Francesca Esposito e le spiagge ad Accesso Totale

Francesca Esposito è una mamma di 4 ragazzi: Simona, Francesco, Andrea e Riccardo Maria.

Il suo più grande motore per le battaglie in favore delle persone con disabilità è stata senz’altro Simona, che ha una sindrome genetica rara: grazie a lei ha partecipato alla creazione di Spiaggia SuperAbile, un meraviglioso progetto nato da 5 persone. Oltre a Francesaca infatti, a farsi promotori del progetto sono Angela Ajello, Laura Cuomo, Luigi Milano e Salvatore Esposito.

Il progetto nasce da una necessità oggettiva: all’interno della penisola sorrentina c’era solo un lido accessibile alle persone con disabilità motoria. Da oggi, invece, ce ne sono almeno 1 o 2 per ogni Comune della penisola, da Vico Equense a Massa Lubrense.

Francesca, insieme ai suoi “colleghi”, ci evidenzia come abbiano lottato per il diritto al mare per tutte le persone, comprese quindi le persone con disabilità.

Ci tiene a raccontarci quanto le barriere mentali e il concetto del “si è sempre fatto così” siano state, e lo sia tutt’ora a volte, le principali difficoltà. Ma l’incentivo più grande lo ha trovato nelle persone che la incoraggiavano, e incoraggiavano tutto lo staff di Spiaggia SuperAbile, ad andare avanti!

Attraverso Spiaggia SuperAbile si è presentata anche una proposta di legge, che sarebbe diventata legge regionale a marzo, momentaneamente ferma purtroppo per la situazione che tutti noi stiamo vivendo a causa del Covid-19.

La situazione attuale non prevede degli incentivi per rendere accessibili le spiagge alle persone con disabilità, ma questa proposta porterà degli incentivi, al momento alla Regione Campania, per tutti Comuni che vorranno rendere accessibili le loro spiagge alle persone con disabilità.

Al momento, ci racconta in conclusione dell’intervista, Spiaggia SuperAbile è ferma, ma si è ottenuta la possibilità di accedere alle spiagge per le persone con disabilità intellettiva grave e con disturbi dello spettro autistico.

L’auspicio di Francesca, di Spiaggia SuperAbile, ma anche di Accesso Totale, è che si pensi sempre più spesso al turismo accessibile, per poter fruire insieme delle spiagge e delle altre bellezze naturalistiche, culturali, artistiche, che la nostra Italia ci offre.

Clicca qui per vedere anche l’intervista video.

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Accessibilità. Altre linee guida

Al comma 2 dell’art. 9 vediamo l’impegno degli Stati parte che si prendono nel garantire l’accessibilità in tutte le accezioni sin qui declinate con la messa in campo di appropriate misure. Abbiamo l’elenco delle appropriate misure che vanno dalla lettera a alla lettera h del comma 2 dell’articolo di cui stiamo parlando.

Innanzitutto, facendo una breve carrellata di tutte queste misure appropriate, vi è la necessità di sviluppare, promulgare e monitorare che l’accessibilità sia garantita a tutti mediante anche delle linee guida. Gli Stati ben possono adottare delle linee guida per monitorare che nessuno venga escluso dall’accessibilità. E’ necessaria anche, da parte degli Stati, un’operazione di controllo nei confronti degli enti privati, e in particolare il controllo deve concentrarsi sulla garanzia che gli enti privati forniscono per l’accessibilità alle persone con disabilità.

E perchè si parla di enti privati? Perchè l’ente pubblico, come Stato, e come quindi Stato parte, si è già obbligato a garantire questo standard di accessibilità ratificando la Convenzione di cui stiamo parlando, e quindi per gli enti privati è necessaria una disposizione specifica che imponga agli Stati questo tipo di controllo.

Poi ovviamente, cardine di tutta la Convenzione, abbiamo già visto in altri articoli precedenti, la formazione: è necessario che chi opera, ed in particolare si interessa, all’accessibilità per le persone con disabilità, sia assolutamente formato e sia in grado di comprendere innanzitutto i vuoti di tutela e quindi, conseguentemente, le misure appropriate per colmare questi vuoti.

Alla lettera d e alla lettera e vediamo uno specifico riferimento a due disabilità sensoriali, e si fa ovviamente riferimento ai non vedenti, con la raccomandazione di avere dei testi in braille che garantiscano la fruibilità delle informazioni, così come si fa riferimento all’interpretariato della LIS.

Una piccola nota: alla lettera e del comma 2 parlando di Lingua dei Segni si fa riferimento al linguaggio dei segni. Diciamo che questa non è una traduzione completamente corretta, in quanto la Lingua dei Segni, anche se non è ancora definita tale, come lingua al pari di tutte le altre, come l’italiano, l’inglese, piuttosto che altre lingue, sta andando in quella direzione. E quindi chiamarla linguaggio, in una traduzione di un testo normativo, diciamo che non permette di restituire alla Lingua dei Segni, e per quanto ci riguarda alla Lingua Italiana dei Segni, quella dignità verso cui sta andanto, ossia il riconoscimento della stessa come vera e propria lingua.

