La nascita del NoLimits Group

Accesso Totale ha incontrato Laura Boscaini, ex nuotatrice paralimpica, referente per la regione Emilia Romagna della rete DSA Network e fondatrice insieme a Silvia Prati, del NoLimits Group, nato nel 2018 in occasione della maratona 100×100 Swim NoLimits, organizzata a Parma e figlia del New DSA network, una rete in continua espansione la cui mission è quella di supportare le attività di enti pubblici e privati che si occupano di salute mentale.

La 100×100 Swim NoLimits di Parma è una maratona di nuoto non competitiva a tappe. Nel 2018 per la prima volta nell’evento, N-DSA-N si è occupata dell’accoglienza di atleti con disabilità fisica o intellettivo-relazionale, che hanno potuto quindi partecipare all’evento in un’ottica di sport davvero per tutti. Nel 2019 l’evento è stato aperto ad atleti, amatoriali e non, con disabilità sia fisica che intellettivo-relazionale anche provenienti da altri Paesi europei ed extraeuropei e che difficilmente potrebbero permettersi i costi per una trasferta col loro allenatore o persona di fiducia. La partecipazione alla maratona può rappresentare uno sprone e un obiettivo per tanti ragazzi e adulti per i quali il nuoto è passione, inclusione, fatica, gioia.

La 100×100 Swim NoLimits era, ma sarà anche una maratona, negli anni a venire, in cui atleti con disabilità e senza disabilità nuotano insieme in un’ottica, come sempre dovrebbe essere, di totale inclusione.

L’obiettivo che Laura e Silvia vogliono raggiungere con il NoLimits Group, e che Accesso Totale condivide pienamente, è quello di promuovere il tema dell’inclusione sociale in ogni contesto, dare quindi una nuova chiave di lettura su questo tema tanto delicato quanto mai poco dibattuto, specialmente in questo periodo.

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I prossimi passi di WeGlad

Giunti alla fine di questo nuovo percorso, Maria Naum e Paolo Bottiglieri, raccontano ad Accesso Totale quelli che saranno per WeGlad i prossimi passi e le eventuali implementazioni per l’app. A loro la parola!

“In questo momento, ci raccontano, “siamo in una fase di test. l’obiettivo è fare in modo che ci si costituisca entro metà, fine gennaio, anche in dipendenza dagli accadimenti globali, però ecco, l’intenzione è quella di andarsi a costituire e al tempo stesso concludere, o comunque continuare la fase di test iniziale e farla andare ad uno step successivo.”

Lo step successivo quindi permetterà anche l’integrazione del navigatore, per continuare a raccogliere dati in strada e luoghi aperti al pubblico, cercando di creare un bel caso pilota a Torino per poi, una volta capito il modello, replicarlo in altre città. E’ un’applicazione che da quel punto di vista vuole avere un respiro nazionale, europeo e poi internazionale, sicuramente noi puntiamo a quello. Il navigatore diventerà sempre più il gioiellino tecnologico dell’applicazione perchè al suo interno l’obiettivo è inserire anche degli elementi di intelligenza artificiale.

Per cui fare in modo, per esempio, che il navigatore ti guidi e personalizzi i percorsi in base alle esigenze o comunque le esperienze pregresse dell’utente. Ipotizzando per esempio una navigazione da un punto A ad un punto B, dando già la disponibilità alla visualizzazione degli ostacoli, quello che vogliamo fare è non solo creare un navigatore che ti eviti gli ostacoli segnalati dalla community, ma che ti permetta quindi di visualizzarli e capire quali sono effettivamente questi ostacoli, perchè per alcuni un gradino di 3, 4 cm, 5 cm, non sono un problema, quindi in quel senso si potrebbe evitare tutto un percorso allargato ed evitare quindi un allungamento di 3-400 metri.

Invece in questo modo, il navigatore consente di selezionare quali sono gli ostacoli che si vuole evitare e poi andare oltre. Quindi questo è l’obiettivo del navigatore a lungo termine. Inserire parti di intelligenza artificiale, quindi fare in modo che possa selezionare dei percorsi personalizzati, e fare in modo che tutte le esperienze vengano sempre più personalizzate, in base alle esigenze.

