Primo torneo di biliardo inclusivo Accesso Totale

Sabato 10 ottobre si è tenuta, presso la sala LaserClub di Roma, la prima edizione del torneo di biliardo inclusivo “Accesso Totale”, che ha visto la partecipazione di 7 coppie composte ognuna da un giocatore della compagine romana del biliardo in carrozzina insieme ad un giocatore senza disabilità.

Un torneo che ha visto l’impeccabile organizzazione, chiaramente con il rispetto di tutte le direttive anti-Covid del caso, di Stefano Di Blasio, Luca Bucchi, Roberto Dell’Aquila e Michele Monaco, responsabile paralimpico della F.I.Bi.S., Federazione Italiana Biliardo Sportivo.

L’evento ha avuto lo scopo, oltre a quello di aggregare e far affiatare ancora di più il gruppo sempre più numeroso di giocatori, di far emergere quanto la pratica sportiva inclusiva sia di fondamentale importanza, anche e soprattutto per una vera e reale inclusione delle persone con disabilità. Inclusione che passa anche attraverso lo sport e l’abbattimento delle barriere, architettoniche ma soprattutto culturali, all’interno degli ambienti dedicati all’aggregazione e alla pratica sportiva.

La giornata è stata raccontata, grazie anche all’instancabile Daniele Lauri, in diretta da Radio32. Racconto che ha visto inoltre l’avvicendarsi di tanti ospiti per una lunga maratona radiofonica rivolta allo sport e l’inclusione.

Vincitrice del torneo la coppia Bucchi-Di Noia, seguita dalla coppia Bocci-Petroni. Terze classificate, a parimerito, le coppie Di Blasio-Brunetti e Caruso-Iannini.

Ringraziamo gli organizzatori del torneo per aver dedicato l’evento proprio ad Accesso Totale e speriamo in una proficua e duratura collaborazione con tutto il gruppo, all’insegna di una sempre maggiore inclusione delle persone con disabilità all’interno di ogni singola sala biliardi presente sul nostro territorio.

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I Sotto Gamba games a Livorno

Anche questo anno, per la quarta edizione consecutiva, si sono tenuti i Sotto Gamba Game, il 12 e 13 settembre a San Vincenzo (LI).

Un evento che ogni anno vede l’adesione di decine di associazioni della Toscana e la partecipazione di tantissime persone, che prendono parte alle manifestazioni organizzate all’interno dell’evento.

Rispetto agli anni passati, quest’anno la novità è stata la presenza di attività per persone cieche ed ipovedenti, che ha affiancato le altre iniziative sportive distribuite tra le varie location che tra spiaggia, mare e terra hanno contraddistinto l edizione.

A questa edizione hanno partecipato anche Daniele Lauri, della redazione di Accesso Totale su Radio32, e Roberto Dell’Aquila, uno dei promotori, in Italia, del biliardo in carrozzina, progetto nato nel marzo del 2019 e che vede già in un solo anno la partecipazione, per la prima volta nella storia del biliardo sportivo, di una ventina di giocatori ad un campionato federale nella specialità del pool.

Un plauso va dato all’organizzazione della manifestazione, impeccabile in ogni sua espressione. Sicuramente un evento che ci si auspica si ripeta negli anni, e che quest anno a causa del covid non ha visto i grandi numeri del passato ma che in qualità dell’offerta si è rivelata una iniziativa di grande qualità.

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Il viaggio come strumento per il superamento dei limiti mentali

Accesso Totale è entrata in contatto con Daisy, ragazza di Trento con la passione per i viaggi.

La chiacchierata ha toccato diversi punti: dall’autonomia delle persone con disabilità, alla differenza tra i limiti oggettivi e i limiti derivanti solo dalla nostra mente, alla bellezza del viaggio come strumento di libertà e di crescita personale.

Da qui, l’idea di far nascere un “contenitore online” che, avendo come punto di riferimento proprio i temi del viaggio, diventi poi veicolatore di messaggi quali l’importanza dell’autonomia e dell’indipendenza personale, commisurata con i limiti oggettivi vissuti dalla singola persona, proprio perchè ognuno di noi è unico e deve far valere la propria unicità.