Poi abbiamo, alla lettera f, il richiamo ad ausili che permettano realmente in qualsiasi forma l’accessibilità delle informazioni e delle comunicazioni che vengono date a tutti i consociati, per poi arrivare alla necessità di mettere a disposizione fin da subito, come precisa la lettera h del nostro articolo, alle nuove tecnologie. Diciamo che le nuove tecnologie sono, lo stiamo scoprendo soprattutto in questo tempo, un’ausilio enorme, e potrebbero esserlo altrettanto, e lo sono altrettanto, per le persone con disabilità, quando sono messe in condizione di poterle utilizzare.

La precisazione della lettera h è una precisazione di natura economica e necessaria, in quanto pensare sin da subito alla messa a disposizione per le persone con disabilità delle nuove tecnologie ne abbassa fortemente il costo. Se la persona con disabilità è messa in condizione di poter utilizzare lo stesso strumento, magari adattato, che usano gli altri consociati, da un punto di vista economico sicuramente ha un costo minore rispetto che creare ad hoc una nuova tecnologia per la persona con disabilità stessa.

Ci siamo un po’ dilungati nel commento di questo articolo, ma come potete vedere dalla rubrica, che è “accessibilità” è realmente connessa proprio al DNA di Accesso Totale.

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Accessibilità fisica, all’informazione e alla comunicazione

L’Art. che andremo a commentare ha molto a che fare con Accesso Totale e questo perché la rubrica dell’Art. 9 è proprio “Accessibilità”. Diciamo che è considerato, il diritto all’accessibilità, sia come accessibilità fisica, e quindi riguardante gli edifici e quant’altro e quello che poi vedremo e che è enumerato nella Convenzione, e sia un’accessibilità relativa alla comunicazione e a tutti quelli strumenti che permettono di partecipare concretamente alla vita comune.

Innanzitutto, al Comma 1^ dell’Art. 9 vengono definite le finalità per cui l’accessibilità deve essere garantita. Innanzitutto, l’accessibilità è garantita per assicurare alle persone con disabilità una vita indipendente, una vita autonoma, una vita realmente piena e con la possibilità di poter sviluppare la propria personalità in qualsiasi settore della vita, e poi una partecipazione concreta che permetta alle persone con disabilità di dare il proprio contributo all’interno della società.

Al fine di raggiungere questi due pilastri che vengono ad imperniare un po’ tutta la Convenzione, gli Stati parte si impegnano, innanzitutto, a garantire tutte quelle eguaglianze di cui già abbiamo parlato. La Convenzione parla più volte di eguaglianza di partecipazione, riferita anche agli altri consociati proprio per sottolineare il fatto che la disabilità non deve essere un carattere discriminatorio e subito fa riferimento all’accessibilità fisica intendendo l’accesso a strade, edifici e a trasporti. Abbiamo poi un’accessibilità, per così dire, tecnologica ossia che non esclude le persone con disabilità dall’uso delle nuove tecnologie, dall’uso di internet, del web, dei social o comunque un qualcosa che non limiti l’accesso alle informazioni anche se queste vengono mediate tramite una comunicazione che necessiti di un ausilio tecnologico. Infine, abbiamo una sorta di accessibilità ambientale, fa riferimento la Convenzione sia agli ambienti urbani che agli ambienti rurali ed è per questo che ovviamente il principio che sottende questa disposizione è che al variare dell’ambiente in cui la persona con disabilità si trova può variare il suo grado di accessibilità. Quindi è necessario un ambiente magari maggiormente sfavorevole che gli Stati parte prevedano delle misure che garantiscano ancor di più l’accessibilità alle persone con disabilità.

Sicuramente i due tipi, se così vogliamo dire, di accessibilità ossia quella riferita come abbiamo detto ad un’accessibilità fisica e quella riferita ad un’accessibilità tecnologica vengano poi declinate alla lettera A e alla lettera B del Comma 1 dell’Art. 9.

Alla lettera A, infatti, si fa riferimento a qualsiasi tipo di edificio, a strade e trasporti, sottolineando che strutture e infrastrutture devono essere assolutamente in linea per garantire l’accessibilità delle persone con disabilità e quindi a tutti noi probabilmente vengono in mente tutti gli ausili e tutto gli accorgimenti dal punto di vista architettonico che devono essere presenti proprio per evitare quelle famose barriere architettoniche, e questo riguarda tutte le strutture e infrastrutture presenti in città o in altri ambienti e per quanto riguarda i servizi di informazione, e soprattutto con riguardo alle comunicazioni. Pensiamo in questo tempo quanto è importante per le persone con disabilità che abbiamo, diciamo, dei bisogni comunicativi complessi, speciali avere delle informazioni fruibili. Pensiamo ai non vedenti, pensiamo alle persone sorde, pensiamo alle persone che comunicano con l’alternativa aumentativa. È necessario per queste persone aver garantito la fruibilità dell’informazione, e quindi avremo necessità di informazioni tradotte in Braille, avremo necessità di un interpretariato LIS competente, avremo necessità di tavole sinottiche con pittogrammi che permettano a chi comunica in C.A.A. di avere le informazioni necessarie. Ad esempio, in questo tempo molto particolare sul Covid, su quanto appunto gira intorno a tutta questa emergenza.