Per conoscere ancora più a fondo la realtà di WeGlad, collegatevi al sito www.weglad.eu oppure sulla pagina FB WeGlad, sia per aprire una nuova area test, sia per qualsiasi domanda o delucidazione. Paolo e tutto il resto dello staff WeGlad sono a vostra disposizione.

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L’importanza di WeGlad per la creazione di reti territoriali

Nello scorso articolo Maria Naum ci ha raccontato la sua esperienza come utilizzatrice dell’app WeGlad, in quanto componente del gruppo che la sta testando a Torino.

Lei stessa ci racconta anche l’importanza dello strumento per la creazione di una vera e propria rete di persone con disabilità attive nei vari territori per l’abbattimento delle barriere, attraverso una parte social integrata in WeGlad.

“Per me e per tutti noi di WeGlad questo aspetto è comunque molto importante perchè, come dirti, bisogna cercare di creare maggior sensibilità da questo punto di vista. Già diffondendo la voce lanci comunque un messaggio.

Un piccolo semino per cui la gente magari in futuro inizia a veder le cose in modo diverso, a riflettere sull’argomento in modo diverso.

Poi tra di noi conoscersi, parlare ognuno della propria diversità, oppure delle cose che ci rendono comuni, credo che ci renda comunque più forti, in un qualche modo. Arricchisce anche a livello personale, di conoscenze. E questo è un aspetto molto importante.”

Ci sono gruppi di persone con disabilità all’interno dei quali le informazioni viaggiano, ma inesorabilmente si fermano all’interno del gruppo stesso, mentre invece sarebbe opportuno andassero oltre.

Un’applicazione come WeGlad contribuisce a far viaggiare le informazioni, ma non solo: una delle volontà dell’app, e Paolo Bottiglieri tiene a precisarlo, è proprio quella di potenziare proprio la rete di persone con disabilità e mettere in luce delle problematiche attraverso la raccolta di dati che verranno anche aperti alle municipalità. Poi c’è anche il rapporto con le associazioni, organizzazioni fondamentali nella lotta per i diritti delle persone.

Con questo strumento si vogliono creare dei report, delle documentazioni che diano una fotografia di quello che sta per le strade, di quelli che sono gli accessi ai luoghi aperti al pubblico… “Chiaramente in questa fase, quello che stiamo cercando di fare è dare prima delle indicazioni per capire come potersi spostare”, ci racconta Paolo Bottiglieri.

Report che potrebbero accelerare la transizione da un mondo poco, o per nulla, accessibile, ad un mondo accessibile. Quello che vogliamo essere è uno strumento che dia adito e visibilità a delle problematiche.

Per esempio, per quanto concerne l’abbattimento delle barriere architettoniche ci sono anche i P.E.B.A. che stanno cercando di far partire in tutta Italia, ma che al momento sono partiti solo nell’8% dei Comuni, quindi c’è ancora tanto lavoro da fare. Però vogliamo fare in modo che questi dati vengano messi a disposizione per accelerare anche quella parte. Per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Quindi WeGlad è di fatto uno strumento che serve ad accelerare tutti questi processi e al tempo stesso dare uno strumento che consenta alle persone di muoversi con più serenità, avere più fiducia nel dato e nel frattempo essere accolti da una community che ti da informazioni, che ti aiuti.

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WeGlad e l’importanza di fare scelte in autonomia. Maria ci racconta la sua esperienza.

Come poter segnalare un luogo accessibile, piuttosto che un ostacolo temporaneo, piuttosto che un ostacolo non temporaneo?

Maria Naum ha raccontato ad Accesso Totale la sua esperienza come utilizzatrice dell’app WeGlad nell’area di Torino.

“Personalmente devo dirti che, per quanto io sia nata con una disabilità, quindi sia già impostata da sempre sul vedere “questo è accessibile, questo no”, fare questo lavoro… L’impegno che mi sono presa mi ha fatto rendere conto ancora di più di quanta inaccessibilità ci sia. Noi che abbiamo questo impegno cerchiamo di avere una visione più ampia: non vedere le cose dal punto di vista della mia disabilità… Io cerco sempre di pensare “eh, ma un altro che ha un’altra patologia X, come può essere per lui? Per me magari è accessibile al 100%, ci sta aiutando molto a popolare la mappa. La segnalazione, per lui no. Bisogna entrare anche in un’ottica di non pensare solo al proprio piccolo.