Proprio perchè ogni persona è unica e irripetibile, cambiano i gusti, le preferenze, il viaggiare può più o meno piacere, ma crediamo di non poter essere smentiti se affermiamo, e ad Accesso Totale abbiamo anche bisogno di farlo, che ogni persona voglia, e debba, ritagliarsi un proprio spazio personale, di crescita, di indipendenza da quella “campana di vetro” che spesso risulta essere la propria casa, o la propria stanza, tanto confortevole ma alle volte altrettanto, se non più, pericolosa.

Rimanete sintonizzati dunque, presto sui canali di Accesso Totale ne vedremo, e sentiremo, delle belle!

“Il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” Marcel Proust

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Partecipazione alla vita politica e pubblica

L’art. 29 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità fa riferimento alla partecipazione alla vita politica e pubblica da parte delle persone con disabilità.

Vediamo come anche qui il principio di uguaglianza fondamentalmente orienta la disposizione e tenta di assicurare, con la sua applicazione e garanzia, la partecipazione delle persone con disabilità anche relativamente alla politica del proprio ordinamento.

Si fa riferimento alla possibilità delle persone con disabilità di essere elette, quindi abbiamo un elettorato passivo, e senza fare nomi abbiamo ultimamente un esempio molto valido in questo senso, di qualcuno che si dedica politicamente, e vuole dedicarsi politicamente alla propria comunità territoriale, e abbiamo accanto a questa il diritto della persona con disabilità di poter scegliere consapevolmente chi votare, e quindi chi lo rappresenterà nell’agire politico.

Si fa riferimento anche ad una questione relativa all’accessibilità degli strumenti di voto e c’è anche la possibilità, senza che questo violi in alcun modo il segreto del voto, di farsi assistere nell’attività di voto da parte di una persona scelta per tale fine dalla persona con disabilità stessa.

E’ necessario, in tutto questo, prendere in considerazione la questione culturale che sottende al riconoscimento del principio di uguaglianza in riferimento alle persone con disabilità anche riguardo alla vita politica e pubblica. Il principio culturale che sta alla base di questo è quel dovere di contribuire al bene comune che tutti i consociati hanno e che è indicato anche dal nostro testo costituzionale.

Si fa riferimento al fatto che una politica senza persone con disabilità sia da un punto di vista attivo, e quindi senza che le persone con disabilità possano votare i propri rappresentanti, che da un punto di vista passivo, ossia la persona con disabilità che può essere eletta e rappresentare essa stessa la sua comunità, è una vita pubblica e politica largamente intesa che ha una lacuna, un vulnus, e non prende in considerazione grande parte della popolazione.

E’ quindi necessario rendersi conto non solo, da una parte, che ovviamente non si può escludere una gran parte, dal punto di vista numerico, di persone che compongono la comunità e, dall’altra, che c’è il riconoscimento che il contributo che quella persona, anche in virtù della sua disabilità può dare al bene comune non può essere ignorato.

Scorrendo la norma si fa riferimento infatti ad una questione di tipo culturale: la vediamo alla lettera b dell’art. 29 dove si legge che gli Stati devono promuovere attivamente un ambiente in cui le persone con disabilità possano effettivamente e pienamente partecipare alla condotta degli affari pubblici, senza discriminazione, su base di uguaglianza con gli altri, e incoraggiare la loro partecipazione agli affari pubblici.

Questo è di fondamentale importanza: abbiamo sempre detto che l’uguaglianza non è tale se non permette e non garantisce la partecipazione. Qui la norma parla di “partecipazione effettiva e piena”: è necessario quindi che l’inserimento e la considerazione delle persone con disabilità all’interno della società non sia meramente formale, non si fermi semplicemente al fatto che la persona con disabilità “può stare”, ma è necessario che la stessa partecipi, è necessario che la stessa contribuisca al pari su una base di uguaglianza con gli altri, appunto.