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Alessandro Capoccetti e la moda per tutti

Alessandro Capoccetti nasce nel 1979 nella provincia dell’Aquila.

Nasce con una malattia genetica molto rara definita oggi come “complesso di Gollop Wolfgang“, una malformazione molto rara, per la quale sono stati descritti per ora solo 200 casi in tutto il mondo, caratterizzata da ectrodattilia della mano e biforcazione del femore omolaterale e può essere presente anche monodattilia del piede.

Fortunatamente dopo svariati e lunghi interventi chirurgici alle gambe, all’età di 3 anni riesce a stare in piedi da solo e camminare grazie all’ausilio di protesi, che da allora fino ad oggi fungono come se fossero le sue gambe.

L’inserimento nella società è stato eccellente, frequenta sin dall’inizio asilo e scuole pubbliche, dove viene premiato per il suo carattere estroverso ed accettato dai compagni senza alcuna discriminazione per il suo aspetto fisico.

Oggi è un fotografo professionista che si occupa principalmente di moda, dividendosi tra Inghilterra ed Italia, lavorando per un’agenzia Londinese dell’ex Top Model Angel Sinclair, fondatrice della campagna Models Of Diversity per la quale Alessandro è fotografo e direttore. <<Il rapporto con la mia disabilità,>> ci racconta, <<direi oggi essere eccellente, e adesso che ci penso questa risposta l’avrei sicuramente data anche vent’anni fa ma con la sola differenza che non avrei saputo spiegare la reale motivazione, ma si sa, quando si cresce e si diventa adulti tutto ti è più chiaro.>>

<< Nel mio caso – continua – credo che sia stata fondamentale l’educazione che ho ricevuto sin da piccolo, crescendo con l’idea ed il rispetto che l’essere in qualche modo “diversi” dagli altri non sia un difetto ma un pregio, che fa di noi degli esseri unici.

Quando nasci con una disabilità è fondamentale il ruolo della famiglia e l’approccio con il mondo esterno. La verità è che, per due genitori quando arriva un figlio disabile è sempre una grande sfida da affrontare, le emozioni sono tante come sono tante le paure.>>

A volte queste emozioni ci coinvolgono ad avere un’istinto tendenzialmente protettivo verso i propri figli e questo non sempre aiuta l’autostima di un giovane con disabilità, perché le paure dei genitori diventeranno a sua volta i loro più grandi ostacoli da superare, perché come già ho detto ognuno di noi è unico, ma io credo anche che bisogna lasciare che siano le proprie esperienze di vita,positive e negative, a formare e stimolare le potenzialità di un individuo.

Models Of Diversity è una campagna sociale che sostiene più diversità nei modelli che vediamo ogni giorno. Invitiamo le industrie della moda, della bellezza e del marketing a riconoscere la bellezza nelle persone di tutte le razze, età, forme, dimensioni e abilità. La nostra missione è cambiare così il volto della moda.

Chiaramente un modello di successo deve avere una bellezza speciale, sicurezza, professionalità, capacità di prendere le giuste direzioni, e la giusta consapevolezza artistica. Quindi pensiamo che nessuno con questi talenti dovrebbe essere escluso dall’industria della moda su basi arbitrarie così come dalla presentazione moderna della bellezza.

Angel Sinclair, fondatrice di Models of Diversity, è un’ex modella. Ha fondato la campagna dopo essere apparsa su Miss Naked Beauty di Gok nel 2008. Angel rimase molto colpita dalla grande varietà di bellezze che parteciparono all’evento e da come ciò sia in contrasto con la gamma ristretta che vediamo nel settore della moda. Fu allora che decise di promuovere modelli che rispecchiassero la diversità nella società, nella razza, nella forma, nell’età e nelle abilità. Quindi facciamo campagne per eventi di moda, teniamo sondaggi sulle strade, offriamo seminari e promuoviamo con vigore una gamma più diversificata di modelli nei media e nei social network.

Sappiamo dai nostri sondaggi che il pubblico è a favore di una maggiore diversità, quindi la nostra ambizione è di cambiare il modo in cui l’industria della moda pensa e risponde alle esigenze di tutti i consumatori. Siamo molto orgogliosi di annunciare la nostra registrazione formale come ente di beneficenza, con il seguente oggetto: La promozione dell’uguaglianza e della diversità a beneficio del pubblico promuovendo una maggiore diversità nei settori della moda, della bellezza e dei media.