Io me la vivo molto in questo modo. Non vederla solo dal punto di vista della mia condizione.”

Il contributo che sta portando Maria è molto grande per quello.

Ma cosa significa, meccanicamente, andare a segnalare una barriera con WeGlad?

una volta trovatisi davanti all’ostacolo, si apre WeGlad, si scatta una foto e in quel momento è possibile subito inserirla nella mappa.

Una volta scattata decido che tipo di ostacolo è, dalla lista, e una volta che clicco sulla tipologia di ostacolo viene direttamente pubblicata sulla mappa, quindi viene subito segnalata. Il lavoro che stiamo facendo adesso con Maria e tutto il gruppo di test, è popolare la mappa ed inserire i dati che servono poi all’integrazione del navigatore.

Proprio per il discorso sulla possibilità di scegliere o meno di entrare in un locale, se so che un luogo non è accessibile ma so che c’è un gradino, ad esempio, so che se sono accompagnato da un mio amico e io ho comunque l’obiettivo di entrare in quel locale, posso farlo se ho un determinato tipo di aiuto.

Per ora, quello che vuole fare WeGlad è dare coscienza del contesto in cui si muovono le persone, per fare in modo che loro possano fare una scelta autonomamente: attualmente quello che succede è che sulla maggior parte delle applicazioni si dica “accessibile in sedia a rotelle”, però da quel punto di vista non sta dando una vera informazione: bisogna andare a vedere nello specifico, sul posto, cosa si intende per accessibile.

Ecco, tutte queste informazioni vengono inserite nell’applicazione e in questo modo è possibile fare una scelta.

L’applicazione, concludendo, non vuole essere un’ambiente ghettizzante. Non è stata fatta un’applicazione solo ed esclusivamente per persone con disabilità, ma è aperta anche a tutte le persone che vogliono dare un contributo.

E quindi, per esempio, nella segnalazione e anche per la tipologia di informazione che diamo, tramite foto, possiamo coinvolgere volontari, caregiver, anche persone che non sono in carrozzina ma sono molto sensibilizzate sul tema, ce ne sono tantissime in giro

Se per ogni persona ci fossero anche due segnalazioni a settimana, ma si riescono a coinvolgere tante persone, ecco che si da un contributo molto grande…

L’obiettivo di WeGlad adesso è questo!

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Il meccanismo di funzionamento di WeGlad

Nello scorso articolo abbiamo visto quando e come nasce WeGlad.

Oggi ci soffermiamo a capirne nel dettaglio il funzionamento.

Il meccanismo dell’applicazione è basato sulle foto, quindi: se si vuole segnalare, ad esempio una barriera in strada, basta fare una foto, inserire un tag e definire la tipologia di ostacolo incontrato.

Questa barriera viene subito geolocalizzata sul luogo in cui viene fatta la foto e a tutti è disponibile da vedere sulla mappa.

Ovviamente è possibile segnalare barriere di diversa tipologia:

– le barriere fisse come gradini, discese troppo ripide, piuttosto che terreni sconnessi, scale e via dicendo. Quindi, di base delle barriere architettoniche;

– le barriere temporanee, che sono anche i cantieri e i parcheggi abusivi, che si declinano in vetture in mala sosta, quindi parcheggiate in mala sosta, quindi parcheggiate in un posto in cui non devono stare, ad esempio uno stallo riservato, oppure parcheggiate su delle strisce pedonali. Rispetto a questo, attualmente un altro problema grosso che da riscontrare sono i veicoli in sharing, che vengono lasciati sui marciapiedi e che ostacolano il passaggio. Come abbiamo detto, queste barriere sono appunto temporanee, non rimangono fisse sull’applicazione, ma c’è una temporizzazione che poi le va a togliere.

E’ possibile mappare, tra le altre cose, anche i locali; mappature che avvengono sempre tramite foto, quindi è possibile fare su ogni locale la foto dell’entrata, la foto degli interni e la foto del bagno.