L’art 29 alle lettere i e ii fa riferimento ad alcuni strumenti che possano rendere reale questa effettiva partecipazione: si fa riferimento alla partecipazione ad associazioni, o organizzazioni non governative, e quindi a quegli organi intermedi che permettono l’espressione e l’esercizio della libertà di pensiero, la libertà di opinione e pure di associazione.

Poi si fa riferimento alla formazione vera e propria, quindi alla nascita ex novo di organizzazioni di persone con disabilità al fine proprio di rappresentare le persone stesse a livello internazionale, nazionale, regionale e locale. Quindi si fa riferimento ad un interesse della persona con disabilità a promuovere sia la sua particolare condizione di vita, che però a farsi rappresentante di una comunità.

Come sempre, e come abbiamo visto sino ad ora, vediamo che le parole d’ordine, anche in riferimento alla Costituzione, sono assolutamente il principio di eguaglianza e la garanzia della piena ed effettiva partecipazione della persona con disabilità anche alla vita pubblica e politica.

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Adeguati livelli di vita e protezione sociale

Oggi ci troviamo ad osservare l’Art. 28 della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità. L’Art. 28 ci parla di “Adeguati livelli di vita e protezione sociale”. Nella Rubrica è veramente riassunto, in modo molto sintetico, come avviene con le rubriche delle disposizioni normative, la finalità della disposizione stessa. È necessario che la persona con disabilità non subisca, a causa della sua disabilità, una regressione del livello di vita.

Per livello di vita, anche coerentemente con gli studi della comunità scientifica, si parla di qualità di vita e vediamo che al primo Comma si fa riferimento proprio alla vita propria della persona con disabilità, della propria famiglia, includendo in un tale livello di vita anche le condizioni di alimentazione, di vestiario e di alloggio.

Fondamentalmente nel garantire un adeguato livello di vita alle persone con disabilità, la Convenzione ONU e gli stati parte che appunto hanno aderito e ratificato non fanno altro che affermare il diritto della persona con disabilità di vedersi garantito un livello di vita che possa essere tale da garantire a sua volta una qualità e quindi l’espressione dei diritti che abbiamo sin qui enumerato.

Per quanto riguarda la Protezione Sociale si fa riferimento, sicuramente, alla protezione della persona con disabilità, dalla stessa povertà al diritto della persona con disabilità anche ad accedere ai benefici per il pensionamento, all’assistenza finanziaria, qualsiasi tipo di sostegno.

Di tale importanza, anche in riferimento al periodo che stiamo vivendo, all’Art. 28 Comma 2 lettera C, che fa riferimento all’assicurazione per le persone con disabilità e per le famiglie che vivono in situazioni di povertà l’accesso all’aiuto pubblico per coprire le spese collegate alla povertà stessa, alla malattia, includendo ovviamente anche il sostegno psicologico e le terapie respiratorie.

Qui, diciamo, le terapie respiratorie vengono menzionate, perché molto spesso la disabilità si accompagna, a seconda della disabilità di cui parliamo, alla deficienza respiratoria, ma vediamo come risuona in questo tempo questa lettera C. Anche il sostegno psicologico delle persone con disabilità, come di tutte le persone, si è reso necessario in questo tempo di crisi.

Quindi, possiamo dire come questo in realtà è rassicurato dall’Art. 28 della Convenzione dei diritti delle persone con disabilità.

Come abbiamo già visto, nelle varie puntate anche di Accesso Totale, il legislatore italiano è stato a dir poco assente per quanto riguarda le tutele da prevedere nei confronti delle persone con disabilità in quanto fosse importante ratificare ciascuno in base alle proprie quali tale competenza obbligata dalla Convenzione stessa a occuparsi ed a tutelare anche il sostegno psicologico ed il sostegno inteso alle persone con disabilità

È di fondamentale importanza anche la lettera B dove si fa riferimento alle donne, con particolare importanza alle donne, alle ragazze e alle persone anziane, che impone agli Stati di elaborare i programmi di protezione sociale. Non impediscono, anche alla persona con disabilità, che si trovino in situazioni di povertà, di godere de diritti

Come al solito, prendiamo il principio di eguaglianza ed il divieto di discriminazione nei primi passì dell’Art. Lo vediamo a chiusura del Comma 1 dove si fa riferimento, appunto, alla necessità di affrontare misure appropriate tra partner gli Stati, per evitare che ci sia discriminazione fondata sulla disabilità.