Sono passati quasi dieci anni da quando ho ricevuto un’importante messaggio da parte di Angel Sinclair, ed essere invitato ad un prestigioso photoshoot nella città di Londra, da lei organizzato per la campagna Models of Diversity.

Ricordo molto bene quel giorno: era l’inizio di un freddo Febbraio dell’anno 2010, e Londra era così grande per me, io ero giovane e venivo da una piccola cittadina di provincia. Con Angel c’è stato subito un buon rapporto, e le immagini scattate per un famoso stilista, sono state subito apprezzate, e così da quel giorno Angel Sinclair e MoD divennero per me come una famiglia.

Oggi io rappresento come Direttore e fotografo questa campagna in Italia, ed insieme abbiamo raggiunto molteplici traguardi, che saranno e sono stati l’inizio di nuove storie e percorsi verso l’inclusione della “diversità” nell’industria della moda.

<<Trovare una vera relazione tra disabilità e l’attività di fotografo sinceramente mi viene un po difficile, quello che è il mio lavoro è comunicare le mie emozioni attraverso una singola fotografia, e non vedo differenza tra un’immagine scattata su 2 piedi o da seduti, nessuno saprebbe mai distinguere guardandola se la mano con cui è stata scattata aveva cinque dita o meno, ma chiunque tramite una fotografia ascoltando le proprie emozioni, saprà certamente cogliere quello che era il mio stato d’animo, che sia stato buio o pieno di gioia.>>

Fare il fotografo a volte è un mezzo che evidenzia il proprio essere che è caratterizzato dalle nostre emozioni, non i mezzi che utilizziamo per imprimere un immagine nel tempo. Proprio per questo ritengo che la fotografia sia una meravigliosa “magia”, la magia nascosta dietro un immagine, di riuscir a rendere visibili e condividere le personali emozioni e quelle dei soggetti raffigurati.

<<Per ogni mia fotografia io provo un sentimento, dentro le mie immagini ci sono le mie emozioni che resteranno immortali al tempo che passa, ed al mio breve passaggio. E dico “breve” perché penso che una vita sola non sia sufficiente, per ammirare ed apprezzare tutte le meravigliose “diversità” che ci circondano. Lavorare per la campagna Model Of Diversity certamente ha influito molto sul mio essere e le mie responsabilità, soprattutto sullo sviluppo delle competenze lavorative per quanto riguarda la sensibilità nella comunicazione, abbiamo un grande impatto su chi ci segue e la responsabilità di comunicare corretti messaggi>>.

ALCUNI RIFERIMENTI ONLINE:

https://modelsofdiversity.org/

https://twitter.com/modsofdiversity

https://www.facebook.com/groups/MoDGroup/

https://www.instagram.com/modelsofdiversity/

https://www.instagram.com/alessandro_capoccetti/?hl=it

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Accrescimento della consapevolezza

Eccoci arrivati a commentare l’Art. 8 della Convenzione dei diritti delle persone con disabilità, la Convenzione ONU. L’Art. 8 diciamo riporta una rubrica abbastanza ambiziosa perché si chiama “Sensibilizzazione”. Possiamo subito vedere che lo stesso articolo fa riferimento a vari piani. Nella prima parte, quindi Comma 1 lettera A, B e C, la Convenzione riporta le misure che gli Stati si apprestano a mettere in atto per rendere concreta questa sensibilizzazione. Mentre invece al Comma 2 ci rendiamo conto di quanto concretamente serva andare a fondo e prevedere nello specifico quali siano queste misure. Quindi, a livello generale innanzitutto tutti gli Stati parti della Convenzione si propongono di prevedere una sensibilizzazione sempre maggiore della società ed anche a livello familiare, e diciamo che la finalità perseguita da questa sensibilizzazione è proprio quella dei diritti fondamentali e della dignità delle persone con disabilità.

Sempre al Comma 1 lettera B si fa riferimento a quali sono gli ostacoli affinché questa sensibilizzazione possa prendere piede ed ecco che viene prevista dagli Stati una lotta agli stereotipi, ai pregiudizi, alle pratiche dannose e per dannose si intende quelle che negano e ostacolano l’esercizio dei diritti delle persone con disabilità e tutto ciò che riguarda appunto l’impossibilità basata su una discriminazione per le persone con disabilità di partecipare concretamente allo svolgersi della società.

Alla lettera C del Comma 1 vediamo la necessità di promuovere la consapevolezza, soprattutto in ordine alla capacità e al contributo delle persone con disabilità e qui troviamo, come sempre, come appunto in ogni articolo che stiamo commentando e fin dai principi che orientano la Convenzione, che la parola d’ordine per la Convenzione è la “partecipazione”. Per questo che anche qui c’è un accento sulla consapevolezza che tutti i consociati devono avere del fatto che le persone con disabilità possono, anzi devono, sono obbligate, facendo riferimento alla Costituzione Italiana Articolo 3 Comma 2, a dare un loro contributo alla società per arricchirla.