“Si vuole fare in modo, con WeGlad, che si dia l’informazione principale in modo che sia l’utente, in libertà e secondo le sue esigenze personali, a scegliere. E fare si che non sia l’applicazione stessa che dica cosa è accessibile o cosa non è accessibile.” L’accessibilità in realtà è un discorso così ampio che è difficile da imbrigliare: non possiamo dire che un luogo sia realmente accessibile perchè non sappiamo se a livello psicologico o per difficoltà fisica una persona possa o non possa decidere di entrare in quel luogo. Ma ti posso dire “questo luogo è fatto così”, e tu deciderai se è un luogo che fa per te.

L’idea poi, continua a raccontarci Paolo Bottiglieri, è stata quasi automatica di dire “ok, facciamo in modo che queste informazioni siano a disposizione di tutti. Facciamo in modo che se qualcuno detiene una conoscenza su un determinato territorio possa essere condivisa con qualcuno che in quel territorio ci arriva.” E quindi ecco che si è pensato di creare una parte social interna in cui è possibile una comunicazione tra persone che conoscono un determinato territorio o che vivono una problematica simile. per fare in modo che ci sia questo scambio.

Quindi si vuole creare questo senso di community calda, in cui le persone si aiutino a vicenda.

La parte navigator, in ultimo, perchè quello che si vuole fare è mettere a sistema questi dati, specialmente i dati in strada, e fare in modo che le persone si possano spostare a piedi, sui mezzi pubblici o con i mezzi privati. A Torino stiamo concentrando la maggior parte dello sforzo.

Altro passo importante è, con il navigatore, riuscire a collegare il punto di partenza A al punto di arrivo B mettendo a sistema anche il parcheggio, per cui, se mi sposto in macchina, anzichè girare quindi capire dove posso andare a parcheggiare, so già dove devo andare e quindi il navigatore mi porta esattamente lì per poi spostarmi al punto di destinazione.

Un’applicazione decisamente interessante, che secondo noi contribuirà ad accrescere maggiormente le relazioni e la rete di persone che vorranno dare il proprio contributo alla circolazione delle informazioni sui luoghi e gli spazi accessibili all’interno delle proprie realtà territoriali.

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Quando e come nasce WeGlad

WeGlad è un’app per la mappatura di luoghi e spazi all’interno delle nostre città.

Accesso Totale ha incontrato Paolo Bottiglieri, che all’interno di WeGlad si occupa del settore business, e Maria Naum, tra le utilizzatrici più attive e parte dello staff che sta testando l’applicazione nell’area di Torino.

Paolo, insieme al collega Petru Capatina, altro co-fondatore di WeGlad, hanno un background business, seppur con contaminazioni diverse. Paolo ha anche delle contaminazioni per quanto riguarda l’ingegneria meccanica.

L’applicazione, ci racconta Paolo, nasce principalmente dall’aver vissuto esperienze di famiglia ed lavorative che lo hanno portato ad essere a stretto contatto con le disabilità.

Da quel punto di vista, quindi, inizia a capire quali fossero le problematiche: l’ostacolo per cercare un bar, un ristorante, piuttosto che una destinazione in cui andare. Altra esperienza è stato l’occuparsi dell’accoglienza e della fase di imbarco delle persone con disabilità all’aeroporto di Caselle di Torino, che gli ha permesso di scoprire storie affascinanti ed emozionanti.

Il percorso universitario, incentrato sulla parte di startup e innovazione poi ha fatto il resto!

L’idea, quindi, è partita nell’arco del 2017 ed è stato un percorso molto lungo: essendo ancora molto giovane, non aveva particolare esperienza ma era determinato ad andare ancora più a fondo: nel percorso comincia a cercare dei compagni di viaggio che potessero accompagnarlo e che potessero essere molto più bravi a fare certe cose per riuscire a portare avanti il progetto.

Nel tempo quindi incontra Petru, e con lui inizia un grande lavoro con l’obiettivo di capire e andare più a fondo sulle problematiche.

Dal 2019 in poi Paolo e Petru hanno cominciato a fare tante interviste, in cui coinvolgono anche Maria e tante altre persone, interessati a capire dove fossero realmente le difficoltà, quali fossero le soluzioni che loro in questo momento attuavano per poter risolvere certe problematiche e andare a lavorare su queste per poter capire come andare ad incidere positivamente, recuperando sui tempi, sulla facilità di utilizzo.