Diciamo che collocare l’Art. sulla qualità di vita, sull’adeguato livello di vita, successivamente all’articolo sul lavoro ha sicuramente un significato molto rilevante, in quanto è come se io stessa con convinzione ammettessi agli Stati parte con la notifica ammettessero che adeguare l’accesso alle opportunità lavorative. Donano dignità alla persona e alla persona con disabilità, ed è per questo che il lavoro stesso, come tutti gli altri diritti che abbiamo osservato siano la via di più privilegiata per raggiungere questi adeguati livelli di vita e per essere, appunto, soggetto di questa protezione sociale.

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Lavoro e occupazione

Affrontiamo ora all’Art. 27 un diritto fondamentale, per tutti i consociati in realtà ed ovviamente anche per le persone con disabilità.

L’Art. 27 riporta una rubrica dal titolo “Lavoro e occupazione”. Si fa riferimento, quindi, al diritto del lavoro per le persone con disabilità, innanzitutto viene nuovamente sancito il principio di eguaglianza, dove al primo Comma dell’Art. 27 viene affermato che gli Stati parte riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro su basi di parità con gli altri. Ovviamente, tale diritto presuppone il diritto di libera scelta, il diritto di poter conservare il posto di lavoro e tale diritto è, ovviamente, finalizzato alla realizzazione di una piena inclusione ed accessibilità delle persone con disabilità. Da parte loro gli Stati membri hanno l’obbligo, avendo aderito alla Convenzione, di garantire politiche legislative che siano ovviamente coerenti con la salvaguardia del diritto al lavoro.
Alla lettera A del primo Comma dell’Art. 27, che si compone di due Commi, vediamo, correlato al principio di eguaglianza, il divieto di discriminazione fondato sulla disabilità stessa. È necessario che tale divieto di discriminazione sia ovviamente rispettato in tutti gli ambiti relativi al lavoro, quindi incluse le attività di reclutamento ed assunzione, e sia per quanto riguarda la salubrità degli ambienti di lavoro.
Andando avanti e facendo riferimento alla lettera B si fa riferimento al fatto che l’uguaglianza con gli altri deve essere ovviamente esplicata anche nell’uguaglianza di pari accesso alle opportunità lavorative, di remunerazione. Ovviamente, ci sembra quasi un principio che non ha bisogno di esplicitazioni ed invece probabilmente si, dinnanzi al pari lavoro, sia che il lavoratore sia una persona senza disabilità che una persona con disabilità, ovviamente il riconoscimento economico che ne consegue è necessario che sia il medesimo.
Anche qui, è necessario garantire alle persone con disabilità, alla lettera C, di esercitare i propri diritti del lavoro, e qui c’è ovviamente connessa anche tutta l’attività sindacale. Ovviamente il testo, essendo un testo internazionale, fa riferimento alle legislazioni di tutti gli Stati ratificanti, ma comunque tra i diritti del lavoro rientra il diritto di libera manifestazione e tale diritto ovviamente non può e non deve incidere sul mantenimento del posto di lavoro.
Alla lettera D, è necessario poi permettere alle persone con disabilità di avere un effettivo accesso ai programmi di orientamento tecnico e professionale. Vi sono delle strutture fondamentali, di grande valore, che riguardano appunto l’inserimento delle persone con disabilità nei percorsi lavorativi e che tendono appunto a valorizzare ogni singola opportunità per la persona con disabilità di poter entrare nel mondo del lavoro, nonostante la sua condizione e cercando di evitare che la sua condizione sia motivo di discriminazione.
Andando avanti ci sono due azioni di promozione, alla lettera E ed alla lettera F che fanno riferimento, da una parte all’avanzamento di carriera e dall’altra proprio alla possibilità di riconoscere alle persone con disabilità di esercitare un’attività indipendente, imprenditoriale, e quindi non è per definizione affermato che la persona con disabilità debba necessariamente ricoprire uno stato d’occupazione subordinato, ma è necessario che la stessa possa, qualora lo desideri, incline con le sue aspettative ricoprire dei ruoli manageriali piuttosto che dirigenziali.
Infine, progredendo verso la fine del primo Comma dell’Art. 27 si fa riferimento, ovviamente, alla necessità di curare strutture e accomodamenti ragionevoli proprio per evitare che la condizione di disabilità sia di ostacolo e discriminazione per il lavoro.