Facendo riferimento al 2° Comma dell’Art. 8, innanzitutto, vengono previste, al fine di rendere concreta questa sensibilizzazione, delle vere e proprie campagne. Le campagne di sensibilizzazione potrebbero avere vari obiettivi, che sono anche essi elencati, ma a titolo esemplificativo, nel senso che quando si tratta di sensibilizzare ed includere la fantasia resta agli Stati parte. Innanzitutto, è necessario prevedere un atteggiamento e cercare di provocare nei consociati un atteggiamento ricettivo, di accoglienza nei confronti delle persone con disabilità che vada a sconfiggere quegli stereotipi, quei pregiudizi e quelle pratiche dannose di cui abbiamo appena detto.

La consapevolezza, diciamo, all’atteggiamento ricettivo deve seguire una maggiore consapevolezza nell’intendere la persona con disabilità come un consociato positivo, un consociato che può appunto portare quel contributo di cui abbiamo detto.

In ultimo, e quindi facciamo riferimento al terzo punto relativo alla lettera A del Comma 2° dell’Art. 8, c’è un accenno ed una sottolineatura relativamente al mondo del lavoro. Anche qui è necessario un accrescimento della consapevolezza in ordine alla capacità, i meriti e le attitudini stesse, il contributo lavorativo nel mercato del lavoro stesso che le persone con disabilità devono e possono dare.

In ultimo, si fa riferimento alle ultime tre lettere del Comma 2° dell’Art. 8 dove vi è in primo luogo l’inclusione scolastica. Viene precisato che questa deve essere garantita a tutti i livelli di istruzione, la necessità di avere una comunicazione efficiente e che comunque renda possibile questa consapevolezza e questo riconoscimento delle persone con disabilità come consociati positivi e infine la necessità di una formazione permanente per chi entra in contatto con le persone con disabilità. Formazione che appunto, può anch’essa accrescere di molto la consapevolezza.

A presto e al prossimo appuntamento con il commento all’Art. 9 della Convenzione dei diritti delle persone con disabilità.

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La testimonianza di Alessandra su donne e disabilità

La scorsa settimana, nel consueto podcast del giovedì, abbiamo avuto la testimonianza di Alessandra, una donna di 45 di Oristano. Noi di Accesso Totale vogliamo condividerla con i nostri lettori nelle prossime righe,

Alessandra è una ragazza affetta da osteogenesi imperfetta, una malattia genetica detta anche sindrome delle ossa di cristallo, con una folta e lunga chioma di capelli neri e due grandi occhi castani che la contraddistinguono in segno di forza e determinazione.

Con l’anima della grande lottatrice, combatte contro tutti gli stereotipi che la colpiscono, le discriminazioni, l’ipocrisia, pregiudizi e preconcetti, rifiutando ogni tipo di etichetta.

Per Alessandra la disabilità è stata un’opportunità differente per vivere la vita come ha desiderato, indipendentemente dal suo handicap.

Ci racconta che la bellezza per lei non ha dei canoni estetici, per cui ciò non può impedire di valorizzare le diversità, che dovrebbero essere invece intese come un arricchimento reciproco per gli esseri umani. Dovremmo guardare, infatti, con gli occhi dell’anima e del cuore, non soffermarci all’apparenza ed iniziare a prendere invece in considerazione l’intima essenza. L’essere compresi per quel che si è veramente è una questione di vitale importanza, che riguarda tutti e non solamente le persone con disabilità. Ogni individuo infatti è unico, a prescindere da quale sia la sua condizione.

Confidandosi, ci racconta che il suo rapporto con la disabilità non è sempre facile: un confronto che non l’abbandona mai e con cui scende a compromessi ogni giorno, ma nonostante le difficoltà quotidiane non si arrende.

Sebbene sia stato fonte di tanto dolore, ha un bel rapporto anche con il suo corpo e ci racconta che, nonostante le difficoltà non siano mancate, gli amici l’hanno sempre incoraggiata e dato forza.

Parlando di limiti, per Alessandra questi risiedono soprattutto nella mente umana; per chi, come lei e altre persone nella vita si sono trovate a fronteggiare difficoltà inaspettate, o a convivere fin dalla nascita con quelli che agli occhi degli altri potevano sembrare ostacoli, per lei invece sono stati un punto di forza, una sfida al fine di migliorare con l’impegno e la pazienza.

Dovremmo sempre ricordare il semplice segreto della perseveranza, che sta in queste parole:

“Fai ciò che puoi, con quello che hai, dove sei”

Perseveranza e tenacia hanno sempre accompagnato Alessandra, una persona con tanti sogni, obiettivi e traguarda raggiunti e da raggiungere.

Buon raggiungimento a tutti dei vostri obiettivi!