Analizzano inoltre tutto quello che era stato fatto nel passato, cercando di indagare quali fossero le problematiche dei vecchi progetti, quali fossero i punti di forza degli stessi e da lì, unendo anche il know how appreso dalle problematiche, il know how delle vecchie realtà, creano l’alchimia giusta per andare a risolvere le problematiche di mobilità.

Da questo percorso poi è nato quello che definiscono un “open social navigator”, l’unione di tre “moduli”: “open”, perchè si vuole dare la possibilità a tutte le persone di inserire dei dati.

Open social navigator perchè è un’applicazione su base mappa, in cui è possibile inserire dei dati sia all’esterno, quindi in strada, sia all’interno, quindi dentro i luoghi luoghi aperti al pubblico. Possono essere strutture ricettive, bar banche. Qualsiasi cosa in cui si possa fare accesso al suo interno.

Quindi, open perchè tutti possono inserire dati e tutti possono dare delle informazioni.

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Progetti futuri per WillEasy e Io ci vado

Giunti alla conclusione di questo nostro viaggio alla scoperta di WillEasy S.r.l. e dell’associazione Io ci vado, William Del Negro e Annalisa Noacco ci raccontano quali saranno i prossimi obiettivi di queste due realtà.

L’associazione è fortemente impegnata in un lavoro di network, proprio per ampliare la rete di rilevazione di strutture accessibili ad ogni tipo di esigenza mentre WillEasy S.r.l. ha recentemente vinto al Top of the PID un premio come miglior startup innovativa e adesso è impegnata a lavorare sull’intelligenza artificiale e varie figure legate proprio alla parte informatica della creazione del database.

Per il prossimo futuro, l’obiettivo è quello di ampliarsi fuori dai confini regionali friulani, andando a prevedere la possibilità di creare delle sezioni territoriali o tematiche: Quindi in giro per l’Italia potranno nascere delle sezioni di Io ci vado, anche autonome, che però condividano i princìpi di Io ci vado per portare avanti questa diffusione della cultura dell’accessibilità in tutta la penisola. E successivamente partirà una importante campagna di crowdfunding: ci sarà la possibilità, per le persone che vogliono credere e investire sulla società e soprattutto sulla sua mission, di acquistare delle quote della stessa… Anche dei microinvestimenti, che partiranno proprio da 250 €, sui quali è prevista anche una detrazione fiscale. Questi investimenti, se il progetto andrà bene, e anche noi di Accesso Totale ce lo auguriamo, permetterà anche di avere dei guadagni: quindi sia chi vuole investire come imprenditore, sia come privato per supportare il progetto, lo potrà fare.

Per seguire più nel dettaglio gli sviluppi del progetto di crowdfunding e ogni altra iniziativa, potete collegarvi ai siti internet di WillEasy e Io ci vado.

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Io ci vado, l’anima associativa dell’ecosistema WillEasy

Insieme a William Del Negro, CEO di WillEasy, abbiamo incontrato Annalisa Noacco, rappresentante dell’associazione culturale Io ci vado.

Nata nell’agosto del 2017, è stato grazie soprattutto a Io ci vado che è nato l’ecosistema WillEasy: l’obiettivo è quello di creare una cultura dell’accessibilità che non consideri soltanto chi è in sedia a rotelle, ma che prenda in considerazione categorie come le mamme, o chi si muove con un animale, le sensoriali.

L’associazione crea eventi di cultura dell’accessibilità, supportando delle sagre o delle manifestazioni con l’inserimento di alimenti per celiaci, o la lista degli allergeni verificata ma anche visibile durante l’evento, la zona per l’abbeveratoio degli animali. Gestendo questo tipo di situazioni, gli organizzatori si sono resi anche conto di quanto poi aumentasse anche l’afflusso delle persone perché effettivamente, per fare un esempio ma ce ne possono essere molteplici, un gruppo di amici con diverse situazioni si trova così ad avere molto chiaro l’ambito delle informazioni, perché ognuno può capire se può o meno partecipare e quanto è il suo grado di accessibilità, compatibilità con l’evento, con il luogo di interesse.

L’associazione in questo momento crea rete, si occupa più che altro del network, che poi supporta il progetto nel suo insieme, sia per quanto riguarda chi ha bisogno, i fruitori, chi ha l’esigenza, ma anche per le varie strutture interessate al progetto.