Al pari, alla lettera K dell’Art. 27 Comma 1 quello di promuovere programmi di orientamento e riabilitazione professionale. Il tutto è finalizzato a realizzare la tutela della persona con disabilità ed evitare che la disabilità stessa sia uno degli ostacoli per l’esercizio del diritto di lavoro.

Alla fine, dell’Art. 27 al Comma 2, si fa riferimento ad un obbligo che gli Stati si assumono e ha una sorta di portata generale, è una norma di salvaguardia che fa riferimento alla necessità di evitare di impedire che le persone con disabilità siano tenute in stato servile e siano protette dal lavoro forzato e coatto. Questo è necessario dirlo in quanto è ovviamente tragicamente più facile comprimere i diritti di una persona che già vive in una condizione particolare, che appunto pretende e necessita di una particolare tutela, è molto più facile che questa persona cada in situazioni dove vengono violati addirittura i diritti umani.

Naturalmente gli Stati membri si prendono carico di questa tutela e cercando con politiche legislative ed anche con un’azione culturale di evitare che la persona con disabilità venga discriminata sul piano lavorativo a causa della sua condizione.

Abilitazione e riabilitazione

L’art. 26 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità rubrica “Abilitazione e riabilitazione”.

Già possiamo vedere che questa rubrica mette in luce un aspetto fondamentale: quello di, in alcune occasioni, dover riabilitare in un certo senso le persone con disabilità, nel senso di procedere con un percorso individualizzato che permetta il recupero di alcune prerogative.

Ovviamente ribadiamo sempre che la comunità scientifica ormai parla di aspetti ben più progressisti, che vanno dall’inclusione alla partecipazione delle persone con disabilità, come la stessa Convenzione pone in luce.

Per quanto riguarda l’art. 26, lo stesso è formato da 3 commi, che fanno riferimento alla necessità di includere le persone con disabilità in ogni settore della vita.

Innanzitutto al comma 1° viene definita la necessità di garantire la massima autonomia delle persone con disabilità e subito la norma ha cura di precisare che cosa si intende per abilità: l’abilità fa riferimento all’aspetto fisico, mentale, sociale e professionale e quindi è un guardare alla persona con disabilità a 360°, affinché questa possa, appunto, come poi viene specificato sempre al comma 1 che fa riferimento all’inclusione e partecipazione delle persone con disabilità, garantirsi, appunto, inclusione e partecipazione.

Ovviamente il tutto, come viene specificato sempre nel comma 1, dev’essere caratterizzato da una precocità nel caso in cui ci sia bisogno di elaborare e prevedere una diagnosi, di un’approccio multidisciplinare, che non prenda in considerazione solo l’aspetto sanitario della persona ma faccia riferimento anche a tutto ciò a cui la persona aspira, ovvero a tutto ciò che rende più o meno facile il suo inserimento e la sua inclusione nella società, e che metta assolutamente in luce i punti di forza della persona stessa. Il tutto sempre per garantire l’inclusione e la partecipazione.