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Minori con disabilità

Continuiamo a scorrere la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità e vediamo che all’art. 7 la Convenzione si promette di tutelare i bambini con disabilità. Anche qui, al pari di quello che abbiamo visto all’art. 6 relativamente alle donne con disabilità, vengono individuati i bambini come categoria particolare da tutelare, che proprio in ragione della loro tenera età possono essere maggiormente esposti a discriminazioni o a limitazioni.

Certamente l’art. 7 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità è stato pensato e redatto avendo a mente i princìpi già sanciti nel 1989 sempre dall’assemblea generale dell’ONU in riferimento ai diritti dell’infanzia: esiste infatti una Convenzione emessa dall’assemblea generale e adottata il 20 novembre del 1989 che è a riguardo proprio dei diritti dell’infanzia.

Uno dei princìpi di questa Convenzione datata 1989 è relativo al prioritario interesse del minore, così come lo ritroviamo al comma 2 dell’art. 7 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità. A tale comma, il 2° all’art. 7, leggiamo: “in tutte le azioni concernenti i bambini con disabilità il superiore interesse del bambino sarà tenuto prioritariamente in considerazione”. Questo è un principio generale, che come detto è stato ripreso fin dal 1989 dalla Convenzione dedicata all’infanzia, che viene calato nella Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità relativamente ai bambini con disabilità, ma che in generale va a permeare gli ordinamenti giuridici occidentali. In particolare, l’ordinamento giuridico italiano ritiene questo superiore interesse del bambino come la bussola che indica il nord: diciamo, ritiene come principio cardine e orientativo di tutte le decisioni che vengono prese in ordine al bambino l’interesse superiore.

Per interesse superiore si intende il benessere, si intende la consapevolezza, si intende la situazione ottimale per il bambino. E’ per questo che, anche con riferimento ai bambini con disabilità, non vi è ragione di distinguere e di cogliere un altro principio cardine: anche qui, in questa sede, il principio cardine e che vince su tutto è l’interesse superiore del bambino.

Il fatto che sia l’interesse superiore del bambino nella Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità a “dettare le regole”, è in piena conformità con il diritto internazionale del settore, e quindi con la Convenzione dell’89, e in particolare con l’ordinamento giuridico italiano, che sente molto forte, sia nella sua legislazione che nella giurisprudenza e quindi nelle decisioni dei vari tribunali, in primis anche nelle decisioni della Corte di Cassazione, questo principio come orientativo e come gerarchicamente, quello che si trova più in alto di tutti.

Andando avanti possiamo vedere il comma 3 dell’art. 7, che fa riferimento alla libertà di pensiero, alla libertà di opinione: anche qui c’è un richiamo a quella partecipazione di cui sempre stiamo parlando, una partecipazione concreta, perchè si fa un cenno alle modalità di comunicazione. E’ necessario, secondo la Convenzione, assicurare che il bambino possa esprimere concretamente le proprie opinioni. Qui ovviamente il richiamo è alle varie modalità di comunicazione, magari non verbali: si può pensare alla LIS, la Lingua Italiana dei Segni, si può pensare alla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), si può pensare al Malossi, al Braille. Si può pensare a tutta una serie di linguaggi e di lingue che appunto rendono concreta la possibilità per un bambino con disabilità, qualora la sua disabilità venga ad inficiare la sua possibilità di comunicare in un modo convenzionale, la sua possibilità di espressione, la libertà di pensiero e di libera opinione. E’ per questo che gli Stati, appunto, si impegnano concretamente. E ogni volta che leggiamo che gli Stati garantiranno concretamente tale diritto e quindi la tutela del diritto alla comunicazione, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la nostra mente deve necessariamente andare a quel comma 2° dell’art. n° 3 della nostra Costituzione, che impegna lo Stato a rimuovere tutti gli ostacoli.

E’ per questo che possiamo vedere che, come per tutto quello che abbiamo letto fino ad adesso e che leggeremo probabilmente innanzi, la partecipazione e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali di un individuo è ciò che viene disposto con forza dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità.

Il focus si fa ancora più attento in determinate situazioni, come può essere quella della donna con disabilità e come può essere, a maggior ragione, quella del bambino con disabilità.

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Donne e disabilità

Proseguiamo con la lettura della Convenzione e arriviamo all’art. 6 che fa riferimento alle situazioni delle donne con disabilità. Diciamo che il diritto internazionale, il diritto pattizio e gli Stati firmatari di questa Convenzione hanno ritenuto doveroso dover inserire un aspetto particolare relativo alla disabilità, ossia quando la persona con disabilità sia una donna. Questo sottende una concezione di voler tutelare maggiormente la figura femminile in qualsiasi età essa si trova. Infatti, si fa espressamente riferimento al riconoscere sia alle donne che alle ragazze con disabilità la tutela più che massima nei confronti delle discriminazioni.

