luglio 2015), il mercato del turismo accessibile italiano coinvolge, oggi, 10 milioni di persone, quasi il 16,4 per cento delle famiglie in Italia.

Un problema abbastanza rilevante è che l’unico lavoro di sviluppo dell’offerta che ha visto operare in modo integrato pubblico e privato e che ha lavorato seguendo un approccio istituzionale è stato, nel 1999, il progetto Italia per Tutti ad opera di ENEA e ITER (progetto STARe). Dopo tale iniziativa le Regioni, i Comuni, i territori e le Associazioni hanno continuato a lavorare ciascuno per conto proprio o creando ridotte sinergie.

Ogni disabilità poi ha le sue specifiche barriere da abbattere e le più note sono quelle architettoniche in senso stretto, ma in questa definizione ci si dimentica spesso che sono comprese quelle sensoriali o senso-percettive le quali, purtroppo, sono meno note ma non meno importanti.

Le iniziative promosse e realizzate negli ultimi anni sono state numerose, ma quello che forse manca, prima di tutto, è la necessita di cambiare la visione che si ha di queste persone. Bisognerebbe lavorare sulla percezione della disabilità. Il problema quindi non è solamente architettonico, ma anche e soprattutto culturale.

Con l’auspicio che presto la situazione che si è venuta a creare a causa del Covid-19 torni verso una normalità, Accesso Totale si propone in futuro, proprio nell’ottica di fare rete e per la vicinanza di ideali e tematiche trattate, una stretta collaborazione con ItaliAccessibile ed in generale con l’A.P.S. Lab17. Nel frattempo, vi diamo appuntamento sempre qui sul nostro blog e sui nostri social.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.

Diritti inalienabili

Sarebbe bello che si arrivasse finalmente a orientare il diritto solamente intorno al concetto di persona, senza specifiche accezioni. O meglio, possiamo tollerare le specifiche accezioni solo se ci sia una maggior tutela. Un po’ lo stesso discorso, ad esempio, del reato di femminicidio. Il punto non è se la vittima dell’azione delittuosa altrui sia un uomo o una donna, ma il punto è che sia persona. Quindi, è assolutamente necessario porre in essere delle misure che vadano a tutelare le donne, e parlo ovviamente da donna, il reale dovere non è quello di istituire un reato probabilmente, e quindi di intervenire dopo che la vittima non è già più, come dire, tra noi, ma è necessario fare prevenzione. Questo riguarda anche le persone con disabilità, è sì utile, poiché è sempre importante avere una norma anziché non averla, e questo è fuori da ogni dubbio, ma certamente più importante sarebbe non solo punire la discriminazione, prevedere il divieto di discriminazione, ma prevenirla.

Fatta questa necessaria premessa, vediamo come dall’Art. 10 all’Art. 17 abbiamo una serie di diritti e doveri che riguardano in particolar modo le persone con disabilità come tutti gli altri consociati. Abbiamo sancito il diritto alla vita, e quindi quello che è il diritto del venire al mondo, e le persone con disabilità in questo sono ovviamente tutelate come tutti gli altri sempre su una base di eguaglianza. Eguaglianza di cui abbiamo già parlato. È sicuramente un filo rosso della Convenzione dei diritti delle persone con disabilità.
Andando avanti con l’articolato, abbiamo la necessità di tutelare le persone con disabilità nel caso in cui queste si trovino in situazioni di rischio e di emergenza. Ad onor del vero, c’è da dire che alcuni Stati firmatari, probabilmente per il particolare stato di emergenza in cui si trova il loro territorio nazionale, hanno fatto una riserva. Probabilmente non sarebbero del tutto in grado di assicurare ex ante, quindi prima del verificarsi una reale tutela, ed è per questo ovviamente che tali Stati sono stati invitati a porre in essere il maggior numero di misure di sicurezza oltre che le misure di sicurezza più appropriate per raggiungere la tutela prescritta.

Abbiamo poi, all’Art. 12 e all’Art. 13, qualcosa che riguarda prettamente il diritto, ossia l’eguaglianza dinnanzi alla legge delle persone con disabilità e all’accesso alla giustizia. Di particolare importanza, o comunque di particolare interesse, è quanto stabilito all’Art. 13 in riferimento alla formazione. Gli Stati membri, nel rispetto della Convenzione, avrebbero dovuto porre in essere dei corsi di formazione per gli operatori del diritto che si trovino ad avere a che fare con le persone con disabilità. Si fa riferimento agli istituti penitenziari, ma non sono queste le istituzioni in cui le persone con disabilità prendono parte, ed è per questo che si auspica che tale dettame, assunto dall’Italia nel 2009, sia presto posto in essere in modo generalizzato e non solo a macchia di leopardo solo ove vi sono istituti maggiormente virtuosi ed altri più in difficoltà.

All’Art. 14 troviamo la libertà e la sicurezza della persona, anche questa da garantire su basi di eguaglianza con gli altri alle persone con disabilità. Per quanto riguarda gli Art. 15-16 e 17 fanno riferimento rispettivamente al diritto di non essere sottoposti a tortura e a trattamenti disumani e degradanti, al diritto a non essere sfruttati soprattutto da un punto di vista economico, pensiamo alla tratta degli esseri umani, pensiamo alla cessione del benessere umano magari per interessi terroristici o per interessi meramente economici, ed infine il diritto a preservare la propria integrità fisica.

Come possiamo vedere, tali disposizioni che abbiamo sin qui enumerato fanno ovviamente riferimento alle persone in senso generale, quindi all’essere persone e non particolarmente alle persone con disabilità. Certo che è necessario, come abbiamo detto sin dall’inizio, stabilire anche un criterio rafforzato per chi versa in una situazione che potrebbe generare minor tutela, però sempre tenendo in considerazione il fatto che la persona con disabilità, prima di essere la sua disabilità, con la quale assolutamente non si identifica, è assolutamente persona, consociato come qualunque altro soggetto di diritto presente nell’ordinamento.

Per sostenere le attività e i progetti di Accesso Totale, ti ricordo che puoi acquistare uno dei nostri gadget qui, con le illustrazioni del vignettista Gioma.