Al comma 2 viene assicurata la formazione di chi lavora con le persone con disabilità: una formazione specifica che vada oltre al mero “stare insieme”, ma che sia una “compagnia professionale”, uno stare accanto professionale e un reciproco arricchirsi e contribuire per far si che la persona con disabilità possa fornire il suo personalissimo contributo al vivere comune.

Al 3° comma, sempre di fondamentale importanza, e l’abbiamo visto anche in questo tempo di Covid o comunque lo vediamo sempre più, gli strumenti di ICT, quindi le nuove tecnologie e gli strumenti atti a facilitare la comunicazione: questo è un aspetto di fondamentale importanza intorno al quale si richiama sempre ciò che veniva definito al comma 2 dell’art. 26, che fa riferimento proprio alla necessaria formazione delle persone che lavorano con le persone con disabilità.

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Salute

Arriviamo all’Art. 25 che rubrica “salute” e subito ci rendiamo conto, dalla rubrica stessa dell’Art, dell’importanza di questa disposizione. Innanzitutto, viene stabilito al primo Comma dell’Art. 25 un eguale diritto di godere del più alto standard di salute, così viene definito.

C’è ovviamente, ormai lo abbiamo acquisito come dato, l’importanza del principio di non discriminazione che concerne tutta la Convenzione e soprattutto serve a regolare l’Articolo di cui stiamo parlando.

L’Art. di cui stiamo parlando, appunto come detto il 25, è composto da un primo comma e da 6 lettere. Nelle 6 lettere ci sono specificate dalla A alla F tutte le specifiche responsabilità e tutti gli obblighi a cui gli Stati si prestano per garantire l’accesso al diritto alla salute.

Innanzitutto, alla lettera A dell’Art. 25 viene affermata la necessità di fornire alle persone con disabilità la stessa gamma e qualità di standard e servizi previsti e garantiti alle persone che non hanno disabilità. Ovviamente, il concetto di qualità in ambito sanitario è un concetto caratteristico che va a riferire appunto la necessità di garantire uno degli standard più elevati che rendono più efficaci possibili le misure sanitarie applicate.

Passando alla lettera B si fa riferimento ai servizi sanitari necessari alle persone con disabilità, e fa riferimento appunto ad un discorso di intervento appropriato che deve essere ovviamente accompagnato ad una diagnosi precoce. Diciamo quindi se alla lettera A viene definita la necessità di garantire la qualità al pari di uguaglianza con gli altri senza discriminazione sulla base dell’abilità, alla lettera B viene comunque prevista, ovviamente, una specifica disciplina ad hoc che abbiamo visto non generare discriminazione, ma quanto mettere a fuoco le specifiche e reali esigenze delle persone con disabilità, e quindi viene affermato che un determinato intervento sanitario per essere appropriato e per essere proporzionato debba essere ovviamente commisurato in riferimento alla specifica disabilità.

All’Art. 3 c’è ovviamente il discorso della territorialità e quindi garantire alle persone con disabilità l’accesso ai servizi sanitari che garantiscono la salute nell’ambito territoriale, quindi il più vicino possibile al territorio dove gli stessi risiedono o dimorano abitualmente.

All’Art. 4 si fa riferimento al fondamentale concetto di consenso informale dove le persone con disabilità devono essere messe, diciamo, nella condizione di poter aderire consapevolmente alla misura sanitaria che gli viene proposta, e qui si apre ovviamente tutto il discorso della comunicazione alternativa ossia quando, ad esempio, la persona con disabilità ha una disabilità uditiva sarà necessario, affinché questo consenso informato sia efficace, garantire alla persona con disabilità l’accessibilità alle informazioni.

Alla lettera E si fa riferimento alla proibizione prevista in modo espresso per le assicurazioni di discriminare le persone con disabilità, le quali devono ottenere a condizioni eque e ragionevoli la stessa assicurazione del rischio che può prendere e ottenere una persona senza disabilità.