Per discriminazioni multiple si fa riferimento, non solo alla discriminazione di cui abbiamo già parlato, ma anche a quella riferita proprio espressamente alla discriminazione di genere. È agevole comprendere l’intenzione degli Stati che abbiano voluto specificare ed espressamente prevedere tale ultima tutela, in quanto è facile comprendere come la discriminazione legata alla propria condizione, e quindi alla disabilità, unita alla discriminazione di genere possa realmente ledere quel diritto alla dignità umana di cui tutti siamo portatori.

Anche qui, come abbiamo visto per quanto riguarda le disposizioni che facevano riferimento ai diritti e agli obblighi degli Stati firmatari, abbiamo un secondo comma che fa proprio impegnare gli Stati stessi a prendere ogni misura appropriata per assicurare il rispetto e per evitare le discriminazioni di cui abbiamo appena parlato.

Si fa riferimento al pieno sviluppo, all’avanzamento e al rafforzamento delle donne, cercando di, anche qui, coprire ogni aspetto della vita sociale della persona con disabilità e in particolare della donna con disabilità.

Si fa riferimento al pieno sviluppo, che lo sviluppo sia sociale, lavorativo, culturale. All’avanzamento, si fa riferimento alla piena partecipazione, o meglio alla possibilità per le donne con disabilità, come per tutti i soggetti con disabilità, di arrivare anche a posizioni dirigenziali, di essere coloro i quali guidano la comunità e non solo vi partecipano e vi contribuiscono.

Per poi far riferimento al rafforzamento delle donne, cercare appunto di evitare in qualsiasi modo quella discriminazione di genere ed evitare in qualsiasi modo che quella apparente fragilità in cui versa una persona femminile sia la scusa e la giustificazione per subire dei soprusi.

Tutti quanti sappiamo che le donne sono tutt’altro che soggetti da tutelare solamente, ma sono realmente portatrici, in condizioni di assoluta parità di genere, con individui maschili della società, ma torno a dire la possibilità che ci siano discriminazioni di genere insieme ad una discriminazione legata alla disabilità questo preoccupa gli Stati membri ed è per questo che viene prevista un’ulteriore tutela. Si fa riferimento, alla fine del secondo comma, all’esercizio e godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Questa Convenzione, come abbiamo detto già più volte, è una Convenzione di principi che associa ai principi l’impegno degli Stati di rendere attuati e concreti i principi stessi. Quindi, il godimento dei diritti umani, tutti quei diritti previsti dalla Dichiarazione dei diritti umani del 10 Dicembre 1948 e delle libertà fondamentali. Diciamo che, è come se gli Stati membri stessero affermando, ancora in modo più specifico, che la disabilità non può mai e non deve mai essere una motivazione per cui tali diritti umani e tali libertà fondamentali vengano compressi. A maggior ragione se accanto alla discriminazione sulla base della disabilità si associ anche la discriminazione di genere, e questo è ritenuto inaccettabile dal diritto pattizio degli Stati firmatari. È per questo che, ancora una volta, c’è un vero e proprio impegno da parte di questi ultimi Stati che riconoscendo la situazione della persona femminile con disabilità è necessaria una maggiore tutela hanno redatto l’articolo di cui stiamo parlando. È per questo che non deve esser visto esso stesso come una discriminazione, come la previsione particolare per una determinata categoria di persone, bensì come quella fonte di diritto che tenta di evitare un ulteriore discriminazione. Quella appunto legata alla discriminazione di genere.

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Eguaglianza e non discriminazione

Oggi facciamo riferimento al Principio di Eguaglianza e non Discriminazione, previsto all’art. 5 della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità.

Il titolo di un articolo si chiama “Rubrica” e la rubrica di questo articolo, come abbiamo detto è Eguaglianza e non Discriminazione.

Innanzitutto, vorrei porre l’accento sul fatto che Eguaglianza con la “e” davanti e Uguaglianza con la “u” non hanno lo stesso significato. Quello che persegue sempre un ordinamento giuridico, e quindi anche il diritto dei patti, dei trattati, delle convenzioni internazionali, è sempre il Principio dell’Eguaglianza che ha a che fare con l’equità. Mi spiego, l’Uguaglianza è dare a ciascuno la stessa parte, e quindi darò 10 a tutti, l’Eguaglianza è un principio di uguaglianza personalizzato, a ognuno secondo il suo bisogno, a ognuno secondo ciò che gli spetta, restituire a ciascuno il suo. Quindi, davanti a qualcuno che ha un bisogno che può essere misurato, proviamo a fare questo esempio, in misura 10 allora darò 10, a qualcuno che serve 2 allora darò 2 e non avrò fatto un’ingiustizia, ma avrò praticato e, come dire, raggiunto e perseguito l’eguaglianza.