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La rete sociale e le nuove tecnologie a servizio dell’accessibilità

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con WillEasy e io ci vado.

Con William e Annalisa abbiamo parlato degli strumenti messi in atto per il conseguimento della propria mission.

William, CEO della WillEasy s.r.l., ci ha raccontato che, con il supporto dell’associazione Io ci vado, si sta realizzando un’applicazione mobile per effettuare delle rilevazioni guidate, coinvolgendo un considerevole numero di persone e chiedendo loro quali sono le informazioni rilevanti per poter decidere se andare in un posto piuttosto che in un altro.

A fronte di questo studio sono stati rilevati dei flussi di rilevazione, diversi in base alla tipologia di struttura, che sia essa una struttura ricettiva, un ristorante, un parcheggio riservato.

L’obiettivo per l’inizio del 2021 sarà rilasciare ufficialmente l’applicazione per quegli imprenditori che vogliano farsi l’autorilevazione ed entrare a far parte dell’ecosistema WillEasy, che non si ferma solo all’applicazione, ma è composto da tutta una serie di strumenti che permettono di facilitare la vita degli utenti e creare delle opportunità di business per chi ha delle attività economiche che fino ad ora non hanno considerato determinati clienti.

Degli strumenti, in ultima analisi, per identificare il cliente che, a fronte di determinati requisiti presenti nella struttura, si troverà bene in quest’ultima, oppure degli strumenti per fare delle scelte strategiche ed ampliare il proprio bacino di utenti a persone con diverse necessità e bisogni.

Come ci hanno raccontato nella prima parte della nostra intervista, quindi, WillEasy e Io ci vado sono due realtà che lavorano realmente in stretta sinergia, sia tra di loro ma anche con chiunque voglia far parte di un vero e proprio ecosistema, a servizio dell’accessibilità e delle esigenze speciali che ognuno di noi può avere.

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WillEasy e Io ci vado. Realtà in sinergia per l’accesso totale

WillEasy, startup a vocazione sociale, e l’associazione culturale Io ci vado sono due realtà che collaborano in stretta sinergia. Accesso Totale le ha intercettate per un’intervista.

William Del Negro, CEO e fondatore di WillEasy, è una persona con una difficoltà motoria amante dei viaggi e ha voluto creare questa realtà per rispondere all’esigenza di trovare in rete informazioni relative a strutture ricettive che rispondessero ai suoi bisogni.

Esigenza che ha riscontrato non solo per quanto riguarda le persone con disabilità, ma anche per le donne incinta, per chi ha intolleranze alimentari e, più in generale, per chi presenta necessità ed esigenze speciali.

Nel 2017 l’incontro con Annalisa ed Ellen, fondatrici dell’associazione Io ci vado, che ha lo scopo di diffondere la cultura dell’accessibilità.

Il punto di forza di WillEasy e io ci vado è l’uso delle tecnologie e lo sviluppo di software per il raggiungimento dei propri scopi: un sistema, ad esempio, facile ed autoguidato per rilevare dati oggettivi all’interno di strutture, eventi e manifestazioni. Nel 2021, inoltre, uscirà anche un motore di ricerca nel quale chiunque può trovare la struttura più adatta e il posto più adatto per le proprie esigenze.

Ancora: insieme hanno creato un modello di business che consente di finanziare questo progetto ed aiutare anche l’associazione nel raggiungimento dei propri scopi sociali. Una cultura dell’accessibilità che si slega un po’ dalla classica equazione accessibilità = persona con disabilità, ma vuole coinvolgere a 360° qualsiasi tipo di particolare necessità.

Questa filosofia rafforza ancora di più il concetto, portato avanti anche da noi di Accesso Totale, che non deve esserci una separazione netta quando si parla di disabilità e non disabilità, ma ogni luogo che si vuole raggiungere ed ogni servizio del quale si vuole usufruire deve essere raggiungibile ed utilizzabile da qualsiasi persona e rispondere a qualsiasi tipo di esigenza, e considerare la possibilità che queste ultime possano sovrapporsi.

Solo così si potrà finalmente parlare di accessibilità in maniera concreta, totale e reale.

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