Infine, all’Art. 6 c’è una norma di chiusura, che si ricollega al comma 1^ e specificatamente alla lettera A dell’Art. 25, che fa riferimento alla prevenzione del rifiuto discriminatorio sulla base di disabilità relativamente sia alle terapie che all’alimentazione assistita. Su questo ultimo punto, e quindi sul fatto di dover garantire le stesse prestazioni sanitarie soprattutto le prestazioni sanitarie salvavita, vorrei fare un piccolo cenno a ciò che sta accadendo in alcuni Paesi del mondo in considerazione dell’attuale emergenza sanitaria. In molti Paesi, lo possiamo leggere tranquillamente dai media, si sta scegliendo quale vita salvare e molto spesso si sceglie di sacrificare le vite che, apparentemente, siano meno di qualità.

L’invito è questo: di considerare la vita come bene giuridico incomprimibile, qualsiasi sia la condizione della persona che in quel momento stia tentando di salvarla, la propria vita.

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Istruzione

L’articolo che andiamo a commentare oggi fa riferimento, anche, ai tanti discorsi che stiamo ascoltando e che riguardano la politica odierna, ossia il futuro della scuola.

L’art. 24 è dedicato all’istruzione. E’ buono che andiamo di pari passo anche con la storia attuale, con i provvedimenti attuali governativi perchè questo ci da un orientamento anche rispetto a ciò che sta accadendo.

La Convenzione ONU si pone assolutamente la questione dell’istruzione delle persone con disabilità, e allora andiamo ad analizzare l’art. 24, che è l’articolo che la riguarda.

E’ formato da 5 commi, ognuno dedicato a specifici aspetti: Innanzitutto viene affermato, da parte degli Stati, il riconoscimento del diritto delle persone con disabilità all’istruzione.

Andando avanti vediamo che il principio di uguaglianza, che come abbiamo visto è il filo rosso della Convenzione stessa, qui ha una sua particolare declinazione e si fa riferimento all’uguaglianza di opportunità: dal punto di vista dell’istruzione l’uguaglianza è tale se a tutte le persone che vi partecipano, quindi a tutti gli studenti, siano essi persone con disabilità o meno, vengono concesse le stesse opportunità, riguardanti la possibilità di accedere a livelli superiori di istruzione, o comunque la possibilità di raggiungere, sulla base della condizione personale naturalmente, una competenza che sia ovviamente in linea con le capacità di ognuno e con la possibilità di apprendere.

Per quanto riguarda l’impegno da parte degli Stati vediamo che, dopo aver enucleato al comma 1 lettere b) e c) le finalità dell’istruzione che ovviamente sono le finalità che riguardano tutti, non solo le persone con disabilità (a titolo esemplificativo si fa riferimento al pieno sviluppo del potenziale umano, la norma va a mettere in guardia gli Stati, dicendo che gli stessi dovranno garantire innanzitutto che le persone con disabilità non vengano escluse, che possano accedere ad un’istruzione sia primaria che secondaria, e che appunto ci sia un vero e proprio “accomodamento ragionevole”, ossia un qualcosa che faccia da ponte tra le esigenze personali individuali, delineate dalla disabilità o dalla particolare condizione che la persona vive, e la persona stessa.

Naturalmente, ciò che interessa alla Convenzione è che si realizzi un’effettiva istruzione, e che non sia un’uguaglianza formale.

Andando avanti si fa riferimento alla lettera e) alla necessità che ci sia un vero e proprio piano individualizzato, delle norme e delle modalità didattiche che siano realmente individualizzate e pensate sulla persona, come fossero un vestito.

Lo strumento che viene fondamentalmente adottato in Italia per garantire l’individualizzazione del percorso di studi è il Progetto Educativo Individuale (PEI) che è un documento elaborato sulle esigenze della persona, sulla base degli aspetti personali dello studente, che coinvolge tutte le persone significative che lo stesso frequenta e che tende a realizzare un cammino che lo porti all’apprendimento.

Ovviamente dall’istruzione non possono prescindere le particolati modalità di linguaggio e quindi si fa riferimento sia al linguaggio Braille per le persone cieche che alla LIS, stimolando ed affidandosi anche alla partecipazione di insegnanti con disabilità.