Questo vale ancora di più difronte alle persone con disabilità. C’è qualche persona con disabilità che avrà bisogno di tutto, e quindi alla quale dovrò dare 100, e qualcuno che invece avrà solo bisogno di un ausilio, ha solo bisogno di una mano a cui appoggiarsi, ha solo bisogno di un, come dire, appoggio fermo su cui non perdere l’equilibrio e quindi a lui darò secondo le sue necessità. Strettamente connesso all’eguaglianza è certamente il Principio della non Discriminazione. Nel momento io do a ciascuno ciò di cui ha bisogno, senza dare troppo al alcuni e niente ad altri, il Principio di non Discriminazione, quindi il diritto di non essere messi da parte, di non essere scherniti per la propria disabilità, va a stretto contatto con il Principio di Eguaglianza.
Vediamo che l’Art. 5 si compone di 4 commi, e vediamo che gli Stati ammettono di dover prendere delle misure per contrastare la non discriminazione e quindi, altra faccia della medaglia, per assicurare l’eguaglianza.

Leggiamo in particolare il comma 2: “Gli Stati parti devono proibire ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità e garantire alle persone con disabilità uguale ed effettiva protezione legale contro la discriminazione, qualunque ne sia il fondamento”. E ancora al comma 3: “Al fine di promuovere l’eguaglianza ed eliminare le discriminazioni, gli Stati prenderanno tutti i provvedimenti appropriati per assicurare che siano forniti accomodamenti ragionevoli”. Questo che vuol dire? Vuol dire che lo Stato si impegna, e manca al suo impegno se non lo rende concreto, a prendere tutti, li chiama “Provvedimenti appropriati”, tutto ciò che si renda necessario per l’affermazione dell’eguaglianza delle persone con disabilità.

Diciamo che viene specificato al comma 4 anche la possibilità di prevedere delle misure specifiche, necessarie ad accelerare e a conseguire de facto. Questo de facto vuol dire non è sufficiente che sia scritto che le persone con disabilità devono essere eguali e non discriminate, come tutti gli altri consociati, ma è necessario che sia di fatto, che sia concretamente così. È un po’ come quello che ritroviamo nella nostra Costituzione all’ Art. 3 comma 2 in cui viene detto che la Repubblica deve rendere concreto, deve rimuovere tutti gli ostacoli affinché ci possa essere un Principio di Eguaglianza sostanziale, realmente, non basta la carta. Serve che la partecipazione sociale sia realmente effettiva alle persone con disabilità e il loro contributo al bene comune sia realmente concreto, sia de facto. Quindi, anche la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità vede due dei suoi principi cardini il Principio d’Eguaglianza, il Principio di non Discriminazione, il tutto sempre finalizzato alla reale partecipazione sociale delle persone con disabilità, affinché anche loro, come tutti i consociati sono chiamati a fare, contribuiscano al bene comune.

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Obblighi generali della Convenzione ONU

Subito dopo l’Art. 3, che abbiamo già avuto modo di commentare la scorsa settimana, all’Art. 4 la Convenzione prevede gli obblighi generali.

Sono degli obblighi che vengono indirizzati agli Stati che hanno deciso di ratificare la Convenzione e abbiamo una serie di raccomandazioni. Innanzitutto, viene chiesto agli Stati di adottare delle appropriate legislazioni e anche misure di natura amministrativa che tendano a rendere concretamente applicata la Convenzione.

C’è innanzitutto un obbligo per gli Stati di abrogare, cioè di eliminare, tutti quegli atti legislativi che invece vanno in contrasto con la Convenzione e con i principi che la stessa prevede.

Andando avanti, c’è anche una sorta di obbligo di astensione per gli Stati e la Convenzione dispone agli Stati stessi di astenersi dall’intraprendere qualsiasi atto o pratica che sia in contrasto con la Convenzione stessa. C’è un impegno forte nell’eliminazione di ogni discriminazione e poi c’è un’attenzione alla ricerca e allo sviluppo. Quindi, viene individuata dalla Convenzione ONU la necessità di continuare una ricerca e uno sviluppo di beni e servizi che puntino sempre a realizzare universalmente i principi della Convenzione.

C’è un’attenzione particolare alle nuove tecnologie che, più andiamo avanti e più sicuramente meriterà attenzione e anche qui abbiamo un principio legato all’accessibilità.

Viene posto l’accento sulla necessità per gli Stati di fornire alle persone con disabilità informazioni accessibili anche in merito all’attenzione in merito agli ausili della mobilità, ai dispositivi, alle tecnologie di ausilio, tutto ciò che, appunto, può rimuovere o può aiutare a rimuovere gli ostacoli per una piena partecipazione della persona con disabilità.

È necessario promuovere, alla lettera I dell’Art. 4, la formazione dei professionisti e del personale che lavora con le persone con disabilità, il tutto sempre in un’ottica di partecipazione.

Credo che il panorama degli obblighi previsti dalla Convenzione sia uno specchio rispetto a quello che viene previsto per i principi.

È come se la Convenzione raccomandasse agli Stati quali sono le strade da seguire per rendere, appunto, concreta anche la realizzazione dei principi generali.

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