In chiusura, il comma 5 afferma che le parti assicurano che le persone con disabilità possano avere accesso all’istruzione post secondaria generale, quindi si fa riferimento anche alla formazione professionale, sempre sulla base di uguaglianza con gli altri e senza discriminazione fatta sulla base della condizione personale.

A questo è sempre accompagnato quel ponte comunicativo che rende effettiva la formazione e l’istruzione, anche delle persone con disabilità.

Accesso Totale entra nel Disability Pride Network

Accesso Totale, a dire la verità già da qualche tempo, è entrata a far parte del Disability Pride Network, una rete in continua espansione che promuove i diritti civili delle persone con disabilità, avendo come obiettivo principe la piena inclusione sociale.

E’ una rete internazionale aperta, ciò vuol dire che chiunque persegua finalità che rientrano tra gli obiettivi del network, può entrare a farne parte.

Storicamente, la disabilità, e spesso purtroppo ancora oggi, suscita vergogna e paura, e troppo spesso viene perciò stigmatizzata.

Il Disability Pride Network intende proporsi quale cassa di risonanza di un mondo vario e complesso, promuovendo e affermando un nuovo modo di vivere, pensare e valorizzare le persone con disabilità.

Le persone con disabilità, questo capita in molti ambiti della vita sociale, vengono viste ancora esclusivamente come soggetti fragili: vengono trascurate ancora le potenzialità che potrebbero renderli soggetti attivi, portatrici di un reale contributo all’interno della collettività.

Fintanto che le persone con disabilità verranno relegate ad un ruolo prettamente di persone da assistere ed accudire, fintanto che si sentiranno di esistere senza partecipare, sarà necessario adoperarsi per rimuovere gli ostacoli per il pieno esercizio dei loro diritti.

Ma quali sono i princìpi perseguiti dal DPN e dalla rete di enti ed associazioni che ne fanno parte? Vediamoli insieme:

1 – Sostenere e promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, rispettandone dignità, autonomia e indipendenza.

2 – Rispettare e promuovere il valore delle differenze tra gli individui.

3 – Sostenere e incentivare ricerca scientifica e innovazione tecnologica.

4 – Educare ad una cultura che non contempli la discriminazione.

5 – Sostenere e promuovere le pari opportunità, in particolare nei settori formativo e lavorativo, tra persone con e senza disabilità.

6 – Affermare il valore del contributo attivo delle persone con disabilità, valorizzandone attitudini e competenze.

7 – Incoraggiare il percorso evolutivo e le capacità dei bambini con disabilità, preservandone identità e potenziale evolutivo.

8 – Promuovere linguaggi e comportamenti in grado di superare stereotipi e pregiudizi riferiti alle persone con disabilità.

9 – Rivendicare, sostenere e promuovere l’accessibilità universale, in ogni sua declinazione, con particolare riguardo a oggetti, luoghi, linguaggi, saperi. Promuovere un turismo sostenibile per le persone con disabilità, con un attenzione particolare al superamento delle barriere architettoniche, alla reale accessibilità ai mezzi pubblici, alle strutture alberghiere, ai luoghi di svago.

10 – Rendere realmente fruibile il patrimonio materiale e immateriale dell’umanità. Senza discriminazione alcuna nei confronti delle diverse forme di disabilità.

Bisogna promuovere a livello globale un rinnovamento culturale che si sviluppi lungo tre direttrici: inclusione, empowerment, esercizio dei diritti: fintanto che ci si rapporterà alle persone con disabilità con atteggiamenti paternalistici e meramente assistenziali, avremo davanti una prova di carattere culturale, che dovremo affrontare e superare.

Ecco perché è necessario comprendere che la disabilità non è altro che una mera condizione umana. È uno stato in cui ciascuno di noi, in uno o più momenti della propria vita, potrebbe incorrere, in modo permanente o temporaneo, se non altro in ragione dell’età.

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